Perché Gheddafi continua ad essere l’unica ricetta per la decolonizzazione dell’Africa

Mu’ammar Gheddafi è stato il modello da seguire per le Nazioni africane nel loro processo di sviluppo e autodeterminazione dalle logiche imperialiste occidentali. Ha insegnato al mondo l’unica via percorribile per sradicare il dominio coloniale di ritorno nel continente nero: “aiutare il popolo a comprendere il concetto del vero potere popolare”.

Ecco perché la Gran Jamāhīriyya Libica Popolare Socialista è oggetto di studi a quasi 50 anni dalla sua gloriosa nascita, il 1 settembre 1969. Attraverso la costituzione di piccoli comitati, è stato l’unico progetto politico a rendere la popolazione pienamente sovrana della sua terra. Quando, tra il 1974 e il 1983, ad esempio, fu istituita l’Autorità del Grande Fiume Artificiale che avrebbe dovuto fornire di un milione di metri cubi di acqua al giorno la fascia costiera che da Bengasi tocca Sirte e va fino a Tripoli e consentire di ottenere circa 155.000 ettari di terra da coltivare, ognuna delle cinque fasi della sua realizzazione avvenne in modo autonomo. Su libera iniziativa, appunto, delle comunità ivi presenti.

A decidere furono solo ed esclusivamente loro, senza ingerenze esterne. I media occidentalisti, all’epoca, definirono tale “sogno” il capriccio di un cane rabbioso. Il più grande piano ingegneristico al mondo che avrebbe reso la Libia indipendente dai saccheggiatori andava boicottato con ogni mezzo. Ci pensarono i raid terroristico-predatori della NATO 28 anni dopo, nel luglio del 2011. Ne distrussero le condutture di alimentazione nei pressi di Brega e le fabbriche che producevano i tubi per la riparazione, dando la motivazione che erano state utilizzate come “depositi militari”.

Le ambizioni di futuro e benessere di questo popolo reso padrone a casa propria distrutte per sempre. Il grande capitale finanziario aveva trionfato.Ricordare queste infamie, per rimarcare ancora di più la grandezza storica del Leone del Mediterraneo sfregiato da mani orribili quel 20 ottobre 2011 a Misurata.

(di Davide Pellegrino)