Che noia.

Chiunque legga un minimo i giornali sa che il punto alla fine di un titolo non si mette mai. Questa volta mi sembra corretto fare un’eccezione, quasi a ribadire la fermezza del sentimento espresso nella sintesi di questo già scarno pezzo.

Il signor Roberto Fico è stato eletto presidente della Camera dei Deputati e la sua concretezza è talmente imponente da rifarsi all’unico valore attraverso cui questa Repubblica si autolegittima.

Un valore talmente noioso nella sua totale inattualità che mi sto apprestando a fare un gioco. Almeno per rendere l’atmosfera meno soporifera, non lo nominerò mai.

Un principio che ribadisce, semmai ce ne fosse bisogno, il disastro della Repubblica Italiana, sistema istituzionale concepito da un gruppo di psicotici (ormai è appurato) che 70 anni fa hanno deciso che il modo migliore per evitare la nascita di un regime dittatoriale fosse eliminare del tutto la governabilità e la stabilità politica.

Un feticcio dell’inutilità che ha il solo scopo di nascondere un complesso di inferiorità politico senza precedenti il quale, invece di essere rimosso con i fatti, continua imperterrito a essere tirato in ballo senza alcuna ragione logica.

I partiti che oggi si rifanno all‘ideologia che quel principio tanto ha osteggiato, oggi non raggiungono nemmeno l’1,50%. Questo ammesso e non concesso il fatto di considerarli di quella pasta, considerando il mondo che divide l’idea originale e una sua attualizzazione più di 7 decenni dopo.

Possiamo attenderci nuove “battaglie civili” degne della Boldrina, riguardo rimozioni di scritte e abbattimenti di opere artistiche di portata storica? Chi può dirlo.

Certamente il signorino in foto non è esattamente una mente brillante, e ha tutte le carte in regola per far rimpiangere perfino la presidentA.

Per carità, impresa titanica, ci vorrà molto impegno, talento, estro e fantasia. Ma se pensiamo al decorso qualitativo della terza carica dello Stato dai tempi di quel simpaticone di Gianfranco Fini (per fortuna scomparso per sempre dalle aule di Montecitorio), c’è da avere paura sul serio.

Ce l’ho fatta, non l’ho nominato. Era l’unico modo per arrivare alla fine di questo articolo senza crollare dal sonno (e dalla noia).

(di Stelio Fergola)