“La casa di carta”, lo specchio della società decadente

Stereotipi, luoghi comuni, elogio per il brutto e strumentalizzazioni storiche. Sono solo alcune delle tante caratteristiche negative che possono essere associate a “La casa di carta”; nonostante ciò la serie tv lanciata da Netflix è divenuta celebre fra i giovani e non solo in tutta Europa e oltre.

Gli spettatori hanno trovato affascinante l’associazione di determinati aspetti dei personaggi, i comportamenti fuori dagli schemi, eversivi, i tratti a volte erotici altre volte mascolini delle attrici che impersonano le rapinatrici; infine l’animo cagionevole dell’Ispettrice che si fa ammaliare dal personaggio più introspettivo della serie, il professore.

Un piatto condito da una abbondante presenza di animo rivoluzionario, antagonista dello stato e delle regole che lo compongono, con un collante che ha contribuito alla popolarità della suddetta serie, la presenza di una colonna sonora, che storicamente ha caratterizzato in un contesto totalmente differente dal senso della serie tv, l’antifascismo italiano, “Bella ciao”.

Tuttavia, chiedersi nel 2018 perché una serie del genere abbia ottenuto così successo, è davvero da sciocchi. Nella società odierna il culto per ciò che sembra intellettualmente per pochi entra subito negli interessi della massa, gli utenti, che siano lettori o spettatori, amano l‘artificiosità forzata di comportamenti che vogliono mostrarsi rivoluzionari, contro un nemico immaginario che viene spesso mostrato come l’annientatore di sogni e progetti che qualsiasi persona con un minimo di raziocinio, nella realtà, avrebbe mai pensato si potessero realizzare.

Eppure serie come questa forniscono lo stesso messaggio dell’esempio precedente, l’antagonista principale dei protagonisti è lo stato, l’istituzione vista come fautrice di una esistenza che detta routine e regole. Allora i rapinatori, attraverso un bene materiale come il denaro, cercano di risolvere i loro conflitti interiori causati alla fonte da problemi di integrazione nella società, mancanza di educazione e di rispetto nelle famiglie e visione distorta di felicità causata dalla mancanza di punti di riferimento nel corso della crescita.

Il fatto confermato che “La Casa di carta” sia stato un prodotto ben riuscito, deve però indurre ad una necessaria riflessione: se è sopraggiunta a pochi la sensazione che questa serie ad intuito presenta in realtà svariatissimi buchi di trama, è per la semplice realtà che i fan sono rimasti colpiti e completamente alienati dalla spettacolarizzazione (seppur anch’essa stereotipata e a tratti con svariate incoerenze con la trama) dei personaggi.

Recitano metaforicamente le vesti del giovane d’oggi, che ha paura di affrontare i problemi e la realtà e spesso si rifugia dietro ad uno schermo (nella serie il nascondersi dentro la Banca senza un piano ben definito), pavoneggiandosi dietro identità che non gli appartengono e che elogiano la decadenza dei corpi e delle arti moderne.

La casa de papel” è lo specchio della società decadente, la sensazione che essa sia esattamente quello che ogni giorno vediamo e viviamo, si fa sempre più forte man mano che si fa visione degli episodi e dei commenti dei fan correlati a ciò che hanno appena visto.

Animi deboli che sono capaci di farsi abbindolare da false ideologie nascoste dietro il cosmopolitismo, relativismi storici di negazionismo per strumentalizzare con false morali le masse e le tesi prive di fondamenta.

Infine, l’utilizzo della canzone “Bella ciao”, riporta in vita nella testa dello spettatore compiaciuto dalla serie, una artificiosa nostalgica voglia di mettersi in azione contro un nemico storicamente defunto, ma per il quale si ha la convenienza di mantenerlo in vita per continuare ad oziare e a dettare morali per non affrontare i problemi reali della propria vita, alle spalle delle bandiere e dei tricolori sanguinanti.

La casa di carta” non è una pessima serie, è semplicemente il riflesso delle nostre bugie.

(di Giuseppe Ferraro)