Israele: uccisi tre bambini palestinesi

Tre palestinesi sono stati assassinati dalle forze armate israeliane, nella giornata di domenica 28 ottobre : questa volta, però, si tratta di tre bambini.

Khaled Abu Saed di 14 anni, assieme ai tredicenni Abdul Abu Zaher e Mohammed al-Sutari, si trovavano della parte sud-orientale della Striscia di Gaza nei pressi delle recinzioni: proprio qui un attacco aereo li ha massacrati. Il lunedì successivo sono stati in centinaia i palestinesi scesi in strada per i funerali dei 3 bambini, accompagnati da una folla irata e rumorosa sino al loro luogo di sepoltura.

Seguendo le ricostruzioni del network americano Abc, Israele ha effettuato raid su 80 obiettivi a Gaza come risposta armata ai lanci di missili dai territori controllati da Hamas.

I tre giovanissimi palestinesi vivevano nel villaggio contadino di Wadi al-Salaqa: secondo le testimonianze degli abitanti, riportate sempre da Abc, i ragazzini si recavano spesso in quella zona dove sono stati uccisi. Non per intraprendere azioni di guerriglia o sabotaggio, ma per montare trappole per uccelli, oppure per raccogliere foraggio per gli animali. Per gli israeliani, invece, i tre stavano cercando di danneggiare la recinzione del confine; li hanno anche accusati di essere lì per posizionare una bomba fatta in casa.

Si è trattato di “spiegazioni” che non hanno convito lo stesso Segretario generale delle Nazioni Uniti, Antonio Guterres, e il suo portavoce Stephane Dujarric ha così commentato l’accaduto: “Bersagliare dei bambini o metterli a repentaglio con la violenza è assolutamente inaccettabile. Ci appelliamo affinché tutti si astengano dal perpetrare altri atti che causino nuove vittime e soprattutto quelli in grado di essere una minaccia per i bambini“.

Risulta difficile credere alla versione per la quale dei minorenni fossero stati “ingaggiati” per aggredire una porzione del confine fortificato con Israele – in una zona, inoltre, mai soggetta ad aggressioni o minacce – ma è completamente assente in questo tragico caso la proporzionalità fra “offesa” e difesa. Adoperare un raid aereo, colpendo tre bambini, per impedire che il confine sia minato da una “bomba” fatta in casa è non solo illogico ma anche criminoso.

Secondo l’agenzia stampa palestinese Wafa, citata dalla tv Al Jazeera del Qatar, gli israeliani hanno addirittura rallentato l’arrivo dei soccorsi aprendo il fuoco contro l’ambulanza.

Le forze di mediazione egiziane stanno cercando, da tempo, di impostare le basi per una negoziazione fra Israele e Hamas ma nel frattempo le manifestazioni dei palestinesi, contro l’occupazione delle loro terre e per la fine dell’increscioso blocco col quale sono confinati nella striscia di Gaza, proseguono; l’uccisione dei tre piccoli palestinesi può nuovamente far evolvere questa pericolosa situazione in un nuovo conflitto.

Pare evidente che la sorte dei palestinesi, rinchiusi in una porzione di terra irrilevante assieme alla triste fine di Khaled, Abdul e Mohammed, non sia un argomento valido per permettere all’opinione pubblica occidentale ed europea di indignarsi per poi discostarsi dai crimini perpetrati in questa regione soprattutto da Israele.

(di Pietro Vinci)