Mattarella: persino nel discorso del 4 novembre c’è tanta UE e poca Italia

Non bastava l’orrendo gesto del mancato applauso alla Folgore alla parata del 2 giugno e nemmeno i continui attacchi a qualsiasi parvenza di patriottismo (spacciato subito per pericoloso e violento “nazionalismo”). Il signor Sergio Mattarella, che ha l’ingrato compito di essere il presidente di questa repubblica, ci ha tenuto, anche nelle celebrazioni del centenario della vittoria nella Grande Guerra, a ribadire il pericolo dei nazionalismi e ad elogiare, tanto per cambiare, il ruolo dell’Unione Europea.

Troppo patriottico probabilmente ribadire semplicemente con orgoglio e fierezza (accennata salvo poi abbatterla sotto i colpi dei “ma”) quello che è stato un passo decisivo nell’affermazione della nostra comunità nazionale. Troppo violento recarsi a Trieste e dirsi fiero che, col sacrificio di tanti giovani, sulla città sventoli oggi il tricolore. Decisamente fascista sarebbe stato parlare di confini difesi e di una nazione che si è ritrovata unita più che mai, in quel novembre di 100 anni fa, a sbattere sul muso del mondo l’orgoglio di una vittoria.

Molto più moderato un mai banale fiume di parole per dire – che scoperta! – che la guerra è brutta, che si muore, che la pace è un valore da preservare. Tutto condivisibile, è evidente, milioni di morti non piacciono a nessuno. Era però proprio il caso, in un giorno del genere, di ribadire, invece di sottolineare quanto sia importante questa data per le sorti della nostra nazione, questo accrocco di banalità dei buoni sentimenti?

Se però è comprensibile un riferimento all’orrore della guerra pare assolutamente fuori luogo, quasi sacrilego invece, contrapporre simbolicamente la creazione dell’Unione Europea alla vittoria. Sul punto, c’è da dirlo, il signor Mattarella, non ha tutti i torti: la contrapposizione è evidente, ma non come la intende lui. Se il 4 novembre 1918, infatti, l’Italia si affermò come nazione indipendente e sovrana; consegnandosi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, nelle mani dell’UE, ha buttato alle ortiche tutto quanto fatto nel processo risorgimentale, per ritornare colonia di cancellerie straniere e luogo di sciacallaggio per gruppi apolidi di speculatori finanziari, i famosi “mercati” che il signor Mattarella si assume la premura di tirare in ballo di tanto in tanto come totem da proteggere dall’operato delle forze politiche espressione della volontà del popolo italiano.

Ma tutta questa digressione non ha importanza, il punto è un altro: per il 4 novembre sarebbero bastate poche parole di elogio agli eroi e ai caduti, parole di gratitudine e onore, se e senza ma. Sarebbe bastato un grazie; senza stare a fare analisi cervellotiche sulle cause, senza trasformarlo in un discorso di matrice politica e soprattutto senza metterci in mezzo questa dannata Unione Europea che deve essere lodata inevitabilmente in ogni discorso.

Sarebbe servito un discorso di unità e di patriottismo, ben consapevoli che la guerra è violenza e morte e che va evitata, ma a maggior ragione fieri di chi ha affrontato l’orrore per liberare terre e popolazioni italiane sotto il dominio straniero, donandoci l’unità nazionale. D’altronde, non ci crederà signor Mattarella, rappresentare l’unità nazionale e non l’Unione Europea, è un compito sancito dalla nostra carta Costituzionale. Se ha dubbi su chi debba assumersene l’onore può cercare all’art.87, al titolo II, sotto la dicitura “Il presidente della Repubblica”.

(di Simone De Rosa)