Alta tensione in Kosovo: arrestato ed espulso leader serbo

Marko Djurić, ministro serbo per il Kosovo, è stato arrestato lunedì a Mitrovica. Si era recato lì per promuovere delle soluzioni diplomatiche condivise nel tentativo di pacificare il clima di tensione a seguito della brutale aggressione dei reparti speciali di Pristina ai danni di civili e esponenti politici serbi e dell’assassinio di Oliver Ivanović.

Lo scenario ivi presente, per chi ha una memoria storica, è ormai noto da quasi 20 anni. La città è divisa in due amministrazioni, quella serba (riconosciuta da Belgrado) a nord e quella albanese a sud. Poiché quest’ultima, insieme al governo secessionista, non riconosce alcuna legittimità alla prima, è luogo di continue lotte inter-etniche. Sembravano, tuttavia, essersi fatti passi avanti. Alle riunioni diplomatiche per “smorzarle”, volute personalmente da Aleksandar Vucić, vi erano presenti amministratori locali e semplici cittadini.

Sembrava tutto liscio quando, all’improvviso, si sono materializzati i reparti speciali di Pristina. In seguito ad una brutale irruzione nel salone dove si teneva l’incontro, ne hanno percosso tutti i partecipanti. Il pretesto della criminale rappresaglia era che a Marko Djurić, direttore dell’ufficio per il Kosovo e Metohija, non era stato rilasciato il permesso per “entrare nel Paese” nonostante il ruolo istituzionale di prim’ordine che glielo garantisse automaticamente. Da Federica Mogherini e dal Dipartimento di Stato USA ancora nessuna parola di condanna. D’altronde questo “Paese”, criminalmente costruito su base etnica, vera e propria palestra europea dell’ISIS e centro di un network dedito allo smistamento dell’eroina proveniente dall’Afghanistan sul mercato UE lo hanno voluto loro.

(di Davide Pellegrino)