Un colosso italiano, il carro Fiat 2000

Le innovazioni tecnologiche e militari raggiunte durante la Grande Guerra ne fanno un momento cruciale di svolta nella storia dell’umanità. Sebbene i comandi militari avessero ancora come ideale tattico le strategie delle guerre napoleoniche; la tecnologia bellica aveva fatto passi avanti da gigante. Le mitragliatrici, gli aeroplani, i sottomarini per dirne solo alcuni, sono macchine molto potenti, che portavano il conflitto ad un livello mai raggiunto prima. Ora anche l’ultimo elemento libero dall’uomo,  l’aria, entrava a pieno titolo nella guerra, insieme alle profondità marine, aumentando drasticamente le dimensioni del conflitto. L’incomprensione di tutti questi nuovi strumenti portò alla famosa guerra di trincea, uno scontro estremamente violento, in cui i soldati venivano mandati alla carica a testa bassa contro fitti reticolati di filo spinato difesi da nidi di mitragliatrici che ne facevano strage della fanteria all’assalto. Fu per sbloccare la situazione sul fronte occidentale, dove ogni combattimento costava la vita a centinaia di migliaia di soldati, che l’Alto Comando britannico iniziò un progetto rivoluzionario.

Lo studio degli ingegneri inglesi diede vita ad una macchina gigantesca, che si muoveva su due grandi cingolati e che ricordava nella forma una cisterna, da cui il nome Tank, “cisterna” appunto. L’esercito britannico produsse in grande segreto la nuova macchina da guerra in due varianti: il Tank Mark I male, e il Tank Mark I female; due bestioni lunghi 10 m, larghi 4 e alti 2,5. A differenziare i due modelli, la femmina e il maschio, era solo l’armamento, in entrambi composto da mitragliatrici con calibri diversi. Spediti sul fronte occidentale per supportare l’assalto inglese del generale Haig, il battesimo del fuoco di questo rivoluzionario prodotto meccanico fu deludente. Dei 49 mezzi inviati al fronte solo 31 riuscirono a raggiungerlo davvero, mentre unicamente in 18 presero parte al combattimento vero e proprio. Il compito dei Tank era quello di distruggere i nidi di mitragliatrici. Partiti all’assalto l’impatto psicologico sul nemico fu enorme: i bestioni distruggevano reticolati mentre sparavano all’impazzata e coprivano l’avanzata della fanteria in marcia. Se perà l’effetto psicologico sui tedeschi fu alto, scarso fu il risultato prettamente bellico; l’obbiettivo non fu raggiunto.

Nonostante ciò gli alti comandi di tutti gli eserciti si misero presto al lavoro per costruire dei carri da battaglia corazzati sulla linea di quelli inglesi. E nel 1916 anche il nostro esercito diede ordine a Carlo Cavalli e Giulio Cesare Cappa di progettare un carro interamente italiano in collaborazione con la Fiat. Nel giro di un anno i due progettisti diedero vita ad un carro rivoluzionario, che proponeva delle innovazioni importanti adottate successivamente da tutti i carri moderni. Il Fiat 2000, questo era il suo nome, era un colosso molto imponente: alto 3,8m, largo 3,40m e lungo 7,40m; con una mole di 40 tonnellate e una corazzatura massima di 20mm si imponeva come il Tank, o Panzer, più grande e grosso di tutto il conflitto.

La mole non era però il suo unico punto forte, i due progettisti italiani avevano infatti risolto diversi problemi dei primi carri armati: innanzitutto divisero il motore dal vano di combattimento dove prendevano posto i 10 membri dell’equipaggio, salvi così dai fumi e guasti del motore. La seconda innovazione fu una torretta girevole a 360 gradi posta in cima al carro con un cannone principale da 65/17. Tutti i carri precedenti avevano infatti il cannone principale o nel corpo centrale o ai lati, diminuendo così di molto la capacità di movimento e tiro.

Completavano l’armamento sette mitragliatrici Fiat-Revelli mod.1914 sugli angoli, sul retro e ai lati del carro, così da svolgere al meglio la funzione anti-fanteria. Il Fiat 2000 era un ottimo carro per gli anni della guerra, totalmente inutile però sul fronte alpino dove era concentrato l’esercito italiano. Nella battaglia di Vittorio Veneto furono le camionette blindate ad incalzare gli austriaci, e così, a fine conflitto, Diaz fece in modo di evitare qualsiasi sviluppo di quest’arma costosa, e per il nostro esercito al momento inutile.

 

Prodotto solo in 2 esemplari, il Fiat 2000 insieme ad altri 6 carri di derivazione francese, venne inserito nella 1 Batteria Autonoma Carri d’Assalto del Regio Esercito. Inviato in Libia nel 1919, uno dei due esemplari fu utilizzato contro i ribelli libici senza però alcun vantaggio, era infatti troppo lento per i veloci attacchi dei Senussi. Proprio l’incapacità di intervenire negli scontri spinse l’alto comando a far sviluppare dei carri leggeri più veloci, facendo iniziare così il progetto Fiat 3000.

Il Fiat 2000 fu dunque un ottimo carro, superiore ai superpesanti mezzi tedeschi francesi ed inglesi; inadatto d’altra parte al fronte montano in cui era impegnata l’Italia contro l’Austria. Non avendo partecipato alla guerra la sua funzione fu per lo più propagandistica come per la corazzata da terra sovietica. Esposti infine nelle caserme a partire dagli anni 30, i due carri sparirono a seguito del 1943, non si sa se fatti esplodore o fusi per ricavare metallo prezioso.

(di Marco Franzoni)