Peter Kropotkin: dall’anarchismo al Bitcoin

Il tema dell’eterno ritorno di Nietzsche può apparire quanto mai inadatto per raccontare una vicenda riguardante la rivoluzione in ambito finanziario generata dal Bitcoin – e dalle altre cryptovalute -, ovvero l’introduzione del sistema blockchain alla base di questa nuova tecnologia.

Ciononostante la ciclicità della storia, degli eventi e delle persone trova conferma nella singolare figura di Peter Kropotkin: zoologo, teorico dell’anarchismo e filosofo di spicco dell’epoca prerivoluzionaria russa e internazionale.

Il merito di Kropotkin, condivisibile o meno, è quello di aver elaborato una base scientifica volta a dimostrare la sua versione dell’ideologia anarchica, un pensiero che per molti, ai giorni nostri, può essere definito come “anarchismo buono”. Chiaramente tutto ciò non era volto a supporta in maniera artificiosa il fenomeno dell’accoglienza come ai giorni nostri, bensì a constatare un aggiustamento del teorema darwiniano della lotta per la sopravvivenza. Il tema del “mutuo appoggio” rileva appunto il sostegno reciproco all’interno della stessa specie e/o comunità; gli atteggiamenti egoistici (spesso coincidenti con il capitalismo) sono per Kropotkin frutto dell’educazione, della concezione individualista della collettività e dello schema di valori dettato dalla centralizzazione del potere.

La soluzione del problema per Kropotkin è quindi l’abbattimento del potere centrale, la fioritura di comunità locali decentralizzate e autonome, legate tra loro in virtù di un interscambio e regolate internamente da uomini liberi, organizzati in leghe di maestranze.

La visione kropotkiniana, lungi da quanto avesse potuto lontanamente immaginare l’autore, pare essere adatta a comprendere il meccanismo di funzionamento delle cryptovalute e l’obbiettivo per il quale sono state ideate. Riprendendo il concetto del ripetersi della storia, il trisnipote del celebre filosofo, omologo dello stesso teorico dell’anarchismo, risulta essere tra i principali esperti in ambito crypto a livello italiano.

Il contemporaneo Peter Kropotkin, trentatreenne cittadino russo residente in Italia da diversi anni, con un certo parallelismo nei confronti del “nonno”, ha fatto dell’ambito crypto la sua attività principale, mantenendo intatta la visione di “decentralizzazione kropotkiniana” di fine Ottocento.

Peter Kropotkin, tris-nipote del celebre teorico russo e fondatore di Gen-blocks

 

Dott. Kropotkin, com’è nato il Bitcoin e perché è tanto rivoluzionario?

Il bitcoin trae le sue radici dal movimento cypherpunk, un gruppo di persone tra cui Julian Assange (wikileaks), Bram Coen (bittorent), Tim Berners-Lee (protocollo www) oltre ovviamente a Satoshi Nakamoto, persone che dal 1992 discutevano su una mailing list criptata sulla crittografia, privacy e sul futuro di internet. Dopo diversi tentativi falliti di creare una valuta informatica, Satoshi Nakamoto pubblica nel 2008 un documento (white paper) dove descrive come creare una valuta criptata utilizzando la tecnologia blockchain. Da questo input, raccolto da informatici open source si è sviluppato negli anni successivi il mondo decentralizzato di cryptovalute e soluzioni blockchain. La peculiarità del bitcoin sta nel suo essere un protocollo gratuito (opensource) il cui sviluppo avviene con modalità completamente indipendenti da qualsiasi autorità centrale. E’ un sistema di cui nessuna entità, nemmeno il suo creatore (sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto) detiene il controllo, il che genera la fiducia nella blockchain da parte degli utenti.

Per quale ragione i principali protagonisti del sistema finanziario hanno accolto malamente il fenomeno delle cryptovalute?

Bitcoin non è solo un sistema per trasmettere valore in modo sicuro ed irriversebile. Il valore viene emesso attraverso il meccanismo del “mining”, in breve i possessori dell’apparecchiatura (gli ASIC ed i servere con i nodi) che mantengono in funzione la rete blockchain, vengono remunerati attraverso l’emissione del Bitcoin (attualmente 12,5 Bitcoin per blocco ogni 2-5 minuti). Tuttavia la quantità totale dei Bitcoin è prestabilità dal suo stesso algoritmo (21 Milioni in totale di cui minati ad oggi 17,2 ca), si tratta quindi di una valuta di natura deflattiva. L’attuale sistema finanziario si fonda invece su un modello inflattivo ad emissione centralizzata affidata alle banche centrali. Senza perderci in svariate citazioni, ricordiamo che l’emissione è sempre stata proibita al privato a meno che essa non avvenga attraverso un processo regolamentato come l’emissione azionaria o obbligazionaria assistita da primari operatori finanziari.

Per quanto riguarda la proprietà deflattiva della moneta citiamo il caso, sconosciuto ai più della valuta di Silvio Gesell (economista tedesco 1862 – 1930). Gesell è riuscito a condurre un curioso esperimento nella città austriaca di Worgl nel periodo della Grande Depressione: l’autorità comunale ha cominciato ad emettere una propria moneta deflattiva che i cittadini erano costretti a spendere in quanto non poteva essere conservata, avendo una scadenza temporale. Nonostante l’esperimento avesse dimostrato svariati benefici di tale approccio (sono ripresi i consumi, realizzate numerose opere pubbliche, le tasse venivano pagate in anticipo ecc…) con diversi comuni austriaci si sono interessati a tale modello, la banca centrale austriaca ha vietato il proseguimento di tale esperimento.

Quello che stupisce non è la reazione delle banche, bensì la diffusione delle cryptovalute, che non ci sarebbe stata senza appoggio di una parte del mondo bancario, il che fa presupporre l’esistenza di correnti all’interno dello stesso sistema finanziario che la pensano diversamente.

Una delle principali accuse nei confronti delle crypto riguarda l’uso sporco che ne può fare la criminalità, garantita dall’anonimato, oltre all’insicurezza delle piattaforme che gestiscono gli scambi. Cosa ne pensa a tal proposito?

Per non essere superficiali voglio far luce solo su un paio di aspetti:

Bitcoin non garantisce l’anonimato (esistono altre crypto come il Monero con questo compito) ed anzi è molto più tracciabile del dollaro: la blockchain contiene la storia del singolo bitcoin dalla sua genesi attraverso il mining all’attuale posessore.

La diffusione e l’evoluzione della tecnologia passa per un sistema di miglioramento continuo. I tempi di risposta della giustizia sono incompatibili con lo sviluppo del web che per questo si è sempre autoregolamentato. Chiaro è che l’autoregolamentazione può funzionare solamente in un web decentralizzato con molti player di diverse dimensioni (non come nel settore dei mass-media) che impediscono al formarsi di un’oligarchia mainstream. La tecnologia blockchain permette questa decentralizzazione e quindi contribuisce allo sviluppo del web in una direzione “sana”. D’altro canto il mondo crypto è molto nuovo (diffusione di massa nel 2017) ed il processo di autoregolamentazione richiede tempo, per cui le truffe, scam fake abbondano. Non si può dire che i sistemi centralizzati come quello bancario e dei mass-media ne siano esenti (shadow banking, fake news).

Verso quale genere di futuro stiamo andando in ambito finanziario?

L’evoluzione tecnologica ha una naturale direzione verso la decentralizzazione, pensate alle comunicazioni: siamo passati da poste e telegrafi alle cabine telefoniche e telefoni fissi in casa agli smartphone in ogni tasca. Internet e la blockchain sono tecnologie abilitanti che ci permettono di stravolgere completamente il sistema di scambio di valore, di risparmio e di investimento.

Esiste già oggi la possibilità tecnica di lavorare in un sistema dove si passi dalle idee alla loro realizzazione materiale evitando gran parte dell’intemediazione tradizionale richiesta oggi all’imprenditore. La tecnologia permette alle comunità di finanziare indipendentemente i propri progetti (crowdfunding) senza dover dipendere dal sistema finanziario istituzionalizzato. I primi esperimenti di questo tipo li abbiamo visti con il crowdfunding, nel corso del 2017-2018 si sono “autofinanziati” svariati progetti attraverso le ICO (initial coin offer) e l’emissione di token. Purtroppo non abbiamo ancora molti elementi per giudicare se tale modello funziona.  

Tuttavia ci vorrà tempo per una diffusione globale, pensate quanto è trascorso dall’invenzione del motore elettrico alla diffusione di massa degli elettrodomestici. D’altro canto le curve di diffusione tecnologica sono molto più veloci rispetto a prima (classico esempio è la diffusione della TV comparata con la diffusione degli smartphone).

Che consigli si sente di fornire a chi ha intenzione di interessarsi alle cryptovalute?

Provare a “sporcarsi le mani” in maniera sperimentale, ovvero senza investire grossi capitali dall’inizio. E’ una tecnologia molto accessibile e molto scalabile:

  • Installare un wallet
  • Fare transazioni
  • Provare il mining
  • Provare il market making

(La Redazione)