La legalizzazione dell’aborto in America Latina

Nel secolo dei diritti civili e individuali in cui si discute di eutanasia, matrimoni omosessuali e adozioni ad opera di coppie gay dall’altra parte del mondo, a far discutere è la legislazione sull’aborto.

In molti dei Paesi che compongono il subcontinente latinoamericano l’aborto è in larga parte vietato del tutto o consentito solo per rari casi. A far tornare prepotentemente alla ribalta il caso ci hanno pensato lo sconto di pena per Teodora Vazquez in El Salvador prima e una manifestazione davanti il Parlamento argentino dopo.

Nel primo caso si è trattato di una riduzione di pena, dai trent’anni iniziali, a dieci anni e sette mesi, che ha permesso alla donna di tornare in libertà dopo la sentenza di colpevolezza per omicidio aggravato ricevuta nel 2008 per un aborto, che lei aveva sostenuto fosse spontaneo, al nono mese di gravidanza.

In Argentina sono state alcune migliaia di manifestanti a dare vita ad una manifestazione giunta nei pressi del Parlamento per chiedere una legge che lo legalizzi. Solo alcuni mesi fa, una legge simile a quella richiesta in Argentina è stata approvata nel confinante Cile e prevede l’interruzione di gravidanza in tre casi: se è a rischio di vita la madre o il feto, se la gravidanza è il risultato di una violenza oppure se il feto non presenta segnali di vita.

Pur essendo da sempre il maggior serbatoio di fedeli cattolici, in tutta l’America Latina vanno sempre più espandendosi le chiese evangeliche che aumentano annualmente il numero dei propri aderenti. In molti sostengono che le politiche sui diritti civili inizino a risentire proprio del peso degli elettori evangelici che, non a caso, negli ultimi mesi hanno determinato, con il loro sostegno, la vittoria di Sebastian Piñera alle presidenziali in Cile e l’inattesa rimonta al primo turno delle presidenziali in Costa Rica del predicatore Fabricio Alvarado Muñoz.

Con diverse tornate elettorali alle porte nel corso del 2018 in tutto il continente non rappresenterebbero più delle novità le affermazioni di candidati strettamente legati alla componente evangelica e tra questi si fanno già i nomi di Jair Bolsonaro in Brasile e del pastore Javier Bertucci in Venezuela.

(di Luca Lezzi)