La battaglia di Azio e la nascita dell’Impero Romano

Si può dare alla battaglia navale combattuta il 2 settembre 31 a.C. vicino la cittadina greca di Azio fra le forze di Giulio Cesare Ottaviano e quelle di Marco Antonio, un triplice valore storico. Con la vittoria di Ottaviano sulle forze romane-egiziane ed orientali guidate da Marco Antonio e Cleopatra, ora più faraone egiziano che legatus romano, si indica la fine dell’Ellenismo. Ovvero quel movimento politico, stilistico, artistico e culturale che vide la cultura greca dominare il Mediterraneo dalla conquista dell’impero persiano ad opera di Alessandro Magno.

La seconda ottica è quella delle guerre civili: dopo l’assassinio di Cesare ad opera dei cospiratori Cesaricidi, Ottaviano – l’erede politico designato da Cesare stesso – si era alleato a Lepido e Marco Antonio, i capi del partito cesariano, per vendicare il grande generale. Sconfitti i Cesaricidi a Filippi i tre nuovi padroni della Res Publica romana formarono un nuovo triumvirato per dividersi lo Stato. Ottaviano, dopo la messa fuori gioco di Lepido, per divenire l’unico dominatore di Roma doveva solo sconfiggere il vecchio camerata del suo defunto zio Cesare. La terza lettura è direttamente conseguente alla seconda: con la sconfitta di Marco Antonio, Ottaviano poté iniziare la costruzione di quel potere fortemente personale ed unico che avrebbe una volta per tutte cambiato il volto dello stato romano, fondando, di fatto ma non di nome, l’Impero.

Il dominio di Roma all’alba dello scontro di Azio.

 

Lo scontro fra i due alleati era inevitabile, ora che solo loro reggevano il destino di Roma. Ottaviano seppe, al contrario di Antonio sempre più lontano da Roma e vicino alla cultura egiziana e alla sua amante Cleopatra, attirare i circoli più tradizionalisti e conservatori della città. Il giovane politico riuscì a radunare intorno a sé un vasto consenso, dipingendosi come restauratore dei costumi e della tradizione romana del Mos Maiorum contro le degenerazioni orientali di Marco Antonio. Infine, si arrivò allo scontro diretto sulle coste della Grecia.

 

La Grecia, la stessa penisola dove Cesare vinse le legioni senatorie di Pompeo Magno e dove anni dopo Ottaviano e Marco Antonio alleati sconfissero l’armata dei Cesaricidi Bruto e Cassio. Ora i due vendicatori di Cesare si trovavano l’uno davanti all’altro, chi avrebbe vinto sarebbe divenuto signore di Roma. La flotta di Antonio, più vasta e con maggiore esperienza di quella di Ottaviano, vantava un misto fra unità romane, navi egiziane e degli stati clienti dell’estremo oriente Mediterraneo. 480 navi di cui probabilmente più della metà egizie, per un totale di 84.000 soldati, fra legionari e alleati. Ottaviano invece, affiancato dal suo fedele e fidato generale Agrippa, era riuscito ad invadere la Grecia con otto legioni, cinque coorti pretoriane e 12.000 cavalieri, per un totale di 80.000 soldati romani. La sua flotta era di poco inferiore di quella di Antonio, contando 400 navi.

Antonio, dopo essere stato messo tatticamente alle strette da Ottaviano, che aveva occupato la zona più favorevole per costruire il proprio campo fortificato, sposando la linea d’azione di Cleopatra decise di rompere il blocco imposto dal rivale usando la flotta. Contando sulla maggiore altezza e stazza delle proprie navi, Antonio e Cleopatra pensavano di avere facilmente la meglio sulla flotta di Ottaviano. Dopotutto l’erede di Cesare non aveva mai mostrato un grande valore militare ed una profonda visione strategica, ma forse i due signori d’Egitto si erano dimenticati che al fianco di Ottaviano c’era Marco Vipsanio Agrippa un generale dal grande fiuto per la vittoria. Le due flotte si fronteggiarono dunque il 2 settembre, Antonio aveva intenzione di aggirare sul fianco destro le forze nemiche, e si mise dunque al comando di quel settore dello scontro. Dal canto suo Agrippa aveva già previsto questa strategia prendendo le giuste contromisure.

 

Le due flotte vennero dunque allo scontro diretto, fra dardi infuocati , urla, tamburi, remi, speronamenti e scontri fra legionari all’assalto delle navi. La flotta di Ottaviano, stando a quanto ci racconta Dione Cassio, utilizzava la maggior velocità delle proprie navi attaccando in maggio numero le grosse navi di Antonio, cercando di speronarle o spezzarne i remi. D’altra parte, le triremi e quinquiremi di Antonio e Cleopatra, più forti e rinforzate sui fianchi da blocchi di legno e ferro, riuscivano a resistere ai rostri nemici. La battaglia si trascinò per lungo tempo in parità, con le due forze che combattevano fino allo stremo cercando di prevalere sulle altre. Il corso dello scontro cambiò radicalmente quando alcune navi di Antonio alzarono i remi in segno di resa e si ritirarono verso il proprio accampamento. Fu allora che Cleopatra, vedendo la fine vicina si volse alla fuga, seguita dal suo folle innamorato Marco Antonio.

La famosa fuga di Cleopatra.

 

In verità la propaganda di Ottaviano, in spregio alla regina d’Oriente, afferma che sia stata lei la prima a fuggire, mentre Antonio le corse dietro obnubilato dalla cocente passione che provava per lei. Non sapremo mai perché Marco Antonio, veterano delle guerre galliche e delle guerre civili, abbandonò la posizione quando ancora lo scontro era in bilico, ma concordo con Andrea Frediani nel sostenere che “Marco Antonio morì quel 2 settembre[1]”. Abbandonando la flotta e le sue legioni l’anziano veterano aveva perso la guerra contro il giovane e rampante Ottaviano, che da quel momento avrebbe costruito la nuova Roma, diventando Augustus, Augusto.

(di Marco Franzoni)

[1] Frediani Andrea, “Le grandi battaglie di Roma antica”, Newton Compoton, Roma, 2007.