Il sogno: un DEF per liberarsi dell’Europa

Deficit al 2,4%. Renzi era arrivato al 2,2, con l’obiettivo di raggiungere il 2,7. Stiamo parlando, comunque, di cifre ridicole.

Eppure i mercati hanno reagito, violentemente se è necessario (spread a 270, Piazza Affari che crolla), alla diramazione ufficializzata dal Consiglio dei ministri ieri: reddito di cittadinanza a 6,5 milioni di persone sotto la soglia della povertà, Flat Tax al 15% per 1,5 milioni di partite IVA, 500mila persone saranno fuori dalla Legge Fornero, con qualche limite sull’età pensionabile che va riconosciuto.

Un Paese realmente libero, come possono essere gli USA o il Giappone, ride di fronte a un rapporto Deficit/PIL così basso, eppure lo stesso ha costituito materiale per una trattativa infinita tra Di Maio-Salvini e il ministro dell’Economia Tria.

Questo ci dà la dimensione del sistema di sfruttamento, usura e sottomissione economica che rappresenta l’Unione Europea, il suo sistema bancario, i suoi interessi da strozzino, e dei mercati con cui essa fa comunella da sempre: talmente elevato da non voler lasciare nemmeno le briciiole a chi tenta disperatamente di uscire da un tunnel di mancanza di spesa pubblica, investimenti, piani industriali, economia di Stato.

I 5 Stelle festeggiano, il loro reddito di cittadinanza si farà: obiettivamente, la più debole delle norme. Non per il concetto in senso assoluto, ma per il rischio che comporterà per il mercato del lavoro e soprattutto per la produttività, vero punto focale grazie alla quale il Paese potrà riprendere o meno a crescere (insieme al mercato interno, ovviamente).

Ma ci sono delle questioni che, ci crediate o meno, sono più importanti della fattibilità e persino dell’eventuale mediocrità di certe misure: sono quelle riguardanti la libertà economica, la stessa che Maastricht ha schiacciato senza pietà, condannandoci allo Stato azienda in perenne attivo da quasi 30 anni e allo stesso tempo sempre più indebitato nei confronti dei cosiddetti “investitori stranieri”.

Quelle che, con sintesi ossessiva, vengono chiamate dai media di massa “le coperture”. Quanto fatto è poco, pochissimo, per superarle e per farle saltare una volta per tutte. Forse a dargli una spallata ci penserà il “movement” di Steve Bannon, il che – lo sanno anche i sassi – rinsalderà per l’ennesima volta l’ingerenza americana sul nostro Paese.

Ma bisogna essere realisti: non esistono, ad oggi, alternative. E il dominio yankee, pur detestabile, ci ha lasciato da solo più spazio di manovra rispetto agli strozzini di Bruxelles, che al contrario ci hanno paralizzato da decenni, facendosi passare dalla posizione invidiabile di quinta potenza industriale del mondo al rango di nona.

Quindi la speranza è che il governo faccia il pieno di voti alle prossime elezioni europee: è, del resto, anche questo il motivo per il quale non è tornato indietro sulle principali promesse elettorali.

Perché quel fallimento economico chiamato Unione Europea crolli il più rapidamente possibile.

(di Stelio Fergola)