Crollo PD: è la giusta punizione per una sinistra patetica

Non sono leghista e neppure grillino, ma nondimeno mi ritengo estremamente soddisfatto dell’esito di queste elezioni. Per quattro motivi fondamentali:

— chi negli ultimi anni ha governato il nostro paese per conto della finanza europea, avvallando le politiche di austerità e i tagli della spesa pubblica, gli attacchi ai diritti sociali dei lavoratori e l’immigrazione clandestina di massa, nonché forgiando uno dei tipi umani più spregevoli che la storia ricordi – il Giovane Democratico dalla Mente Aperta (GDMA), – ha subìto un’epica batosta dagli elettori;

— Salvini ha infine sorpassato Berlusconi, scongiurando la prospettiva di un governo Tajani o addirittura Draghi, ultimo e più mostruoso aborto di quelle vecchie meretrici moderate che da sempre ammorbano il panorama politico nazionale, a destra come a sinistra;

— l’attempata nipotina di Soros è stata trombata come meritava, insieme alla sua congrega di liberali da strapazzo e cannaioli neomalthusiani usciti dalla Bocconi, malgrado il vergognoso salvataggio in corner, la pazzesca sovraesposizione mediatica e la surreale propaganda infilata persino fra gli spot pubblicitari che nelle sale cinematografiche precedono la visione dei film;

— CasaPound si è fermata sotto l’1%, smentendo i foschi presagi di chi, lontano anni luce dai problemi reali del paese, ha incentrato la propria campagna elettorale sulla fantomatica marea nera in ascesa, nel (fallace) tentativo di uscire dalla marginalità imboccando l’illusoria scorciatoia dell’eremitismo ideologico e del folclore “antifascista”.

Ci tengo a sottolineare che il risultato di gran lunga più importante è il primo: la clamorosa sconfitta dei sedicenti lord angloscandinavi che morivano dalla voglia di togliere il diritto di voto a chi non la pensa come loro e di censurare le presunte fake news diffuse dai terribili hacker russi, degli squallidi hipster col portafoglio pieno che ora sicuramente imputeranno il proprio fallimento all’ignoranza demagogica “tipicamente italiana” di un popolo che ormai li schifa e li vedrebbe bene all’estero, dove molti di questi cosmopoliti senza radici avevano minacciato di trasferirsi in caso di “vittoria del populismo”. Speriamo che facciano almeno un favore all’Italia e mantengano le promesse!

(di Francesco Alarico della Scala)