Toni Iwobi senatore: i fegati spappolati della sinistra immigrazionista

Pare strano che ad oggi il Vate Saviano non abbia ancora proferito parole indignate sul suo profilo social, al momento impegnato a sfiorare l’ennesima denuncia per calunnia che potrebbe – un giorno – anche muovergli Salvini (per carità, niente di diretto, ma il caro Robertino l’altro ieri ha pubblicato una citazione di Gomorra inducendo a uno strambo parallelismo tra il leader del Carroccio e il boss della serie Pietro Savastano: non perseguibile, ma in tribunale ci si finisce anche per meno).

In compenso in questi giorni la sinistra immigrazionista e tutti gli schiavi che prendono ordini da essa ha mosso i suoi cagnetti come in poche altre occasioni. Quando è così, si è colto nel segno. L’elezione di Toni Iwobi, imprenditore nigeriano residente nel bresciano, al Senato della Repubblica (il primo di colore nella storia italiana, non primo deputato in assoluto di origine straniera, chiaramente) ha inacidito così tanti stomaci che le vendite di Maalox e Gaviscon saranno, probabilmente, schizzate alle stelle. Non escludiamo anche un deterioramento di fegati e, naturalmente, coronarie.

Il motivo? Ma è ovvio, il signor Iwobi ha un “problema”: non solo è nero (perché il “problema”, a ragionamenti invertiti, è esattamente quello) ma ha avuto l’arroganza e l’incoerenza di candidarsi nientepopodimeno che con la razzistissima Lega, nelle cui fila è iscritto non da 3, non da 5, non da 10 ma addirittura da 20 anni.

Vent’anni. Caspita. Ecco quindi che già si muove, pesante come un macigno, il primo ostacolo: non si può accusare nemmeno di aver costruito una candidatura ad hoc, selezionando volutamente un nero tra i propri iscritti per rispondere alle accuse di xenofobia e razzismo che, da sempre, il movimento settentrionale di porta appresso.

Cosa rimane? Eh beh, qui siamo di fronte a un grosso dilemma. Si può insistere sull’incoerenza, certo, magari sulla mancanza di dignità di cui il “negro venduto”, il signor Iwobi, può soffrire “consegnandosi” ai suoi infami padroni. Di ciccia però ce n’è poca, come se ne esce? Qualcuno ci prova lo stesso.

Left ovviamente è in prima fila, Vauro segue a ruota, ma non scherzano nemmeno quei burloni di Potere al Popolo, e il girotondo si estende a quel raffinato analista socio-politico di nome Mario Balotelli, noto soprattutto per la sua ricca e intensa attività di filosofo.

La rivista “di sinistra”, sulla propria pagina social, guarda caso esprime i dubbi sulla terribile incoerenza che ha spinto un subsahariano ad essere il “leghista convinto” che ha più volte affermato, da anni, di sentirsi. E lo fa riportando un post che paragona la mossa politica del Carroccio addirittura ad un piano malvagio concepito da un nuovo Goebbels.

E Vauro? Signori, il fumettista più razzista della storia (esclusivamente contro gli italiani, sia chiaro) si veste ad arte per criticare l’oscura mossa politica del malvagio Salvini.

Per Potere al Popolo “la Lega non è un partito antirazzista perché elegge un nero” esattamente come “il PD non è un partito antirazzista perché elegge la Boschi”. Non credo siano necessari ulteriori commenti.

Non possiamo che concludere con il Max Weber dei calciatori, l’uccisore e giustiziere di tutti de Gobineau dell’era contemporanea, ovvero Mario Balotelli. Per Supermario, idolo dei nostri cuori calcistici probabilmente eterno per una partita giocata bene con la Germania in sei anni di nulla, Iwobi non si rende conto della gravissima situazione: “Forse sono cieco io o forse non gliel’hanno detto ancora che è nero”, scrive sul suo profilo Instagram, apostrofando poi il tutto con un indignatissimo “Ma vergogna!”

Secca la risposta di Iwobi al “campione”: “È solo un ragazzo viziato”. Game, set, match.

Un uno-due finale è necessario, come nelle migliori partite di calcio, e quindi si ritorna a Potere al Popolo. Poco dopo la leader Viola Carofalo, da tutti ormai riconosciuta come la Angelica Balabanoff italiana del nuovo millennio, elogia su twitter la brillantezza mentale del nostro Supermario.

Insomma, le reazioni all’elezione di Iwobi raggiungono apici di stupidità non comuni. Alcuni utenti comuni, il giorno stesso, su facebook si sono anche espressi con parole di questo tipo: “Ma davvero si gode per Toni Iwobi nero eletto solo perché sta con la Lega?”.

Non credo importi nulla a nessuno, sinceramente: il sottoscritto non ha nemmeno votato per la Lega, se è per quello. Si gode semplicemente perché si è dimostrato, per l’ennesima volta, che tutto il ciarlare sinistroide su bambini africani che non si sa perché dovrebbero essere cacciati da Salvini, su uguaglianza forzata tra popoli evidentemente diversi, sull’integrazione del nuovo millennio, sia crollato come un castello di carte. Tutto qua.

Ed è bastato un banalissimo esempio, insieme ad altri, a dimostrare cosa significhi naturalizzare e integrare davvero, soprattutto quando di mezzo c’è una personalità come quella di Iwobi, imprenditore e uomo del fare, non a caso molto amato proprio nei terribili ambienti leghisti, quelli animati dai Goebbels de noantri.

Ovvero un’operazione, la naturalizzazione appunto, che è sempre esistita nella storia dell’uomo, ben da prima che quattro fighetti dopo l’apericena pretendessero di insegnarci come si rispettano gli altri popoli e le altre razze con le loro cittadinanze regalate e le loro importazioni di schiavi. Buffoni.

(di Stelio Fergola)