Caro Gino, va’ e non tornare mai più (soprattutto in barca)

Caro Gino,

Abbiamo assistito con la solita pena la tua comparsata a Mezz’ora in Più ieri pomeriggio. Salvini è razzista, dici, perché vuol applicare alla lettera tutte le regole che dicono, senza appello, che l’Italia non è il porto di destinazione dei clandestini provenienti dall’Africa. Come in realtà non dovrebbe esserlo nessuno, perché i clandestini sono clandestini e gente modesta come te sulla loro esistenza ha marciato per anni.

Non lo dici tu eh, sia chiaro, ma i codici marittimi, così come gli ultimi accordi sull’accoglienza dei naufraghi. Quella cosa strana chiamata “legge”. Tu ti indigni, come da tua tradizione pluridecennale. Una tradizione grazie alla quale hai sistemato figli nipoti e pronipoti.

Il sottoscritto si è sorbito per troppo tempo alle superiori (ma anche all’Università), una vera e propria propaganda incessante sulla tua trista figura, sulle organizzazioni come la tua Emergency, e su tutto il mondo di presunta solidarietà che ne deriva.

Una propaganda di santificazione assoluta, quasi sempre ripetuta in coro da insegnanti, compagni sedicenti “attivisti”, addirittura parroci e comunità cristiane, tutti caduti nell’inganno clamoroso.

No, caro Gino Strada, non sei un santo e nemmeno una brava persona. Forse nel privato della tua vita familiare sarai un buon padre e un buon marito, non lo so e non mi interessa, anche Salvatore Riina pare fosse molto affettuoso con i figli.

Tranquillo, non sei Riina. Almeno quello no. Sei “solo” un individuo opaco e squallido, che ha fatto della retorica e dell’inconsistenza la sua ragione di vita. Oddio, anche un po’ di ricchezza, diciamolo pure. Qualche anno fa si scoprì che la tua buonissima Emergency incassava 39 milioni di euro, ma non si sapeva da chi provenissero.

Del resto, molte “colleghe” ONG, prima dello scandalo dell’anno scorso, avevano la possibilità di tacere su aspetti tanto importanti. Sei un falso buono, un falso solidale che però si è “messo a posto” come si dice dalle mie parti. La tua “azienda solidale” è un investimento coi fiocchi, dalle cifre che girano.

Ora ti indigni. E vabbè. Del resto lo status che hanno costruito ad arte sulla tua persona ti permette di farlo, anche se da “Casa Strada” non è che siano venute in passato chissà quali dimostrazioni di solidarietà: ricordi quando la tua piccola, ormai grande, disse che di profughi in casa sua non ne avrebbe voluto nemmeno mezzo? Quanto amore, quanta pace e quanta solidarietà. E magari la gente comincia ad aprire gli occhi.

Dicevamo, ti indigni per i “ministri razzisti” e confessi a cuore aperto di voler andare via dall’Italia. Se non fossero dichiarazioni di facciata (perché questo sono, chi ti schioda dalla tua bella casa in pre-pensionamento, con tutti i privilegi economici e d’immagine che hai accumulato in anni di fuffa?), ti risponderei, dal poco che conto, così: vai.

Vai, finalmente, verso altre lande. Fuori dall’Italia, possibilmente fuori dall’Europa, nella speranza di non sentire più le tue prediche, i sermoni che vengono fuori, che strano, rigorosamente quando gli affari rischiano di non andare più bene.

Anzi Gino, visto che ci sei, facci un favore: porta con te i tuoi fedeli adepti, quelli cresciuti tra tanti falsi miti anche nel tuo, che oggi non fanno che ammorbarci su quanto sia bello e civile l’estero.

Prendete un biglietto di sola andata, tutti insieme, e non mettete mai più piede in questo Paese che non avete mai dimostrato di amare, nemmeno una volta, nemmeno quando si è trovato spremuto al di là di ogni possibile resistenza umana.

Quanto sarebbe bello e liberatorio. So perfettamente che non avverrà. Ma mi sia concesso di sognare, una volta ogni tanto.

(di Stelio Fergola)