L’Ucraina vieta ai propri atleti di partecipare alle competizioni in Russia

Kiev tronca i rapporti con la Russia, cerca di compiacere agli inglesi?

L’Ucraina ha deciso di mettere una croce sullo sport ucraino. E tutto questo viene presentato come un’azione patriottica – un completo boicottaggio di tutte le competizioni sportive (comprese quelle internazionali) che si svolgano sul territorio della Russia. Tale decisione è stata ufficialmente annunciata dal Ministero della Gioventù e dello Sport dell’Ucraina. Il boicottaggio verrà esteso a tutti gli sport senza eccezioni. Il 14 marzo è stata firmata una delibera che vieta agli atleti ucraini di prendere parte a qualsiasi competizione sportiva sul territorio della Russia.

“Le competizioni in Russia, considerando le politiche estere e interne di questo Paese, sono pericolose per i nostri atleti. Invitiamo inoltre le federazioni internazionali a non organizzare competizioni sul territorio di un Paese, che viola sistematicamente la legislazione internazionale in materia di sport. Aggressori e trasgressori dovrebbero essere cacciati dall’arena degli sport mondiali”, ha dichiarato il ministro della Gioventù e dello Sport dell’Ucraina, Igor Zhdanov, sulla sua pagina Facebook, commentando la decisione da lui firmata.

E in Russia solo quest’anno sono in programma: la Coppa del Mondo di calcio, il campionato del mondo juniores di Hockey, il campionato europeo di lotta, il campionato mondiale studentesco di pugilato e altre competizioni. Tutto, senza la partecipazione degli atleti ucraini.

Ma per il regime post-Maidan l’importante è evitare i contatti degli atleti ucraini con quelli russi. È fresco di memoria, quando la medaglia d’oro olimpica Aleksandr Abramenko, in diretta televisiva, amichevolmente abbraccia un atleta russo. Dopo un tale evento come si può parlare della necessità di una guerra contro un “Paese aggressore?”. Lo stesso sciatore ucraino affermò che nei rapporti personali tra sportivi di paesi diversi non deve esistere la politica. Questi discorsi, a Kiev, non li vogliono sentire! Allo stesso modo, il governo non vuole sapere del supporto degli ucraini su certe fraternizzazioni con i russi – con tutti gli sforzi profusi per fomentare l’odio verso l’ “aggressore” il gesto di un solo atleta è in grado, in un momento, di annullare tutto! No, così non va, e Zhdanov ha deciso il piano e ha firmato il decreto.

Se a questo aggiungiamo la situazione catastrofica dello sport ucraino, la logica di Kiev allora diventa chiara: praticamente, nel paese, soldi da buttare in sciocchezze sportive non ce ne sono più. Quindi, il boicottaggio delle competizioni sportive in Russia sembra calzare su questo sfondo: soldi non bisogna consumarne. Ad ogni modo, in Ucraina con questo governo, allo sport è rimasto ancora poco da vivere, ma almeno il processo di agonia sarà bello e patriottico.

Mikhail Degtyaryov, capo del comitato della Duma di stato per la cultura fisica, lo sport, il turismo e le attività giovanili, in risposta alla decisione dell’Ucraina, ha proposto gli atleti ucraini di trasferirsi in Russia.

Non si può fare a meno di notare che Kiev si è dato da fare per rompere i legami con la Russia sullo sfondo dell’isteria (https://www.fondsk.ru/news/2018/03/14/velikobritania-vysylaet-23-rossijskih-diplomata-ssha-zagovorili-o-himoruzhii-v-solsberi-45769.html ) della Gran Bretagna per l’avvelenamento di Sergey Skripal a Salisbury. In effetti è Londra che ha issato la bandiera del boicottaggio del campionato mondiale di calcio che si terrà in Russia. Secondo il “Times”, gli inglesi vorrebbero che a tale azione aderiscano anche Polonia, Australia e Giappone, così come un certo numero di altri paesi, tipo l’Ucraina, i cui governanti sono pronti a correre davanti alla locomotiva al primo fischietto degli anglosassoni.

Finora non stiamo parlando di calciatori, ma di delegazioni ufficiali. Tuttavia il calcio ucraino in tal senso non ha nulla da perdere. La squadra ucraina non ha superato quest’anno la fase di qualificazione per il campionato mondiale di calcio, ma se l’avesse passata, per poi rifiutarsi di prenderne parte, alla prossima partecipazione ai mondiali avrebbe avuto dei grossi problemi, in quanto tali iniziative comportano sanzioni da parte della FIFA. Gli ucraini, tifosi, andranno ugualmente in Russia, nonostante gli insensati appelli sul profilo del ministro, che risuonano per il secondo mese consecutivo.

Arrivare alla scomunica degli atleti ucraini dalle competizioni in Russia, al limite, sono decisioni che dovrebbero essere prese dalle federazioni sportive, non da funzionari, che per far piacere all’Occidente separano con la “cortina di ferro” gli ucraini dai russi. Ora sono arrivati fino allo sport. Il prossimo può essere il divieto agli atleti ucraini di giocare per i club russi.

“Non si deve mischiare politica e sport. Non capisco perché questo venga fatto. Gli atleti si allenano tenacemente per tutta la vita, poi qualcuno dall’alto determina il loro destino, non permettendo loro di mostrare ciò che hanno appreso. Siamo professionisti. Quindi, perché qualcuno dovrebbe privare qualcun altro del diritto alla propria professione?”, ritiene il calciatore Aleksandr Gay, che in questa stagione ha giocato 24 partite nel “Kuban”. Secondo le sue parole, se Kiev proibirà ai cittadini ucraini di fare sport professionistico in Russia: “Sarà … ancor più come in una dittatura”.

(da – Fondsk.Ru – Scelto e tradotto da Eliseo Bertolasi)