Riscoprire l’identità italiana tra gli inutili campanilismi

Fino a qualche decennio fa sarebbe stato impossibile vedere o semplicemente immaginare la Lega al governo con una mole di percentuale di preferenze elevata e, soprattutto, sorretta da elettori del sud. Eppure oggi, il superamento di ostacoli di natura territoriale pare del tutto smaltito e la coesione all’interno del partito è mantenuta illesa grazie alle fonti ideologiche e alla voglia di mettersi in gioco da Bolzano a Lampedusa.

Oggi la Lega di Matteo Salvini governa grazie ai voti di milioni di cittadini di ogni parte dello stivale.  Uno scenario che riflette una nota positiva, quella dell’avanzamento dei partiti nazionalisti e dell’accostamento delle ideologie retrograde antimeridionaliste e indipendentiste, che sono state portate avanti per più di 20 anni attraverso il perpetuarsi di stereotipi e luoghi comuni. L’ultimo appuntamento a Pontida ha addirittura visto protagonista, fra i numerosi ospiti, il presidente della regione Sicilia Nello Musumeci, che alla frase “sono legittimamente onorato di essere in questo evento”, ha suscitato nella platea applausi e sentimenti di stima espressi anche vistosamente con urla di incoraggiamento. Eppure, tutto ciò non basta.

Fatta la premessa infatti, bisogna oltrepassare l’apparenza e inserirsi nella realtà. Per far ciò, tralasciamo l’ambito politico e parliamo solo dell’aspetto sociale in cui il cittadino italiano vive. Quale appartenenza sente il cittadino italiano? Che sia politicamente di destra o di sinistra, che sia del nord, del sud o del centro Italia, il cittadino italiano tende da sempre a creare inutili e spesso devastanti nemici territoriali, campanilismi medioevali che ancora vengono alimentati fra paesi distanti anche pochi chilometri.

Sentire l’identità territoriale, senza essere consci che il suolo dove si vive è italiano, è come vivere in una bolla di vetro ed essere convinti che il mondo giri solo per noi e intorno a noi. Chiaramente fenomeni del genere sono presenti anche in Francia o Regno Unito, basti pensare alle rivalità tra città alimentate dagli sport più in voga, come il calcio. Nell’Italia del passato il campanilismo più celebre e noto fu quelli fra Guelfi o Ghibellini.

Oggi, se da una parte quelli ancora esistenti fra città o addirittura quartieri, portano avanti il mantenimento di tradizioni antiche e celebri, dall’altra finscono per indebolire piccole città socialmente ed economicamente, a discapito di altri grossi centri urbani. Dunque prima di cercare “nemici” in Europa, Russia, Usa o altri continenti, dovremmo capire che è un problema dell’Italia già la mentalità stessa degli italiani. Come possiamo pretendere che qualcuno rispetti la nostra nazione se  siamo noi stessi i primi a non curarci di quello che abbiamo, se elogiamo sempre ciò che proviene da altri Stati pur di andare contro il vicino?

Certo le cause storiche per cui ancora, dal dopoguerra ad oggi, il sentire comune di un’identità italiana stenta a decollare, sono molteplici. Ci sono partiti, spesso di sinistra, che rendono la loro opposizione contro la Lega affermando che è un partito che ha coltivato antimeridionalismo e disprezzo per il sud, spesso con espressioni indegne. Negarlo sarebbe da ipocriti, ma se c’è una cosa che questo partito ha insegnato all’Italia, è che abbattere le divergenze tra nord e sud, porre tutti sullo stesso piano, è possibile.

Ci ha insegnato che quando si antepongono gli interessi della nostra nazione, riusciamo a vivere sotto una unica bandiera senza disprezzarci l’un l’altro, apprezzando l’Italia in tutta la sua maestosità, per il risotto alla milanese, i cannoli siciliani, i trulli di Alberobello, il Duomo di Monza e l’Altare della Patria di Roma.

(di Giuseppe Ferraro)