The Dark Side Of The Moon, 45 anni dopo

The Dark Side Of The Moon è il culmine dell’esplorazione dello spazio interiore avviata con Relics, The Piper at the Gates of Dawn e Meddle. Ha tutto. In Breathe, i collage sonori di David Gilmour con l’Univox Uni Vibe si fondono con le riflessioni di Roger Waters sulla follia della vita quotidiana. In Us and Them, gli arpeggi con il Binson Echorec ben si amalgamano al lungo tappeto di Hammond di Richard Wright, ottenuto modulando le note di un solo accordo, come il Sol minore nel caso di Shine On You Crazy Diamond (Wish You Were Here). In Money, le linee di basso sono protagoniste con il sassofono di Dick Parry, il solo ed unico a saper suonare un assolo in 7/4, tempistica, negli anni ’70, molto comune ma piuttosto rara per un singolo di successo.

Quanto detto avviene non sotto forma di massa slegata e fine a sé stessa, ma di una concezione unitaria. Ha un tema narrativo, un inizio, uno sviluppo e una fine. Non c’è nulla di superfluo. In ogni brano, infatti, gli ultimi secondi anticipano il successivo. Il Leslie e l’Echo di Any Colour You Like danno un’idea all’ascoltatore di come inizierà Brain Damage. La Breathe Reprise, coda di Time, invece, apre The Great Gig In The Sky, dove la voce di Clare Torry è patrimonio di inestimabile valore. Nessun concept album, prima di esso, aveva ottenuto questo risultato. Ci avevano tentato i Beach Boys in Pet Sounds, ma con scarsi risultati. Il suo fascino, tuttavia, non finisce qui. Restano famosi, in tal senso, i passaggi parlati, spesso a stento comprensibili, ottenuti chiedendo a persone di passaggio per Abbey Road di parlare dentro un microfono su argomenti quali pazzia, violenza e morte.

Per non parlare dei i messaggi subliminali legati ai Beatles. Un intervistato, i cui commenti non furono usati, era nientepopodimeno che Paul McCartney, ad esempio. Ai più attenti, inoltre, negli ultimi 30 secondi, coperta dal classico battito del cuore pulsante, subentra alle orecchie un’orchestra che suona in sottofondo Ticket To Ride. Semplicemente un capolavoro apollineo, che a 45 anni esatti dalla sua creazione (10 marzo 1973) è doveroso ricordare, omaggiare ed onorare.

(di Davide Pellegrino)