Mario Monti ammette: “Austerity in Italia fu voluta da George Soros”

Mario Monti, ad Otto e Mezzo, su La7, ha dato clamorosamente ragione ai dietrologi mettendo le pressioni di George Soros sullo stesso piano di quelle discutibili di Berlino e del Fondo Monetario Internazionale dopo il 9 novembre 2011, con lo spread oltre i 500 punti base.

Ridicola oltre ogni misura, poi, la giustificazione secondo cui “fossero di preoccupazione per le sorti del nostro Paese”. Il più fiero seguace di Karl Popper si serve della speculazione finanziaria per destabilizzare i governi ed incravattare le loro sovranità, al fine di costringerli a seguire i dettami della cosiddetta “Open Society”. Non lo si sa di certo da Euromaidan in Ucraina, questo, bensì dal 16 settembre 1992. In quell’occasione vendette sterline allo scoperto per un valore di 10 miliardi di $ guadagnandone attorno agli 1,1 miliardi.

Poiché ciò causò una perdita della nostra lira sul dollaro del 30%, costrinse Carlo Azeglio Ciampi al prelievo forzoso sui conti correnti italiani, facendo perdere dalle casse della Banca d’Italia oltre 24 miliardi di dollari. La sua corrispondenza telefonica con Palazzo Chigi sette anni fa, quindi, altro non fu se non una mossa per spingere l’Italia affinché accettasse le dure riforme strutturali e di austerità imposte dall’UE. Attraverso i tagli alla spesa pubblica e la macelleria sociale, avrebbe avuto la ferrea garanzia che i rendimenti sui nostri BTP gli venissero pagati. Un’assicurazione, in poche parole, sulla nostra sovranità nazionale.

Il più illustre dei famosi “tecnici competenti della Bocconi” altro non è stato che un silente complice di questo immondo crimine. Nemico acerrimo dei popoli.

(di Davide Pellegrino)