Manovra bocciata: se l’Italia vuole dare un segnale, non c’è altro momento

È avvenuto. L’UE ha bocciato la manovra economica del governo italiano. Per Bruxelles “l’Italia viola deliberatamente le regole”, sebbene le abbia sempre rispettate negli ultimi 11 anni al di fuori di due occasioni (contro le ben 9 della Francia), sebbene si continui a parlare di regolamenti non scritti di una sorta di Maastricht 2.0 dove il rapporto deficit/PIL consentito non è più al 3% ma molto meno: al 2, all’1 e perché no, pure allo 0,8 e chissà a quali livelli infimi nel futuro.

Nei giorni scorsi i titoli dei giornali hanno fibrillato, le dichiarazioni dagli altri governanti europei pure. Sorprendentemente, l’Italia è al centro di una polemica che però rappresenta anche il suo diritto all’esistenza.

“L’Italia risponde all’UE” (Repubblica), Moscovici “Non vogliamo crisi” (Repubblica), Kurz “Commissione schiacci il freno o l’UE sarà ostaggio dell’Italia” (il Giornale), “E Salvini adesso sfida l’Europa ‘Nessuno ci detta la manovra'” (il Giornale), “Conte: ‘Si a dialogo, ma non si cambia'” (Corriere della Sera).

Si aggiunga la conferenza stampa di Giuseppe Conte ieri alla stampa estera, nella quale il premier ha ribadito la ferma volontà di Roma di rimanere sulle proprie posizioni.

La maggior parte degli italiani non si rende minimamente conto di quanto sia parecchio già tutto questo. Pochissimo in termini assoluti (si parla di azioni che in altri tempi sarebbero state normali) ma moltissimo in termini contestuali: siamo un Paese a sovranità limitata da 70 anni, pressoché nulla da quasi 30. Reagire anche solo verbalmente significa comunque qualcosa.

Rimane il fattore eccezionale: senza la cultura non si va da nessuna parte. Se la maggior parte dei connazionali non recepirà il messaggio civico di un valore più alto, anche nella migliore delle ipotesi rimarremo nel campo del sorprendente e dell’inusuale, ma nulla più.

In ogni caso, non appoggiare quanto avvenuto fin qui è da folli, indipendentemente da quanto sia migliorabile, perfettibile, perfino lontano nostri desideri più alti:  nella speranza che i milioni di elettori educati all’anti-italianismo un giorno aprano un po’ la mente, comprendendo l’importanza del concetto di casa, dei suoi interessi, della sua cura. E magari capendo una buona volta che con il fascismo o l’antifascismo essa non c’entri nulla. Sperando di uscire da un incubo che ci tiene imprigionati da troppo tempo.

Ma ora c’è la risposta di Roma. Conte insiste: “Non c’è alcun piano B”. Niente bozza correttiva, si suppone. Sarà davvero così? Se l’Italia, per la prima volta da 33 anni a questa parte, avrà finalmente la forza di agire contando sul peso economico enorme che riveste all’interno dell’Unione, sarà comunque una svolta da festeggiare. In caso contrario dovremo subire un’altra delusione.

Lo scriveva Dante: “Qui si parrà la tua nobilitate”. Un in bocca al lupo, in ogni caso, è d’uopo.

(di Stelio Fergola)