Utero in affitto: ecco come diventa legale (e pubblicizzato da YouTube)

Chi frequenta YouTube è abituato a trovarci, ovviamente, una marea di annunci pubblicitari riguardanti i prodotti più svariati: da libri, film e programmi TV fino ad aziende vere e proprie. Insomma “il tubo” straripa di offerte su ogni tipologia di oggetto di consumo.

Può capitare però di imbattersi addirittura in un banner che, invece di pubblicizzare qualche nuovo best seller, ti promette di diventare genitore.

Come? Con il noto (e controverso) utero in affitto.

La pratica è, lo ricordiamo, illegale in Italia ai sensi dell’art. 12 della legge 40/2004:

“Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.”

 

Com’è possibile allora che sul portale video più famoso del mondo si trovino di questi annunci?
La risposta è molto semplice: l’azienda in questione non fa nulla di illegale.

Ebbene sì, perché per la regola più vecchia del mondo “fatta la legge, trovato l’inganno” si riesce, con abbastanza facilità, ad aggirare il divieto italiano (e le relative pesantissime sanzioni) e a svolgere tranquillamente la pratica. Il tutto totalmente alla luce del sole.

Ma vediamo come.

Quella che compare nella pubblicità di YouTube è la BioTexCom, clinica con sede a Kiev che, sul suo sito, si definisce “al top dell’elenco dei centri più importanti per il trattamento della sterilità, con l’aiuto dei metodi ultramoderni della medicina riproduttiva.”

E la sede non è affatto casuale. La legge ucraina consente infatti, a differenza di quella italiana, la pratica della maternità surrogata. Punto questo, che la BioTexCom tiene subito a chiarire: “Il centro medico “BioTexCom” lavora legalmente basandosi sulle leggi dello stato ucraino. Inoltre, grazie alle linee guida ucraine, il nostro centro medico non stabilisce limiti di età nella realizzazione dei programmi di fecondazione eterologa e maternità surrogata.”

Ma vediamo meglio come funziona. Consultando il sito, come si stesse facendo regolarmente shopping, si possono scegliere vari “pacchetti”, con tanto di prezzo che aumenta o diminuisce a seconda del trattamento e della possibilità di riuscita, dal pacchetto “economico” a quello “VIP”.


Il procedimento è spiegato, con le relative tappe, e riassunto anche in un comodo schema:

È semplicissimo: la coppia paga e svolge tutte le procedure necessarie. Al termine di queste si reca in Ucraina e lì ottiene il bambino, che viene registrato secondo la legge locale come figlio della coppia contraente la maternità surrogata. Ci si reca poi in ambasciata, presentando il certificato di nascita e si può quindi tranquillamente tornare in patria.

La domanda, a questo punto, resta e diventa quasi scontata: com’è possibile che si riesca ad aggirare il divieto italiano relativo alla suddetta pratica?
In un pezzo di inizio 2016, La Stampa, già poneva la questione rispondendo con: “Se i committenti sono una coppia eterosessuale, questi generalmente si presentano all’ufficiale di stato civile italiano con un certificato di nascita del bambino redatto all’estero nel quale sono indicati come genitori e chiedono la trascrizione in Italia senza dichiarare che il bambino è nato a seguito di surrogazione della maternità. Così facendo commettono il reato punito dall’art. 495 c.p. (falsità in atti dello stato civile). “

A smentire però questa versione c’è una sentenza della Cassazione, la n. 48696/16, che, proprio con riguardo all’Ucraina e alla sua legislazione, evidenzia come il fatto non costituisca reato di falsa certificazione.


Il certificato di nascita ucraino dunque non è falso, ma legale tutti gli effetti. È esclusa quindi, secondo il giudice, ogni fattispecie di reato, mancando, inoltre, anche il c.d. “elemento psicologico”, avendo la coppia agito, consapevolmente, secondo una pratica che, seppur illegale in Italia, resta nel luogo di nascita del bambino assolutamente legale.

Ecco come, attuando un sistema relativamente semplice, si riesce ad aggirare il divieto della norma italiana in materia. Il tutto senza commettere alcun tipo di illecito e ottenendo, perché no, anche una bella pubblicità da YouTube, tra una canzone in tendenze e il filmato di un gattino.

(di Simone De Rosa)