Ferrero: il made in Italy che trionfa

Pochi giorni fa, la Ferrero ha raggiunto un accordo con i sindacati per stabilire un premio legato agli obiettivi: 2.150 euro lordi in base al risultato economico (30% del premio) e quello gestionale (il 70%).
A beneficiare di tale iniziativa saranno seimila dipendenti dello stabilimento mentre i manager ne saranno esclusi, questi i primi dati: ad Alba i dipendenti riceveranno 2.017 euro lordi, a Balvano 2.030, a Pozzuolo 2.003, a S. Angelo 2.080.

L’azienda Ferrero è ad oggi un esempio di Made in Italy esportato in tutto il mondo. La forza di questa azienda è sempre stata quella di investire all’interno del Paese, riducendo al minimo la delocalizzazione e puntando ad un rapporto di fiducia tra azienda e forza lavoro (l’accordo prima citato ne è un esempio). Sin dalla sua fondazione, ad opera di Pietro Ferrero nel 1946, l’idea è stata quella di sfruttare un prodotto comune come le nocciole, presente in grandi quantità sul territorio nazionale ed economiche per gli standard del dopoguerra, e trattarle fondendo la cura artigianale della tradizione pasticciera italiana ad una forte mentalità imprenditoriale.

L’exploit si avrà nel 1964 con la nascita della Nutella, esportata a livello globale e marchio iconico dell’azienda. Nel 2015, l’ex ministro francese Ségolène Royal scatenò una polemica contro Ferrero ed, in particolar modo, il suo prodotto di punta asserendo in un tweet di “Non mangiare più Nutella per salvare il pianeta”.

Secondo l’esponente socialista la produzione di Nutella contribuiva alla deforestazione e di conseguenza al riscaldamento globale ma la battaglia di civiltà, proclamata in termini così apocalittici, finì dopo neanche un giorno con delle scuse pubbliche. Questo episodio si colloca all’interno della lunga e spinosa questione dell’olio di palma, rilanciata da diversi media francesi ai quali l’azienda ha replicato affermando che: Ferrero utilizza al 100% olio di palma certificato sostenibile per i suoi prodotti confezionati a Villers-Ecalles” e che la coltivazione “può andare di pari passo con il rispetto dell’ambiente e delle popolazioni” assicurando infine che “non sono state sacrificate foreste né altri spazi di alto valore di conservazione”.

Questa difesa ad oltranza dell’olio di palma, attirò l’attenzione dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) che denunciò la presenza di sostanze cancerogene presenti nell’olio di palma, ma Ferrero dopo aver eseguito “centinaia di migliaia di test” ne rivendicò l’utilizzo affermando che il processo di raffinazione avveniva sotto stretti controlli e che la normativa internazionale non poteva minare il gusto e la qualità del prodotto italiano. Ferrero è diventato un esempio di colosso aziendale che, nonostante tutto, resta in piedi senza dar segno di cedere ed è facile capire il perché, basta leggerne la storia, la volontà e la sfrontatezza imprenditoriale, ultimo esempio di un’Italia che sembra scomparire.

(di Antonio Pellegrino)