Alain de Benoist a Bari: “Il modello europeista è un’imposizione”

Si è tenuta sabato 3 novembre a Bari, nella storica cornice della Casa del mutilato, la conferenza “Tra sovranità e globalismo: i nuovi scenari europei“: l’incontro, organizzato da Progetto Enclave e dal Centro Studi Polaris, ha avuto come animatore della riflessione Alain de Benoist, celeberrimo autore, filosofo e pensatore francese.

Intraprendendo un’analisi generale e poi particolareggiata dell’attuale momento storico vissuto sia in Europa che a livello globale, de Benoist ha tracciato magistralmente in primis le ragioni profonde della crisi irreparabile nella quale è precipitata l’Unione europea: “L’edificio europeo immaginato ha persino basi non buone: tutto iniziò con la cooperazione economica e finanziaria ma non culturale e politica“.

Il filosofo francese ha anche tracciato i punti più critici dello sviluppo e dell’allargamento dell’Unione europea e di come quest’entità abbia, quasi fosse un blob che tutto divora, ingoiato al suo interno popoli e nazioni: “Non vi è cooperazione dal basso, non essendoci il principio di sussidiarietà.

Nel momento in cui crollò il sistema sovietico, l’Ue si estese senza comprendere la differenza culturale di queste nazioni col resto d’Europa. Inoltre, i popoli europei, non sono chiamati a partecipare e il modello europeista è un’imposizione. Ad esempio, in Francia nel 2005 si votò un referendum sulla Costituzione europea: vinse il NO ma si fece votare e rivotare sin quando non vinse la risposta affermativa“.

Parlando dell’opposizione al progetto europeista, ha compiuto anche una importanze distinzione: “L’Europa è differente dalla Ue, perché la prima è caratterizzata da una storia unica e particolare, nonché da una cultura e una civilizzazione peculiari. Essere contro l’Ue non significa essere contro l’Europa“.

I limiti e le contraddizioni dell’Unione europea sono molteplici e nascosti sotto la polvere del tempo, ma ora iniziano a riaffermarsi con maggior vigore; de Benoist li enuncia con chiarezza magistrale: “Altro elemento sono i non chiari limiti geopolitici della Ue: poco tempo fa si parlò di includere persino i paesi del Nord Africa, che non sono affatto europei.

Un altro punto critico è la moneta unica: non sembrava essere una brutta idea ma fu imposta dall’alto, anche a nazioni economicamente differenti, creando una frattura fra il Nord e il Sud europeo. Infine, non è stato mai chiarito soprattutto quale sia la finalità della Ue: un’Europa-potenza o un’Europa dei mercati?“.

L’Europa attuale, “… tecnica e liberalizzata“, risulta essere oramai ” impotente e paralizzata. Anni fa si poteva pensare all’Europa come soluzione a vari problemi ma oggi è lei il problema“.

Accentrando l’analisi sull’attualità e sui temi cruciali della nostra epoca, si è quindi arrivati a definire l’avvento del populismo nell’agone politico; nel passato era un movimento libertario, dunque fieramente anti-stato, oggi è divenuta una forza temuta dall’establishment, anche da presunti “socialisti” come Pierre Moscovici: “La sua idiozia è lo specchio dell’idiozia delle istituzioni che rappresenta. Nel XIX secolo Karl Marx parlava dello spettro del comunismo che si aggirava in Europa; oggi c’è lo spettro del populismo.

Tutti i mass media lo condannano e lo attaccano ma il populismo, che dilaga in tutte le nazioni europee, è il fenomeno politico più importante dalla fine della II Guerra Mondiale. In tutte le nazioni c’è una crisi dei partiti storici e in tale crisi ha preso piede il populismo. Lo stesso termine è stato adoperato con una connotazione negativa, che però non fa comprendere la sua natura“.

De Benoist quindi prosegue la disamina sulla reale natura del populismo e ne scova le radici: “Per capire il fenomeno, è necessario partire dalle cause: innanzitutto il fallimento delle coalizioni, nel corso degli anni, che ha provocato una crisi di credibilità della casta, la quale si è preoccupata sempre di più per i suoi interessi.

Vi è quindi stata una frattura fra questa oligarchia e i popoli e fra le classi è stata colpita anche quella media. Destra e sinistra hanno pari responsabilità: la prima si è sottomessa ai mercati dimenticandosi del popolo, mentre la seconda si è completamente scordata della sua natura. La sinistra-radical chic ha addirittura cercato altrove il proletariato, come ad esempio fra gli immigrati; il risultato è stato che il voto operaio, in Francia ad esempio, è andato verso i partiti populisti.

Questa sinistra ha avuto la presunzione di sapere meglio del popolo ciò che fosse meglio e giusto per il popolo stesso“. Le ragioni politiche della crescita del populismo non si fermano però qui, difatti così prosegue: “La destra e la sinistra fanno e hanno fatto le stesse politiche e non vi sono differenze reali. Così si è dunque sviluppata una crisi della rappresentanza: o ci si astiene perché non si è più rappresentati oppure c’è il ‘voto di protesta’ “.

Tutto ciò che si annida dietro la realtà politica, scossa sino quasi a crollare, ha una natura economica e sociale: “La struttura del lavoro è stata distrutta, aumentando enormemente il precariato. Ciò è estremamente diverso dal passato: ieri era la maggioranza a sentirsi generalmente soddisfatta a differenza della minoranza, mentre oggi è l’esatto opposto“.

Nel definire ciò che in realtà è il populismo, è stato preciso ed esauriente adoperando questa spiegazione: “… Il populismo non è un’ideologia o una corrente di destra o di sinistra, ma è uno stile presente anche in partiti diversi fra loro: è una chiamata al popolo.

Non è contrario alla democrazia, bensì ne pretende di più; vuole che la sovranità popolare sia continua e non si esprima, come diceva Rousseau, solo il giorno delle elezioni. Si tratta quindi di un modo per combattere le classi politiche che non rappresentano più il popolo: ieri l’asse del conflitto era orizzontale, mentre oggi il populismo pone un conflitto verticale contro le elite oligarchiche“.

Denotando il processo col quale si è sviluppata l’Unione europea, de Benoist ha colto con acutezza il fatto che mentre i singoli stati cedevano la propria sovranità alla Ue, quest’ultima non ha fatto crescere una propria potenza sovrana, mondiale. “Sebbene la base linguistica e culturale rimangano alla base delle singole nazioni, la finanza comprime i diversi paesi. Tutto questo è parte dell’eccessiva accumulazione del capitalismo… Se le strutture non saranno adeguate alla situazione, i beni che possiamo creare e non creiamo, saranno prodotti da altri“.

La furia divoratrice del capitalismo come ulteriore crisi dell’Europa, “unita” solo dunque per esser sfruttata maggiormente e meglio: “E’ difficile lottare contro i mercati da soli ma è necessario organizzarsi“. Quindi, con una frase tagliente come un rasoio, dichiara: “Ci sarà una crisi economica peggiore e se non ci organizzeremo per la lotta, sarà molto grave“.

Rispondendo alla domanda su che impressione suscita il governo gialloverde italiano e sul futuro prossimo, con le ricadute possibili a livello europeo di questa nuova formazione politica, ha detto: “In Europa sono preoccupati dall’Italia ma l’Italia è all’avanguardia ed è vista con molto interesse dall’estero: verso l’alleanza M5S-Lega, c’è un sentimento di speranza.

Non si pensava che sarebbero arrivati assieme al potere ma ci sono riusciti. Non si può dire se le differenze fra i due li separeranno, ma è cosa certa che questo è un momento storico.

Tale situazione fa comprendere chiaramente quanto le cose possano cambiare velocemente: 5 anni fa la dicotomia fra Macron e Salvini era impensabile. La storia, però, non si ferma mai; anche il capitalismo, come in passato finì il sistema sovietico, potrebbe finire in poco tempo. Assistiamo allo sgretolamento non del Mondo ma di quello che è stato solo uno dei mondi possibili, le cose stanno  cambiando“.

Alain de Benoist, adoperando l’analisi e non il sogno per tracciare la propria visione, si astiene dal realizzare premonizioni politiche sul futuro, ricordando quanto già nel passato recente tali previsioni si siano rivelate essere fallaci; è però chiaro su ciò che sarà cruciale: “Se l’Italia riuscirà a migliorare la sua situazione, ciò avrà una ricaduta a livello europeo. L’Italia ha contro i mass media e le politiche già messe in atto dai governi precedenti“.

La malattia della quale soffre la “democrazia” liberale le è stata trasmessa da un malato anziano e grave: “Il populismo si sviluppa in nazioni sia dove l’economia è più forte come altrove, dove è più debole. Vi è in generale un’insoddisfazione dei popoli verso la presunta democrazia e ciò è causato dal capitalismo“.

De Benoist, portando a compimento la sua relazione e le risposte alle domande postegli  dagli organizzatori dell’evento, ha ancora una volta manifestato la sua certezza sul fatto che i tempi continueranno ad andare avanti, a mutare.

Ribadendo la sua idea di un’Europa imperiale, adoperando tale termine con distacco dai concetti obsoleti che potrebbero essere evocati, ha abbracciato anche il concetto dell’Eurasia dai suoi dialoghi col filosofo russo Alexandr Dugin: “Il progresso degli ultimi tempi è chiaro: siamo passati dall’Europa divisa, passando per la fine del blocco sovietico al Mondo multipolare attuale… Bisogna però avere molta attenzione a più aspetti, sia culturali, economici e tecnologici“.

Con affetto ha salutato i numerosi presenti che riempivano la sala, dedicando un ultimo pensiero al Mezzogiorno d’Italia: “E’ un piacere parlare di tutto ciò al Sud, perché da sempre è stato un crocevia“.

(di Pietro Vinci)