Israele: donna palestinese lapidata, sospettati estremisti israeliani

Una morte iniqua che può mandare in fiamme un’intera regione geografica: Aisha Mohammed Rabi, donna palestinese di 47 anni, è morta nella notte di venerdì 12 ottobre. Era in auto vicino a un check-point a sud di Nabulus, assieme a suo marito e due figlie, quando è stata colpita alla testa da una pietra.

Testimone dell’evento è stato il marito, Yacoub, che è stato ferito leggermente: “Non ho alcun dubbio, sono stati i coloni. Erano in 6 o 7, ed erano chiaramente dei giovani… La zona di Za’atara è sempre presidiata dalle forze armate, quindi è chiaro che i responsabili sono i coloni… Nessun giovane palestinese oserebbe mai andare lì“.

La polizia, riporta il quotidiano israeliano Haaretz, risulta incentrare i propri sospetti fra i coloni ebrei: un atto motivato da un odio profondo e premeditato. E’ stata infatti incaricata la polizia distrettuale della Giudea e della Samaria, che si occupa di controllare le attività degli estremisti di destra israeliani. Coinvolti nelle indagini persino i servizi segreti israeliani dello Shin Bet.

Morendo, Aisha M. Rabi, lascia 7 bambini: le sue esequie si sono svolte sabato 13 ottobre. Nella stessa giornata di lutto, tutte le attività commerciali della sua città sono rimaste chiuse non semplicemente in cordoglioso rispetto per la sua tragica dipartita, ma anche per dimostrare lo sdegno popolare suscitato dalla sua morte. In centinaia hanno partecipato al corteo funebre e il corpo di Aisha era avvolto nella bandiera di Palestina.

Un evento nefasto che incrina ulteriormente l’equilibrio compromesso da tempo fra ebrei e palestinesi; tramite l’agenzia di stampa Maan, si apprendono le dichiarazioni veementi del Ministro degli affari esteri palestinese:Si tratta di un crimine atroce contro il diritto internazionale del quale è responsabile direttamente il governo israeliano, guidato dal Primo ministro Benjamin Netanyahu. La comunità internazionale dovrebbe vergognarsi per il suo silenzio e la complicità… Sarebbe opportuno che, difendendo la sua credibilità residua, acceleri la protezione internazionale per la Palestina concretizzando le risoluzioni della legge internazionale, soprattutto la n.2334“.

Tale decisione, adottata dalle Nazioni Unite nel dicembre del 2016 col voto favorevole di Cina, Russia, Francia e Regno Unito ma con l’astensione degli Stati Uniti, statuisce chiaramente che gli insediamenti israeliani sono una palese violazione della legge internazionale senza validità legale.

L’uccisione della madre palestinese è stata commentata anche da Abu Mazen, Presidente dell’Autorità nazionale palestinese e dello Stato di Palestina: “é un orribile delitto. Non potrà restare impunito“.

Si è trattato di una settimana di lacrime e dolore per il popolo palestinese, contando nel mesto computo anche i 7 morti causati dai soldati israeliani, durante le proteste a Gaza di venerdì. Dalla parte opposta, commentando gli scontri, il Washington Post ha riferito che sono stati in 14mila i palestinesi ad assaltare la frontiera lanciando pietre, bombe incendiarie e granate.

Hamas, da marzo, organizza azioni di protesta a ridosso del confine blindato ogni settimana per opporsi all’embargo che stritola dal 2007 la striscia di Gaza. Sempre per il quotidiano statunitense, il bilancio è di 155 palestinesi assassinati dai militari israeliani e un solo soldato morto per lo stato ebraico.

(di Pietro Vinci)