Euroimbabolamento

Ogni vero europeista dovrebbe saltare di gioia per l’atteggiamento ostile di Donald Trump nei confronti di Bruxelles. Per l’UE sarebbe la prima occasione per iniziare ad essere indipendente e sfruttare margini di manovra finora impensabili in questi 26 anni di sua esistenza.

La pronta replica di Donald Tusk, invece, per cui gli USA sarebbero i “migliori amici” fa emergere i sintomi delle più gravi sindromi di Stoccolma. La porta ad ammettere a sé stessa lo stato di sudditanza comatoso. Ne emerge tutti i limiti che i vari Consigli e summit nascondono sotto il tappeto ogni anno. Un baraccone legato insieme da un mercato comune e dal liberismo ma completamente incapace di esprimere una politica estera scevra dalle influenze straniere.

I suoi peggiori nemici, quindi, non sono né Washington né Mosca, bensì i politicanti e i sostenitori più ottusi che la compongono. Anziché battere i pugni e usufruire delle lamentele a stelle e strisce per avviare il distacco definitivo da un’occupazione militare che non si è mai alleggerita, nemmeno dopo il crollo dell’URSS e la fine della Guerra Fredda, in quanto supporto logistico alle “esportazioni di democrazia” nell’era unipolare, sono in preda al caos. Totale. Addirittura si disperano.

È un segnale di come l’europeismo, oggi, sia soltanto il garante di trattati economico-burocratici e il peggior nemico dei valori, della cultura e della storia del continente che pretende di rappresentare. Nulla di più. Nulla di meno.

(di Davide Mario Pellegrino)