Raikkonen e Alonso: la “Generazione Perduta” che non molla

Così vengono chiamati i nati a cavallo del 1980: i figli della Generazione Perduta.

Nati sulle grandi prospettive della crescita, con la crisi petrolifera alle spalle, hanno visto in gran parte tradite dalle varie crisi di inizio millennio (Lehman Brothers sopra tutte) le speranze di poter avere una possibilità di crescita come quella ricevuta dai loro genitori. Alimentati con alte aspettative, magari la prima laurea in famiglia tra la commozione generale, avevano dipinte davanti a loro solo grandi porte spalancate.

Erano spesso il riscatto della categoria, che per anni ha faticato in una linea di montaggio “ma tu no, non lo farai”, fino a quando sono entrati nel mondo del lavoro con un tempismo pessimo: nel momento in cui tutti i sogni venivano classificati come illusioni.  E passati gli anni, tra un “mi spiace, è la crisi” e un “sarebbe andata diversamente se non fosse accaduto tutto ciò” adesso si ritrovano ormai superati, con le nuove generazioni a incalzare, a chiedere di farsi da parte perché il loro tempo è ormai passato.

Tocca a loro adesso, nessuno può reclamare il tempo sottratto se pur ingiustamente. È cosi per molti coetanei, che l’hanno vissuta sulla pelle: i più fortunati hanno ridimensionato i loro sogni e si sono ritagliati uno spazio per poter andare avanti, qualcuno invece ha mollato e gettato la spugna.
Allora quando domenica vedi Raikkonen quasi tuo coetaneo, anche lui della Generazione Perduta combattere come un ventenne, ti si stringe il cuore e culli la speranza di tifare per qualcuno che ancora può farcela. Perché lui e Alonso sono ancora lì.

Abbarbicati alla roccia più che mai, ogni volta di più quando sembra che la roccia li debba mollare.
Raikkonen ogni anno viene dato per spacciato: Verstappen, Leclerc, le nuove generazioni incalzano prepotentemente. Le voci di mercato si susseguono ciclicamente. E lui resiste, non molla, con la sua flemma che va oltre il tratto del Finlandese medio e dà lezioni agli stessi ragazzi che vorrebbero farlo fuori. Cosi all’alba dei quarant’anni, mentre l’età dei piloti si abbassa sempre di più, resiste. La Resilienza impersonificata.

Anche Alonso, nonostante il suo pessimo carattere che gli è costato la possibilità di andare oltre i due titoli, non si fa da parte: non è finita quella fame di vittorie, di successi, di non sentirsi sconfitto. È vero, a lui è andata meglio rispetto a noi, ma nel suo essere grande le delusioni non gli sono mancate.
Adesso si mette dietro il giovane Vandoorne, la promessa per ora mancata che doveva sostituirlo.
Non è ancora il vostro tempo, la lezione più grande che dovete imparare è la pazienza.

Così, per molti della Generazione Perduta vederli resistere è una speranza: la Speranza di potercela fare, di avere una seconda possibilità, di non soccombere nonostante le difficoltà perché se loro dati per spacciati ce l’hanno fatta, ce la faremo anche noi. E capisci adesso, per la prima volta, cosa sia il tifo vero, quello in cui ci credi per un motivo concreto. Quella di non sentirsi sconfitti.

Dedicato alla Generazione Perduta che non molla, e che resta a combattere per reclamare il proprio posto in questo mondo.

(di Davide Bologna)