Svezia: 3 mesi di amnistia per consegnare esplosivi e bombe a mano

In Svezia è stata proclamata un’amnistia, che durerà per tre mesi, durante la quale chiunque sia in possesso di esplosivi, polvere da sparo o persino bombe a mano, potrà consegnare tutto alle autorità di pubblica sicurezza senza dover temere alcuna ripercussione legale.

Ad aprile, come riporta il canale russo Russia Today, terminò un altro periodo di “perdono speciale” durante il quale era possibile consegnare tutte le armi da fuoco possedute illegalmente: le autorità svedesi ne raccolsero 11.400. Ci si chiederà: armi da fuoco o granate nella pacifica e progredita Svezia? Si, proprio così e non è un caso, difatti le bombe a mano sono divenute le armi preferite da criminali e membri delle varie gang che hanno messo a ferro e fuoco la Svezia.

L’anno scorso furono 21, come minimo, le bombe a mano esplose nella nazione scandinava; quest’anno a gennaio, invece, un 60enne di origine cilena è morto sul colpo dopo aver raccolto quello che sembrava essere un giocattolo ma era in realtà una granata, inesplosa, fuori dalla stazione metro di Vårby gård nella zona a sud-ovest della capitale Stoccolma.

Ad agosto, nell’articolo “Svezia in fiamme“, già fu analizzata la realtà svedese: violenze e aggressioni assieme a un balzo in alto del crimine e delle attività di gang, spesso composte da giovanissimi stranieri, una visione disillusa ma realista sulla nazione in questione. Tre anni fa fu proprio la Svezia ad accogliere un fiume umano di richiedenti asilo i quali, unendosi ai già numerosi immigrati, finirono per sovrappopolare le periferie dei centri urbani svedesi più grandi.

Costretti a vivere sulle spalle del sistema di previdenza e assistenza sociale svedesi, in una nazione estremamente diversa da quella d’origine, poveri e isolati, gli immigrati hanno fatto da bacino di coltura per nuovi fenomeni criminali, da quello “piccolo” ma non necessariamente più innocuo sino alle forme più corpulente e bramose di dominare il territorio. Proprio in questo dato risiede la ragione della richiesta e dell’uso, fra le pieghe mefitiche del mercato nero, delle bombe a mano: generalmente provenienti dall’ex Iugoslavia, dove caterve di surplus militare dell’epoca della guerra civile, sono la “miniera” dalla quale trafficanti e borsari neri attingono per smerciarle.

Il giornale europeo The Local ha pubblicato un’intervista a Joakim Plamkvist, giornalista di cronaca nera di Malmö e specialista sulle violenze delle gang criminali in Svezia; ecco come spiega il motivo della “richiesta” nel mercato nero di granate: “Perchè usare una bomba a mano? Bene, immaginiamo che si voglia ferire o solo spaventare qualcuno, si hanno due opzioni. La prima: si prende una pistola, si minaccia la vittima e forse si spara alla gamba. Si tratta quindi di tentato omicidio o un crimine aggravato dall’uso di un’arma da fuoco: il ‘bersaglio’ ti può vedere e quindi riconoscere.

Così facendo si lasciano, inoltre, tracce importanti: bossoli, proiettili che si possono far riferire a una pistola specifica, residui sulle mani dell’aggressore dopo lo sparo. Bisogna sbarazzarsene, ripulendo tutto. Si rischia inoltre di essere sorpresi, se si subisce una perquisizione prima che il fatto avvenga. La seconda opzione: si prende una bomba a mano e la si lancia contro la casa dell’obiettivo… Nessuna traccia e chi può testimoniare di averti visto lanciare la granata? Prima che la legge fosse modificata, se si era sorpresi con un’arma del genere addosso,  si riceveva un’incriminazione per reato minore“.

In Svezia, difatti, per possesso di esplosivi o granate si prevedeva una pena minima di 6 mesi di carcere e un massimo di 4 anni. Solo a gennaio di quest’anno è avvenuta una riforma penale, alla luce degli atroci fatti di sangue, con pene più severe (per i casi più lievi la pena minima è di 4 anni e massimo di 6).

Bisogna inoltre sapere che, sino a poco tempo fa, non era neanche obbligatorio dichiarare alla frontiera il possesso di esplosivi, mentre tale obbligo comprendeva le armi da fuoco: nel novembre del 2017 anche queste leggi sono state modificate. Il sistema penale e legislativo svedesi, come tutta la nazione, non erano assolutamente preparati a dover fronteggiare pericoli simili.

In uno studio, pubblicato dal governo svedese nel febbraio del 2017 e aggiornato nel gennaio di quest’anno, si legge quanto segue: “Le persone con background straniero sono sospettati di aver commesso crimini più spesso di tutti quelli con background svedese. Secondo gli studi più recenti, i primi possono essere sospettati di crimini 2,5 volte di più rispetto da chi è nato in Svezia da genitori svedesi [n.b: non si accenna nel documento al fatto se il termine “svedese” è riferito unicamente al possesso di documenti, come la cittadinanza, certificanti tutto ciò o se è in riferimento a chi è nato da persone che da sempre hanno vissuto in Svezia].

In uno studio successivo, i ricercatori dell’Università di Stoccolma hanno dimostrato che la differenza più importante fra gli immigrati e gli altri è nell’ambito delle condizioni socioeconomiche, con le quali crescono in Svezia. Fattori come i salari dei genitori e le circostanze sociali dell’area in cui si sviluppano“.

Le autorità nordiche cercano di adoperare il freno e lo scudo, forse troppo in ritardo e con le mani tremanti: copiando un’iniziativa già presa dalla città di Boston negli Stati Uniti, che fece registrare una riduzione delle violenze, la polizia svedese assieme alle autorità della città di Malmö hanno dato vita al piano “Fermiamo le sparatorie“.

Si fanno degli incontri, in luoghi segreti e messi in sicurezza, fra i membri delle gang, i poliziotti e gli agenti delle unità di crisi sociale: gli “invitati” erano 10, tutti fra i 20 e i 25 anni; si sono presentati in 9 all’incontro, tutti in libertà vigilata o in libertà condizionata.

Il progetto, finanziariamente, ha una base di fondi europei da 7 milioni di corone svedesi (676mila Euro), durerà 2 anni e prevederà, oltre alle informazioni date ai giovani gangster sulle risorse messe a disposizione per salvarli dalla violenta vita di strada o su come trovare una dimora, anche visite delle pubbliche autorità a parenti e amici, con esami annessi (dall’Autorità svedese per le tasse all’Agenzia di sicurezza sociale).

(di Pietro Vinci)