Siria: nella sacca di Idlib forse presenti militari occidentali

Idlib è l’ultima porzione di territorio siriano nelle mani dei ribelli islamisti, e il Mondo intero trattiene il respiro.

Israeli News Live riporta la notizia che, in questa sacca vicino ai “ribelli” in cui agiscono miliziani fanatici di Al-Qaeda, pare ci siano 200 specialisti militari stranieri di USA e Gran Bretagna. Si sta cercando, sotto spinta degli USA, di far evacuare questi militari stranieri con la cooperazione della Russia, ma gli inglesi rifiutano la collaborazione con Mosca giacchè in Inghilterra è rampante lo scontro per il caso dell’avvelenamento di Skripal. Questo stallo è determinato anche dal rifiuto della Turchia, nazione della Nato, di permettere a questi militari stranieri di rifugiarsi oltre i suoi confini.

Nel frattempo l’esercito di Assad si sta preparando all’assalto finale e la marina russa, a Tartous sullo sbocco siriano nel Mediterraneo, si sta riunendo.

La tensione è alta e si teme un ennesimo attacco “false flag” col quale incolpare Assad; sarebbe un utile e mostruoso strumento per permettere di innescare un attacco contro il governo siriano legittimo e magari favorire la “scomparsa” di questi specialisti militari stranieri.

La situazione dovrà essere monitorata ulteriormente: le forze delle nazioni occidentali, al fianco dei terroristi, sono intrappolate in un territorio ribelle e le superpotenze si trovano qui, a un palmo di naso l’una dall’altra, controllando porzioni diverse della terra siriana attorno a Idlib.

Non è la prima volta che si parla di consulenti bellici, soldati speciali o spie in Siria, messi alle strette dall’avanzata russo-siriana: due anni fa l’ambasciatore siriano all’Onu Bashar Jaafari dichiarò che, mentre era in corso la liberazione di Aleppo dai terroristi, erano intrappolati diversi militari stranieri nella zona est; vi erano un turco, uno statunitense, un israeliano, un qatariota, 6 sauditi, 1 giordano e 1 marocchino.

Estremamente interessante risulta essere un articolo pubblicato lunedì 10 settembre dall’americano Ron Paul Institute for peace and prosperity: fondazione col nome dell’omonimo senatore americano e sede a Lake Jackson (Texas), ispiratrice di una nuova politica estera americana, contraria ad ogni forma di interventismo. Ecco cosa dice: “… Sebbene possa sembrare strano che il governo Usa stia aiutando Al-Qaeda in Siria, non è poi così assurdo: la nostra politica interventista richiede sempre più che Washington collabori coi ‘cattivi’ per raggiungere gli obiettivi, pericolosi e aggressivi, della sua politica estera. L’amministrazione Trump quindi supporta Al-Qaeda e l’Isis? Certo che no, ma gli ‘esperti’ che gestiscono la politica estera di Trump hanno di fatto pensato che un’alleanza con questi due gruppi di estremisti è al momento necessaria per agevolare obiettivi a lungo termine in Medio Oriente. Quali sono questi obiettivi? Il cambio di regime in Iran”.

Nello stesso articolo, pubblicato a nome dell’ex senatore Ron Paul, si parla di Idlib: “… l’inviato speciale di Trump per combattere l’Isis disse l’anno scorso che ‘La provincia di Idlib è la più grande zona protetta di Al-Qaeda dall’11 Settembre’. Quindi, perchè così tanti funzionari statunitensi, e lo stesso Trump, continuano a minacciare il governo siriano di non riprendere il controllo di questo suo territorio da Al-Qaeda? Bene: se Idlib sarà riconquistata da Assad, finirà il sogno, dei neo-con nonché dei sauditi e degli israeliani, di un ‘cambio di regime’ per la Siria e una macchia nera per l’alleato della Siria, l’Iran”.

In America si discute assai chiaramente, almeno ai piani alti, della realtà dei fatti che continua ad essere “dimenticata” o persino distorta dai media main-stream: la guerra in Siria, dove estremisti e fanatici islamisti sono aiutati nella loro opera criminale e assassina, è fatta per rovesciare Assad, nel nome di interessi in primis sauditi e israeliani, per poi iniziare la folle scalata bellica contro l’Iran.

La sporca guerra occulta dell’Occidente quanto ancora può mettere a repentaglio la pace mondiale?

(di Pietro Vinci)