Culto delle reliquie: la “fede che si appoggia al concreto”

Il termine feticismo fu impiegato per la prima volta dall’illuminista francese Charles de Brosses. A parere di de Brosses, il feticismo sorge nello stadio infantile dello spirito umano, nel quale gli uomini, dominati dall’esperienza immediata e sulla base delle passioni elementari quali il timore, l’ammirazione, la sorpresa per gli eventi eccezionali e anomali, finiscono col divinizzare piante, animali, fenomeni naturali e oggetti appositamente costruiti.

Interpretazione diversa verrà data a tale concetto da filosofi quali Freud che, sulla scia di sessuologi come Kraft-Ebing, lo identificherà come parafilia, quindi da un punto di vista piú medico; o dello stesso Marx che parla di “feticismo delle merci” come carattere tipico del capitalismo, in cui il prodotto domina l’uomo e i rapporti sociali appaiono come semplici rapporti fra cose, autonome rispetto a chi le ha prodotte e dimenticando che le merci sono il frutto del lavoro umano.

Secondo la dottrina della Chiesa cattolica, questi atti non sono assimilabili alle pratiche magiche o superstiziose poiché mentre chi pratica queste ultime crede che esse abbiano efficacia di per sé stesse, nel caso delle reliquie, invece, non è l’atto in sé che avrebbe efficacia, ma la preghiera che ad esso si accompagna, e anche questa solo in quanto la grazia richiesta viene concessa (o non viene concessa) per libera scelta di Dio. Tuttavia, il culto pubblico è permesso soltanto per le reliquie che si riferiscono a santi o a beati riconosciuti ufficialmente tali dalla Santa Sede; tali oggetti devono essere autenticati, e tale facoltà compete esclusivamente ai cardinali, agli ordinari e agli altri ecclesiastici” (Wikipedia)

Senza ombra di dubbio il feticismo risultante dal culto delle reliquie appare come un residuo degli antichi culti pagani tramandati e sopravvissuti all’interno della stessa chiesa cattolica. Per quanto riguarda la venerazione delle reliquie, esistono approvazioni che risalgono già al concilio di Trento. Riguardo l’autenticità si esprime il codice di diritto canonico distinguendo fra reliquie fisiche (parti del corpo) e secondarie (oggetti).

Fin dai primi secoli dopo Cristo prese il via la caccia e il traffico delle reliquie. A partire dal viaggio in terra santa della Regina Elena, madre di Costantino, che riuscì a rinvenire a Gerusalemme resti della crocifissione di Gesù, si possono riscontrare tra le più assurde incredibili e inverosimili storie riguardo il recupero di parti del corpo, indumenti, oggetti appartenuti a Santi e personaggi biblici.

Il traffico delle reliquie storicamente si fa risalire al diacono romano Deusdona del IX secolo, il quale mise su un reliquiario dei Santi Pietro e Marcellino facendone smercio, viaggiando da una catacomba all’altra. Dall’anno 1000, diventando la campagna romana meno sicura a causa della presenza di banditi e delle incursioni saracene, le catacombe vennero abbandonate per alcuni secoli.

Il commercio di reliquie è a tutt’oggi assolutamente vietato dal diritto canonico, con pene per i trasgressori che vanno dalla sospensione dei sacramenti alla scomunica. Tale divieto non è tuttavia recepito dalla legislazione italiana, nella quale non esiste una norma che vieti la compravendita di reliquie, limitando l’illecito al caso di commercio di reliquie rubate o classificate come opere d’arte.

Un esempio su tutti può essere fornito dallo scioglimento del sangue del santo patrono di Napoli, San Gennaro, la cui celebrazione è avvenuta appunto in questi giorni, nonostante l’esclusione dal calendario liturgico a seguito del Concilio Vaticano II. È un caso emblematico quello del vescovo di Benevento vissuto terzo e quarto secolo, in quanto tale racconto è arricchito da innumerevoli particolari, sia per quanto riguarda il suo martirio sia in merito ai tanti spostamenti che avrebbero compiuto i resti del Santo, ovvero la testa e il sangue.

Secondo la tradizione infatti, le ampolle contenenti il sangue vennero raccolte da una certa Eusebia a seguito della decapitazione di Gennaro. Una spiegazione semplice quanto esaustiva di tale fenomeno che si è perpetuato sin da i tempi più antichi fino ai giorni nostri (non solo in ambito religioso) viene data da Maria Pia Giardini in “Tradizioni popolari nel Decameron

L’uomo, infatti, ha sempre sentito il bisogno di appoggiare la sua fede a qualcosa di concreto e di tangibile, che faccia quasi da intermediario tra lui e la divinità. Da cui le credenze nella virtù miracolosa delle sante reliquie.”

(di Emilio Bangalterra)