Caro Calabresi, ma quando mai avete raccontato la verità?

La polemica è fresca. Dopo le accuse di Di Maio a la Repubblica, il giornale fondato da Eugenio Scalfari risponde con un editoriale che ha del grottesco: “Continueremo a raccontare la verità”, titola l’editoriale di Mario Calabresi.

“La campagna governativa contro i giornali, e contro Repubblica in particolare, sta diventando ogni giorno più ossessiva e più aggressiva.” scrive il direttore.

Bene. È interessante notare come non ci si concentri su quanto sia stata aggressiva la campagna del giornale contro il governo, ma su questo tralasciamo per ovvi motivi di sintesi.

È il vostro concetto di verità, caro Calabresi, che a noi sfugge. Quando il vostro giornale ha mai raccontato la verità, per lo meno sulle questioni più spinose del nostro tempo, come immigrazione, anti-europeismo, primavere arabe, questioni libiche?

È raccontare la verità fare da eco a quella fonte inesauribile di disinformazione che risponde al nome di “Osservatorio siriano dei diritti umani”, tenuto in piedi da una sola persona le cui notizie sono state smentite da più fonti?

È raccontare la verità spandere l’elogio dei White Helmets insieme a tutto il resto del circo mediatico occidentale, nonostante i legami acclarati con le organizzazioni terroristiche che hanno contrastato Assad in Siria?

È raccontare la verità diffondere foto di torture non verificate nei campi di detenzione in Libia, con il solo scopo di mostrare – cito a memoria – “ecco cosa succede a chi torna indietro” (riferendosi ai clandestini)?

È raccontare la verità diffondere e avallare una balla clamorosa come quella dell’attacco a base di gas nervino che di nuovo Assad avrebbe utilizzato a Douma, smentita dall’Opac e che voi vi siete ben guardati da rilanciare o quanto meno mettere in primo piano per evitare l’ennesima figuraccia?

È raccontare la verità rilanciare ogni atto di violenza (ma anche no) che si verifichi contro un qualsiasi residente dalla pelle diversa nella speranza – ormai disperata – di ricavare l’episodio di razzismo contro gli immigrati di cui avete bisogno più dell’aria per avallare le vostre sciocchezze, per continuare a spandere l’idea della società multi-culturale buona a prescindere contro l’omogeneità frutto di pericolosa violenza nazifascista?

È raccontare la verità manipolare e usare a proprio piacimento quel già “geniale” documentario della BBC che l’anno scorso, pur di indottrinare le masse all’idea della società meticcia a tutti i costi, si spinse a sostenere che  nell’Impero romano vivessero in quantità significative uomini di razza nera perfino in Britannia?

Caro Calabresi, glielo dico in tutta onestà, senza che questa possa suonare come un’offesa ma una semplice constatazione: lei disonora la memoria di suo padre. Che per la verità e la giustizia ha lottato sul serio, fino all’ultimo respiro. Capita di non essere figli degni. Di un eroe come lui, figuriamoci, non sarei degno neppure io.

Ma lei ha oltrepassato il limite della decenza da troppo tempo. Cominciate a raccontarla la verità, una buona volta, e poi semmai potremo riparlarne. Buon lavoro.

(di Stelio Fergola)