Esercito elettorale di riserva? L’influenza degli immigrati sul voto svedese

Una cosa è certa: sulle elezioni svedesi ha fortemente influito l’immigrazione. Lo ha fatto, come hanno avuto modo di dire i vari commentatori, aiutando la crescita del partito sovranista “Democratici Svedesi” (SD), ma non solo.

L’influenza infatti di anni e anni di accoglienza nordica si fa sentire – seppur non lo si faccia notare nei media mainstream – anche per quanto riguarda bacini di voti sicuri per chi questa politica dei confini aperti l’ha sempre avallata.

Per capire meglio occorre osservare qualche dato sull’immigrazione in Svezia, ed in particolare su quegli stranieri che hanno ottenuto cittadinanza e diritto di voto.

Sappiamo, ad esempio, che gli immigrati in Svezia rappresentano il 12,3% della popolazione. Una cifra abbastanza consistente ma che, per quanto riguarda i possessori della cittadinanza svedese, riesce comunque a salire.

Non si hanno dati sugli immigrati di seconda generazione. In alcuni quartieri l’ONU stima arrivino a rappresentare l’80% della popolazione. A Rinkeby, per esempio, una banlieue in cui il multiculturalismo svedese ha dato i suoi peggiori frutti, si arriva al 90%. E proprio Rinkeby pare essere stata, in queste elezioni, il fortino della sinistra, che ha conquistato, nell’area, ben il 77% dei consensi.

L’influenza degli immigrati di seconda generazione si è dunque fatta sentire in maniera forte. Per analizzare la portata l’unico dato che possiamo utilizzare è quello dei cosiddetti “foreign-born”, i cittadini nati in Paese straniero. Ebbene in Svezia rappresentano il 17,8%. Di questi, inoltre, circa la metà provengono da Paesi non europei.

A questi numeri, che già di per sé farebbero invidia a qualsiasi partito in cerca di consenso, vanno aggiunti quelli su cui non abbiamo dati, vale a dire i nati in Svezia da genitori stranieri (che abbiano richiesto la cittadinanza dopo 5 anni di residenza) o quelli nati da almeno un genitore svedese. È palese, anche senza dati certi, che le cifre rappresentano una ghiottissima fetta di elettorato.

L’immigrazione ha fatto la differenza dunque, ma non solo negli autoctoni che ne vogliono il blocco. Che la sinistra si sia assicurata nel Paese un “esercito elettorale di riserva“, che, anche perdendo le classi popolari autoctone, riesce comunque a tenerli belli a galla?

(di Simone De Rosa)