Think-tank? Strumenti di ingerenza dell’imperialismo USA

L’Atlantic Council’s Digital Forensic Research Lab, così come il PNAC (Project For The New American Century), perseguono lo stesso obiettivo: “promuovere la leadership mondiale USA e il ruolo centrale dell’Alleanza Atlantica nell’affrontare le sfide del XXI secolo”. Ciò avviene, sostanzialmente, con due approcci.

Il primo, più aggressivo, mediante considerazioni etiche che portano alla preparazione di un terreno favorevole a sommosse e cambi di regime in una direzione globalista. Due esempi, in tal senso, sono la famosa Dottrina Wolfowitz – che spiega gli accadimenti in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria – e la ‘4+1’ di Herbert R. McMaster, consistente nelle guerre preventive a Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, ovvero le principali minacce al raggiungimento di un’egemonia globale a cui aspira Washington da dopo il 1989.

Il secondo, invece, è più soft power. Dietro analisi strampalate sulle pagine Facebook legate a Vladimir Putin, “pagate dal Cremlino” o semplicemente filo-russe, il fine è la promozione di quei partiti che, dietro una stantia retorica anti-populista, screditano qualsiasi ideale metta in discussione la natura famelica ed imperialista della globalizzazione. Un’ingerenza in piena regola negli affari interni dei Paesi per tenere sotto tutela, o, più esattamente, sotto condizionamento, la loro sovranità nazionale.

Anna Pellegatta, quindi, che ha criticato noi di Oltre la Linea nei suoi articoli per tali think tank, va contro gli interessi nazionali, perché non ambisce ad un’Italia sovrana, bensì sottomessa alle prepotenze geopolitiche e ad un’occupazione militare che non si è mai alleggerita, nemmeno dopo il crollo dell’URSS e la fine della Guerra Fredda, in quanto supporto logistico alle “esportazioni di democrazia” nell’era unipolare. Nel futuro mondo multipolare, per questa pletora occidental-atlantista, venduta completamente a potenze estere, non deve esserci più spazio.

(di Davide Pellegrino)