MicroMega sfida la sinistra sull’islamismo

Non si può certo negare che la rivista culturale MicroMega abbia appena compiuto una manovra titanica, nel senso che cozzerà contro un iceberg e, nella migliore delle ipotesi, ci consegnerà un meraviglioso film: braccare in un angolo la sinistra, proponendogli di apporre la firma su una posizione che, da molti anni a questa parte, ha assunto soltanto la destra.

I fatti: il quotidiano gollista francese Le Figaro, pochi giorni fa, ha scritto un appello “contro l’apartheid islamista” per contrastare quella che nei paesi mitteleuropei è ormai una piaga senza apparente soluzioni a breve termine, la crescente ghettizzazione della società operata dalle frange islamiche della popolazione immigrata.

Abbiamo già trattato, in precedenza, quanto in Francia, Belgio, Inghilterra, ma anche in Svezia, stiano sorgendo delle enclave, delle città nelle città, all’interno delle quali la legge dello Stato è sostituita dalla legge e le usanze islamiche. Al contempo, una parte di questa popolazione immigrata, avversa alla way of life occidentale, sta cercando di uscire dal ghetto e di imporsi in tutta la società, costringendo gli autoctoni ad adeguarsi a loro, invece di integrarsi nella società ospite.

“Il nuovo totalitarismo islamista cerca di guadagnare terreno con ogni mezzo e di passare per una vittima dell’intolleranza”; sta nascendo “un apartheid di nuovo tipo, una segregazione al contrario grazie alla quale i «dominati» preserverebbero la loro dignità mettendosi al riparo dai «dominanti»”. dice giustamente l’appello del quotidiano: fomentato proprio dalla sinistra globalista, campionessa di accoglienza, ma priva di qualunque prospettiva di integrazione degli immigrati proprio a causa del suo nullo senso nazionale, questo apartheid si manifesta principalmente attraverso la sempre maggiore richiesta di privilegi concessi alla minoranza islamista.

“L’islamismo vuole la separazione perché rifiuta gli altri, compresi i musulmani che non condividono le sue idee. L’islamismo detesta la sovranità democratica perché questa gli nega ogni legittimità. L’islamismo si sente umiliato quando non domina”, conclude l’appello di Le Figaro, firmato da cento personalità di diverse provenienze politiche e religiose – si, anche da musulmani.

Arriviamo a MicroMega, che questo appello lo ha riproposto in chiave nostrana. La premessa già fa intravedere il fallimento dell’operazione: “Il mondo della sinistra egualitaria, libertaria, illuminista, insomma della sinistra giustizia e libertà, dovrebbe farlo proprio […] È sempre più urgente che sia il mondo di sinistra, della società civile, ad assumersi l’impegno perché la laicità più rigorosa e intransigente sia il fondamento di una politica di accoglienza”.

Delle due l’una: o MicroMega non conosce la nostra sinistra, o la conosce fin troppo bene. Non solo la condivisione di questo appello è un disperato tentativo di ribaltare in proprio favore una tematica politica che in questi anni solo la destra (moderata e/o sovranista) ha evidenziato, quindi di inseguire l’avversario cercando di togliergli il suo stesso terreno di battaglia; ma mettere la penna in mano agli esponenti e gli intellettuali della sinistra italiana, nella speranza che firmino un appello del genere, significa proporgli una cambiale a vita su tutte le idee che hanno propugnato fin dalla caduta del Muro, quando, crollato il sogno del paradiso socialista, hanno abbracciato l’ideologia liberista socialdemocratica – e, nella frangia estremista, l’ideologia dei “diritti per tutti, doveri per nessuno”.

Significa, insomma, chiedergli di scendere dalla torre d’avorio per calarsi nei quartieri popolari, lasciare perdere i discorsi vani pregni di antirazzismo teorico, e prendere una posizione concreta sulla società odierna. A questo, si aggiunga che in Italia il problema della prepotenza islamista non è affatto sentito, nonostante i finanziamenti per i centri religiosi provengano in gran parte dall’Arabia Saudita, il cui wahhabismo non è noto per la tolleranza.

Siamo realisti: quale esponente della sinistra politica e/o intellettuale italiana lo firmerebbe a occhi chiusi? Saviano? Vauro? Erri De Luca? Monica Cirinnà? Wu Ming? Civati? Grasso? Boldrini? Enrico Rossi? Altri firmaioli assortiti, che non hanno esitato, magari, a firmare l’appello di Carmilla per la liberazione di Cesare Battisti?

Seriamente, li vedreste porre un’ipoteca su quanto hanno propagandato fino ad oggi, abbracciando una posizione giusta, ma che non gli conviene affatto e che, anzi, potrebbe rivoltarglisi contro per sempre? Viene da pensare che la redazione di MicroMega sia eccessivamente ottimista, oppure -ad essere complottisti- che stia apertamente sfidando quella stessa intellighenzia che compone una parte essenziale dei suoi lettori.

Ci sono solo due scenari possibili per l’appello di Le Figaro / MicroMega: o esso verrà largamente ignorato, al massimo firmato da qualche intellettuale semisconosciuto; o viceversa verrà, dai soggetti sopraelencati, apertamente contrastato, magari con accuse di razzismo e islamofobia all’indirizzo della rivista, del quotidiano francese e dei firmatari. In ogni caso, per MicroMega e per tutti noi sarà una vittoria: finalmente sapremo di che pasta è fatta la presunta “Italia migliore” dalla penna e la predica facile.

(di Federico Bezzi)