Disinformazione e propaganda: i 5 Stelle come il partito nazista?

Il mondo dell’informazione, si sa, vive anche di provocazioni, che si configurano come un modo efficace di attirare l’attenzione e, perché no, di far ragionare il lettore. Tuttavia, queste dovrebbero avere una base argomentata e collegata, anche un minimo, con la realtà. Insomma, l’esatto contrario di ciò che accade nell’articolo comparso su Il Foglio in data 23 marzo a firma di Siegmund Ginzberg, dove la deontologia giornalistica viene di fatto asfaltata applicando la regola aurea della “reductio ad Hitlerum”.

Qui, infatti, l’autore offre un parallelismo fra il contesto politico della Repubblica di Weimar e l’Italia di oggi, studiando le percentuali e le conseguenze – ma non le cause – del voto nella Germania degli anni Trenta. Il risultato è una sorprendente quanto buffa similitudine con le ultime elezioni politiche del Bel Paese. In sintesi, argomenta l’autore, Hitler non ebbe mai la maggioranza assoluta nel Reichstag ma gli fu permesso di governare poiché sottovalutato dalle controparti politiche.

A riprova di ciò una citazione di Goebbels, il quale sostiene nel suo diario che la fortuna del Partito Nazionasocialista fu quella di non esser stato preso sul serio. Tutto questo viene poi decontestualizzato e traslato arbitrariamente all’oggi italico, sostituendo semplicemente i termini dell’equazione. Così, ecco che il Partito Nazionalsocialista diventa il Movimento 5 Stelle, Hitler diventa Grillo – «I suoi comizi erano vere performance teatrali» – e il 33% nazista diventa il 32,68% pentastellato.

Tutto questo, scrive Ginzberg, gli «toglie il sonno». In effetti, quello che descrive è un sogno; un brutto sogno ovviamente, ma pur sempre qualcosa che è solo nella sua testa. È lui stesso ad ammettere che «questa storia non ha a che fare con l’Italia, né con l’attualità»; né, aggiungiamo noi, col Movimento 5 Stelle. Insomma, non c’entra affatto. Con nulla. Il suo non è che un paragone letteralmente campato per aria, un puro esercizio retorico spacciato per analisi storico-politica. Su cosa si basa infatti, se non sulle poche e superficiali analogie elencate sopra?

Tutto ciò avrebbe un senso se il Movimento 5 Stelle utilizzasse squadre di camicie brune, picchiasse e minacciasse gli avversari politici e si proponesse un programma ispirato a un testo violento come il Mein Kampf. Tuttavia, i pentastellati non si propongono affatto di rovesciare la democrazia, di reprimere il dissenso o, più in generale, di servirsi di metodi violenti per governare, senza contare che il povero Luigi non sembra esattamente paragonabile a un gerarca nazista. Un parallelismo, questo, che non può che suscitare agli occhi di una mente lucida una reazione mista di risata, imbarazzo e sdegno, anche in chi, coi 5 Stelle, non ha nulla a che fare.

Certo, il Movimento offre facilmente il fianco ad accuse di autoritarismo interno: di fatto, i suoi esponenti obbediscono ai diktat dell’asse Grillo-Casaleggio. È altresì vero che, a livello puramente teorico, la forma interna potrebbe rischiare di esprimersi nella prassi esterna, con un Grillo che prende decisioni da dietro le quinte, bypassando i normali processi democratici. È tuttavia doveroso sottolineare che non si tratta di un problema che coinvolge i soli 5 Stelle. Si pensi, ad esempio, a Forza Italia e all’incandidabile Silvio Berlusconi: anche il Cavaliere avrebbe potuto guidare un ipotetico governo forzista dall’esterno attraverso un Presidente del Consiglio fantoccio da lui indicato.

Si tratta dunque di un falso problema. Quello dell’autoritarismo è un rischio che riguarda la struttura stessa dei partiti, i cui statuti non devono obbedire ad alcuna regola democratica. C’è anche chi, come il PD, ha adottato misure di democratizzazione interna come le primarie, ma non si tratta di una pratica obbligatoria. Di fatto, tutti gli schieramenti potrebbero potenzialmente presentare questo pericolo. Ma può definirsi davvero tale?

L’unico vero pericolo è, a nostro avviso, la disinformazione, che opera facendo leva su emozioni irrazionali – ma potenti -, facendo terrorismo psicologico per indirizzare l’opinione pubblica. L’autore è preoccupato per la mancanza di sonno; dovrebbe esserlo piuttosto per la mancanza di ragione. D’altronde è noto che “il sonno della ragione genera mostri”.

(di Alessandro Carrocci e Camilla di Paola)