Sarri, ma che sessismo: maleducazione e nervosismo sono altre storie

Domenica sera, post-partita di Inter-Napoli. Gli azzurri non vanno oltre il pareggio a San Siro, perdono la testa della classifica e si ritrovano a un punto dalla Juventus con una partita in più rispetto ai bianconeri, che hanno il recupero mercoledì contro l’Atalanta all’Allianz Stadium.

Il nervosismo di mister Maurizio Sarri è palpabile, quella contro i nerazzurri è un’occasione sprecata, è un altro 0-0 con poche occasioni da gol create nonostante la superiorità territoriale, esattamente come all’andata.

La possibilità di ritrovarsi a -4 dalla vetta dopo un percorso quasi perfetto è d’altronde divenuta concreta (dopo il successo, temuto e verificato, dei bianconeri ieri sera) e di fatto ha ridimensionato le ambizioni di scudetto del Napoli, quindi per Sarri la domanda sul tema era già scontata.

Gliela fa per primo Dario Donato a Domenica Premium. Dopo una serie di risposte sulla qualità del gioco espresso e sulla prestazione dei suoi ragazzi, eccola lì: “Se la Juventus mercoledì dovesse vincere ipoteticamente…”, ma il conduttore non riesce nemmeno a formularla in modo completo.

“Ascolta, io non ti rispondo più alle domande sulla Juventus. Se avete delle domande sulla partita di stasera, bene, altrimenti me ne vado”. Lo interrompe Sarri infastidito. E se ne va, togliendosi subito l’auricolare.

Poco dopo il tecnico toscano si presenta in sala stampa. Dieci minuti di domande sulle sostituzioni, sulla tattica, sul cambio di ruolo del Napoli da lepre a inseguitore e la promessa di Sarri di “rompere i coglioni alla Juventus fino a fine campionato”.

In chiusura, l’ultima domanda tocca a Titti Improta, figlia dell’ex centrocampista azzurro Gianni, di Canale 21. La giornalista napoletana lo incalza: “Sono troppo dura per dire che stasera lo scudetto è compromesso?”. Sarri è imbarazzato, non sa cosa dire esattamente, ci pensa su un paio di secondi e prova a cavarsela così: “Sei una donna, sei carina e non ti mando a fare in culo per questi due motivi”.

Risate della maggior parte dei cronisti presenti, ma la Improta insiste con calma: “Le chiedo di fare un ragionamento su delusione e soddisfazione…”. E la risposta arriva, quasi scontata: “Della prestazione sono assolutamente soddisfatto. Se si parla di delusione perché vedi la Juventus prima in classifica, negli ultimi sette anni ci dovevano essere diversi suicidi”.

Che differenza c’è tra la prima reazione e la seconda? Praticamente nessuna, si nota la rabbia di Sarri nel rispondere a domande scomode, espressa con toni e atteggiamenti maleducati. 
Tutto qui? Neanche per sbaglio. Il lunedì interviene l’Ordine dei Giornalisti della Campania, di cui la Improta è segretario.

“Una risposta sessista, inaccettabile” dice il presidente Ottavio Lucarelli, che però aggiunge “A telecamere spente, Sarri si è poi scusato. Ma rimane la gravità della sua risposta che segna non solo il gergo volgare dell’allenatore, ma il suo disprezzo verso la stampa e verso le donne. Totale solidarietà alla collega”.

E così in poche ore l’hashtag #Sarri è trending topic su Twitter e orde di commentatrici indignate e politicamente corrette lanciano accuse di sessismo, ricordandogli quando due anni fa diede del “finocchio” a Roberto Mancini dopo un’altra partita del Napoli contro l’Inter, quella volta persa in Coppa Italia.

Non mancano articoli su blog e testate, come quello di Elisabetta Ambrosi sul Fatto Quotidiano, secondo cui la frase del mister “esprime il più becero maschilismo”. O il Buongiorno di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera che definisce “cavernicole” le parole di Sarri. 
Per fortuna c’è ancora chi ragiona inquadrando la situazione, cioè quella di un allenatore arrabbiato che cerca di uscire da una situazione di imbarazzo nel tentativo, maldestro, di non insultare nessuno.

“Meglio mandare a fare in culo le donne, invece di non farlo perché sono donne?”, notano Jack O’Malley sul Foglio e Giuseppe Cruciani a Tiki Taka su Italia 1, trasmissione in cui lunedì sera era ospite anche la Improta.

Che infatti ha voluto chiudere la questione: “A conferenza finita, Sarri si è avvicinato a me con tono scherzoso e mi ha chiesto se fossi permalosa. Gli ho detto che non sono permalosa, ma non poteva assolutamente permettersi una risposta come quella. Poi si è scusato, abbracciandomi”, ha raccontato.

Ed ecco spiegato il suo punto di vista: “Se dovessi definire Sarri sessista o omofobo non lo direi. Le sue scuse mi sono sembrate vere e oneste, non credo avesse intenzione di offendere”.

Nessuna offesa, quindi, secondo chi nell’immaginario femminista dovrebbe essere la vittima, che si è detta piuttosto sorpresa: “La vicenda per me si era chiusa domenica sera, non pensavo si sollevasse un polverone”. Nemmeno noi, ma con il politicamente corretto non si sa mai.

(di Armando Torro)