Lavinia Cassaro e la dissonanza cognitiva: qualche riflessione

Negli ultimi tempi, coloro che sono avvezzi alla controinformazione a mezzo internet, avranno notato Lavinia Cassaro, la docente di Torino che urlava come una forsennata contro la polizia in una manifestazione “anti fa”.

Sgomberiamo subito il campo dalla questione del provvedimento legislativo, licenziamento o meno. A tutti gli effetti è sancito il diritto a manifestare anche con veemenza le proprie “idee”, e non c’è bisogno di occuparsi di ciò in questa sede. Lo Stato italiano, concede la possibilità di ragliare come i cavalli contro di sé e i suoi funzionari. Quindi, tranquilla Lavinia, facciamo giocare al ’68 anche te!

Certo è che in un’operazione di “futurismo artistico-politico”, i genitori degli alunni della docente, potrebbero ritirare uno per uno i figli dalla classe. Almeno da lasciargliela vuota. La sera ragliatrice, la mattina docente? Ma anche no! Lasciamo ad ognuno la possibilità di sciogliere i propri problemi di scissione psichica, ma facendo meno danni possibili.

I retroscena psicologici, accennati, sono i veri fattori dominanti di queste situazioni sempre più diffuse. Tra le maggiori forme patologiche della psicologia di massa, oggi abbiamo la dissonanza cognitiva. Il fatto che, ad esempio, ci si debba sorbire dai media ore di retorica secondo la quale la crisi è passata e la disoccupazione sta calando; per poi riscontrare, giorno per giorno, che questa cosa non è vera, ed edificare, quindi, personalità discordanti tra quelli che sono gli aspetti consci e inconsci, tra la sfera razionale e quella percettiva.

Tornando al caso specifico, è esso stesso un campione significativo di una moltitudine di situazioni che vediamo nelle piazze, nelle strade, in TV, sul web o nel contatto faccia a faccia. Alla base vi è un combinato letale di sovversione pilotata e femminilità degenerata, con o senza femminismo.

Da un lato i soggetti in causa sono la voce delle nicchie di “resistenza” che l’ordine concede al disordine per mantenersi in vita e rigenerarsi. Dall’altro le loro caratteristiche psichiche “femminili”, estremizzate, miscelano a ciò: l’irrazionalità esasperata, la cessione ai facili entusiasmi, la sensibilità nevrotica, lo scatto umorale, o peggio ancora isterico. A questo aggiungiamo il femminismo all’ultima moda, come nelle “Girl” del caso Weinstein, vedi Asia Argento, o delle manifestazioni anti Trump.

Emblematico anche il linguaggio non verbale. Pensiamo agli occhi sgranati della giornalista di “Repubblica” che attaccava Di Stefano a “Piazza Pulita”, Federica Angeli, altro soggetto interessante per questo tipo di analisi. Vergognosa fu anche la celebre affermazione di Daniela Preziosi de “Il manifesto” che a Paolo Diop disse: “Non è perché lei è nero e in collegamento io non posso parlare e lei può dire quello che vuole! E’ un giochino astuto”. Come se un bianco non possa mandare a quel paese un nero senza essere tacciato di razzismo, o come se un nero non possa farlo nei confronti di un bianco senza essere tacciato di inferiorità razziale. Forza Mauro Biani, adesso fai la vignetta!

Altro collante “ideologico” è la lotta al fascio-leghismo. E celebre è stata la “rappresentazione teatrale” della ragazza che ricoperta di una pelliccia sintetica a pois inveisce, con movenze “gangsta rap”, contro degli esponenti di partiti politici non graditi.

Potremmo farne a bizzeffe di esempi di capo popolo della “pseudo-sinistra”, che arringano i “migranti” contro “l’Europa che ha la coscienza sporca e che deve accogliere, accogliere e accogliere”; come se il tabaccaio sotto casa, o un maestro di scuola debba assumersi il senso di colpa delle guerre coloniali. 

Oppure di quelle che invitano alla ribellione i soggetti disagiati contro obbiettivi nemmeno secondari – di solito contro la Lega –, pur possedendo un mare di ricchezze ereditate. E quelle che si riempiono la bocca di proletariato e di avanguardismo operaio, senza però aver effettuato nemmeno un giorno di lavoro – e dico in un ufficio, non in produzione!

I personaggi in causa, in una sorta di invasamento individuale o collettivo – dominato o meno dalle forze extra sensibili, lo lasciamo agli esperti del paranormale – si agitano contro obbiettivi facili, “spauracchi”, vittime, queste sì, del sistema che vorrebbero combattere. A tutti gli effetti questa gente è la guardia bianca, psichica e talvolta violenta dell’establishment.

Ne potrei fare altri esempi di docili ragazze all’apparenza che, come d’incanto, si trasformano nelle discussioni inveendo contro l’interlocutore, che magari ha messo in crisi qualche postulato dell’ideologicamente corretto. Tuttavia, come si dice in gergo, siamo per la parità e possiamo citare anche i maschi in questa disanima. Una volta mi capitò di osservare l’atteggiamento che ebbero i presenti in una nota libreria della “contro-cultura” napoletana, così la chiamano, quando entrò un prete che in un modo o nell’altro voleva fare quattro chiacchiere. Tutti a scanzarlo, manco fosse un lebbroso, tranne uno, “il ribelle”, che prontamente gli andò a vomitare addosso retorica anti clericale che 50 anni fa era già vecchia di 50 anni.

O altri ancora che da educatori pacifici, o meglio “pacifisti”, inveiscono apologeticamente nella caccia al fascista o cattivo di turno. Sempre rimanendo nella categoria, troviamo una marea di gente che si bombarda di canne, alcolici e droghe varie il sabato sera, per poi il lunedì mattina apprestarsi a classi di ragazzi inconsapevoli. Questi ultimi che accrescimento potranno mai avere, dovendo sorbirsi lo sfogo di tutti quei veleni, tossici più che mai in questo caso, e manifestati in atteggiamenti pestilenziali e “negativi”?

Tutto all’insegna della dissonanza, siamo arrivati a un punto in cui l’educatore, è esso stesso colui che deve essere rieducato. Ma va bene così, tutti i fenomeni citati sono ampiamenti concessi e approvati dal “Signor establishment”, in un regime di ipocrisia vera e propria. Come direbbe Zarathustra al “cane di fuoco” “ogni volta che ho sentito parlare i diavoli della feccia e della ribellione li ho trovati simili a te: salati, mendaci e piatti” “Come te lo Stato è un cane ipocrita, come te ama parlare con fumo e con latrati, per far credere come te, di parlare alla pancia delle cose”.

(di Roberto Siconolfi)