Basta ipocrisie e falsità sui Paesi di Visègrad

Il Parlamento europeo ha approvato la relazione Sargentini sullo stato di diritto in Ungheria, dando così l’ok all’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati. Favorevoli 448, contrari 197, astenuti 48. «Una votazione storica del Parlamento a favore dello stato di diritto», ha commentato la relatrice del testo Sargentini. «Il governo di Viktor Orbàn ha minato i valori europei attaccando l’indipendenza dei media, dei giudici e del mondo accademico e le persone vicine al governo e i loro amici e familiari si sono arricchiti a spese di contribuenti ungheresi ed europei» ha aggiunto.

Trattasi di una procedura di sanzioni contro i paesi accusati di «violare i principi fondativi del progetto europeo». Una gigantesca farsa, dato che i Paesi di Visègrad – Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia – sono stati inglobati dalla NATO – e di conseguenza dall’UE – per garantire l’espansione a est della stessa. In cambio, questi quattro Paesi – che hanno rapporti stretti più con Washington, che con Bruxelles – hanno ottenuto ciò che volevano: aiuti economici e un più largo mercato del lavoro per i propri cittadini sì, ma soprattutto garanzie sulla propria sicurezza.

Tra le forze liberal-democratiche europee e quelle cosiddette «euroscettiche» dell’Europa Est c’è sempre stato un fossato sostanzialmente invalicabile. Del tutto inutile e ridicolo ora, dopo aver inglobato questi Paesi nella NATO – nonostante le promessa ai russi di non allargare a est l’Alleanza Atlantica – gridare allo scandalo e sanzionare l’Ungheria.

Così Zbigniew Brzeziński, sostenitore dell’allargamento a est della NATO e consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Jimmy Carter, scrisse sul Washington Post nel 1992: «L’Occidente deve migliorare il senso di sicurezza dei paesi dell’Europa centrale. Si sentono senza difese di fronte alla crescente crisi in Oriente. Temono le migrazioni massicce, per non parlare dell’eventuale ricaduta di qualsiasi violenza che potrebbe esplodere in caso di un crollo totale dell’ex Unione Sovietica. Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia dovrebbero ora essere più formalmente incluse in accordi vincolanti di sicurezza che coinvolgono la NATO o l’Unione europea occidentale. L’esistenza di un vuoto di sicurezza in questa regione sensibile è controproducente per tutte le parti».

(di Roberto Vivaldelli)