Ignoranza e parole al vento: Michela Murgia ci fa elogiare perfino Corrado Augias

Nel corso di Quante storie, ieri mattina in onda su RaiTre, la profetessa della mai dimenticata “Matria” Michela Murgia ci ha dato ennesima dimostrazione della sua profondità culturale.

Dopo averci deliziato con i suoi deliri antropologici e presunti anti-patriarcali l’anno scorso, la sarda e verace scrittrice progressista e anche un po’ petalosa ha ben pensato di pubblicare un libro sul fascismo senza sapere cosa sia il fascismo.

Niente di strano, si dirà, visto che di personaggi simili, soprattutto nei palinsesti, ne vediamo a decine. Un po’ più bizzarro è però quando le proprie sciocchezze vengono smentite e contestate in diretta da un giornalista mediamente preparato che di certo non proviene da un punto di vista antiprogressista o “fascista”, come appunto Corrado Augias.

Il quale ha ribattuto in modo quasi stizzito alle incredibili generalizzazioni della Murgia sul fascismo e sulla sua riproposizione ab libitum nella discussione pubblica. Generalizzazioni sempre dello stesso segno: “Il Fascismo è un metodo che non è mai morto”, “Il fatto che riscuota ancora simpatie è dovuto al fatto che non abbiamo celebrato una Norimberga italiana ma solo una volgare Piazzale Loreto”, “Il metodo fascista è sempre ritenuto valido perché le persone deboli preferiscono l’uomo forte al comando”, eccetera eccetera.

Non ci sarebbe nemmeno da scriverle per quanto sono noiose e ripetitive, ma per esigenze riassuntive ci sono costretto. Augias smonta la presunta dea della cultura in modo netto: “Il Fascismo è un fenomeno italiano, che va contestualizzato in un periodo preciso, con cui non hanno nulla a che fare i nostalgici che fanno ad onorare la tomba di Mussolini. E il fatto che ogni manifestazione autoritaria sia identificata come Fascismo francamente mi pare una semplificazione errata“. Le parole non sono esattamente queste, ma il concetto lo è. Nel link, trovate l’intervista completa (il punto caldo è intorno al minuto 15, a metà).

Alchè la sarda ma anche un po’ sardonica scrittrice cominicia ad arrampicarsi sugli specchi, il Fascismo che sì ha avuto un periodo in cui è nato e morto, ma l’uomo comune lo ritrova tutti i giorni e ne simpatizza e bla bla bla. Tirando in ballo perfino il patriarcato, identificato non si capisce bene perché come caratteristico del Fascismo che “esalta le donne solo in quanto madri”.

Certo. Negli anni Trenta, indubbiamente, solo nel “metodo fascista” e solo in Italia esisteva tale considerazione. Dimenticando completamente che durante il ventennio è stata estesa l’obbligatorietà dell’istruzione alle donne, ma vabbè, questi sono dettagli che figuriamoci se possono essere non dico studiati, ma almeno sentiti nominare.

Insomma, cara Michela, ci fai rivalutare perfino Corrado. Non tanto sotto il profilo culturale sul quale non c’è gara (sarebbe come paragonare uno scrivano di fine XIX secolo con un contadino analfabeta), ma certamente sotto il profilo dell’onestà intellettuale che in questo caso ha mostrato un abisso della stessa portata.

Certo, poi c’è la finta pace, con il conduttore che dice: “Credo che abbiamo ragione tutti e due, non lo dico per diplomazia”. Sì, come no. E la poetessa d’umanità che risponde come un bambino di 5 anni mai farebbe, credo: “In democrazia succede, nel fascismo ha ragione soltanto uno”.

Corrado sbotterà poco dopo dicendo “ma mi dica che almeno su questo è d’accordo!”, quando avrebbe lamentato – giustamente, a mio avviso – del congelamento della sinistra in questo arcaico antifascismo che non avrebbe alcun senso di esistere. Niente, antifascismo forever è la sintesi della risposta. Un mulo.

Ora, a parte i deliri della Murgia e la sorprendente obiettività di Augias, la verità penso sia una soltanto: nel bene e nel male il Fascismo è stato un momento fondativo della nazione italiana, dal punto di vista sociale, della progressione verso la modernità e per certi versi anche di “ordinamento culturale”.

È impossibile cancellarne le tracce, specie se questa operazione viene da uno Stato che, invece di concentrarsi sul futuro della propria identità, guarda continuamente al passato per negare il retaggio di chi l’ha preceduto.

Altro non c’è. A parte lo starnazzare di una sedicente scrittrice che farebbe meglio a godersi i suoi bei guadagni da qui fino all’età pensionabile, piuttosto che inzozzare ancora i palinsesti con le sue fesserie.

(di Stelio Fergola)