Desirée come Pamela: stuprata e uccisa. Il dramma di San Lorenzo

Stuprata e uccisa da un gruppo di almeno sei persone, tra arabi e africani. Desirée Mariottini è morta così, a sedici anni, in uno squallido stabile occupato nel quartiere San Lorenzo di Roma, storico cuore pulsante della movida studentesca legata ad ambienti di estrema sinistra.

Le dinamiche dell’accaduto sono ancora poco chiare. Nelle prime ore sembrava un caso analogo a quello di Pamela Mastropietro, stuprata e uccisa dal proprio spacciatore. Dopodiché è spuntata fuori un’altra versione, secondo cui Desirée si sarebbe trovata in quello stabile per recuperare un cellulare rubato. Si parla di testimoni oculari: un senegalese, un paio di ragazzine italiane che gridavano aiuto.

Ma non sarà facile risalire alla verità dei fatti. Quell’edificio è uno dei tanti buchi neri presenti sul nostro territorio nazionale, su cui le forze dell’ordine non hanno alcun controllo e in cui nessuno sa davvero cosa succede. Come i campi nomadi, i centri sociali e le periferie più degradate di Roma, Torino, Napoli o Palermo.

Un intero quartiere in cui le normali regole non valgono, sacrificato come valvola di sfogo alle pulsioni debosciate di studenti, tossicodipendenti e perdigiorno della più varia natura, costellato di situazioni fuori controllo come lo stabile occupato in cui la sedicenne di Cisterna di Latina ha trovato la morte. E, su tutto, l’insopportabile retorica “di sinistra” di collettivi pseudostudenteschi e movimenti femministi che si sono impadroniti con la forza di tutta la zona, in barba ai residenti che, sempre più vigorosamente, reclamano il diritto ad una vita normale.

Una frattura che si è evidenziata con l’arrivo del ministro Salvini, a cui è stato fisicamente impedito l’ingresso nello stabile dai soliti frequentatori dei centri sociali. Un fatto gravissimo, che in molti altri Paesi europei avrebbe dato il via ad una violenta carica da parte della polizia per ristabilire l’ordine. Salvini è stato quindi costretto ad andare via, ma non prima di aver parlato coi rappresentanti dei comitati di quartiere, che gli hanno espresso la propria esasperazione per il disagio in cui sono costretti a vivere. E, come logica conclusione, gli stessi residenti sono diventati oggetto di insulti e minacce da parte di chi non accetta che la propria costruzione ideologica sia messa in dubbio da chi, in fondo, vorrebbe solo non vivere nel letame.

L’omicidio di Desirée è la logica conseguenza di decenni di permissivismo compiacente. È l’humus marcescente di centri sociali, collettivi, movimenti studenteschi e sottocultura sessantottina da cui proviene parte della classe politica e dirigente attuale, che quindi guarda a questi fenomeni con occhio bonario, forse perché vi riconoscono le proprie intemperanze giovanili e forse perché in fondo sono ancora d’accordo con loro. E così prosperano questi buchi neri, veri e propri paesi dei balocchi sottratti all’autorità statale e alle più elementari norme della convivenza civile.

(di Roberto Bargone)