Alle origini della questione curda

La guerra in Siria ed Iraq contro i terroristi dello Stato Islamico e delle formazioni a esso affini ha riportato al centro del dibattito la questione del popolo curdo, attore non secondario delle vicende in Medio Oriente. I Curdi ad oggi contano circa venticinque milioni di persone, diffuse tra Siria, Armenia, Azerbaijan, Turchia, Iraq ed Iran. In Turchia ed Iraq rappresentano un importante percentuale della popolazione, ovvero circa il 20% del totale. I Curdi ad oggi non hanno avuto la possibilità di emergere come un vero e proprio stato nazione ma hanno lottato per ottenere questo riconoscimento, per questa ragione è importante indagare ulteriormente la loro storia.

In assenza di un vero e proprio stato nazione col termine Kurdistan si è soliti indicare i territori in cui i Curdi costituiscono una maggioranza etnica. I Curdi confinano con tre dei maggiori gruppi etnici del Medio Oriente, gli Arabi a sud, i Persiani ad est ed i Turchi ad ovest, ad oggi e in passato l’estensione di territorio in cui i Curdi costituiscono la maggioranza etnica è stata a lungo dibattutta. I Curdi hanno spesso cercato di sovrastimare le aree in cui rappresentavano la maggioranza, mentre i gruppi etnici dominanti come Arabi o Turchi hanno cercato di sottostimare la loro presenza.

Come ogni grande gruppo nazionale del passato o del presente i Curdi rappresentano un prodotto di convergenza e assimilazione di vari gruppi etnici, confluiti all’interno di un unico gruppo etnico. I Curdi dei giorni nostri sono molto differenti da coloro i quali, molti secoli addietro, abitavano i territori convenzionalmente indicati come Kurdistan, in particolar modo per quanto riguarda la lingua e la religione. Risulta legittimo domandarsi se quanti vivevano nelle aree del Kurdistan in tempi antichi possano essere considerati Curdi, visto che abbiamo attestato che la cultura ed i caratteri nazionali dei “Curdi” sono stati alterati con l’arrivo di nuovi popoli nella regione, come nel caso degli Ariani.

In mancanza di un’unica lingua e di un’unica religione i Curdi hanno riscontrato difficoltà a forgiarsi come unico gruppo nazionale, ad oggi la società curda rimane estremamente eterogenea in quasi tutti gli aspetti che costituiscono le basi dell’identità etnica, come ricordavo precedentemente in particolar modo per quanto riguarda lingua, religione e modi di produzione economica. Anche ai giorni nostri il grado di comprensione linguistica tra Curdi dei vari dialetti esistenti è estremamente limitato. Si potrebbe a questo punto affermare che i Curdi costituiscano una nazione multirazziale, multilinguistica e multireligiosa ma con un patrimonio storico e culturale condiviso e ben definito. Nella loro diversità interna i Curdi possono essere accomunati agli Arabi, infatti entrambi costituiscono una nazione multilinguistica, multireligiosa e multiculturale.

L’arabo standard o fus’hâ, basato sulla letteratura araba classica come il Corano, non è lingua nativa di nessun arabo vivente. Il grado di comprensione dei parlanti arabi dei vari dialetti, dal Nord Africa fino a Libano ed Iraq, riscontra le stesse difficoltà incontrate dei Curdi, divisi nelle varie zone del Kurdistan.

Come ricorda lo studioso David Mcdowall, con l’eccezione del poeta curdo del diciassettesimo secolo Ahmad Khani, non si era ancora consolidata l’idea di un popolo curdo unitario e coeso almeno fino agli ultimi anni del diciannovesimo secolo. Come era avvenuto per Turchi ed Arabi furono proprio gli ultimi anni del XIX secolo ed i primi anni del XX secolo a rappresentare un momento fondamentale nella definizione dell’identità nazionale curda.

La fine dell’Impero Ottomano, scaturita dalla sconfitta nel Primo Conflitto Mondiale e dalla Rivolta Araba del 1916, portò al centro della scena politica internazionale le aspirazioni di vari gruppi nazionali, che intendevano approfittare della fine dell’Impero Ottomano per soddisfare i propri desideri per raggiungere l’autodeterminazione. Il 10 agosto del 1920 la firma del trattato di Sèvres, che sanciva la spartizione dell’Impero Ottomano, ed in particolar modo gli articoli 62 e 64 della III sezione del trattato, sancivano la creazione di uno stato curdo. L’articolo 64 del trattato di Sèvres forniva la possibilità ai Curdi di rivolgersi al Consiglio della Società delle Nazioni e dimostrata che la maggioranza dei Curdi era favorevole a questa decisione, poteva ottenere di concordare la creazione di uno stato curdo all’interno dei confini definiti dall’articolo 62 del trattato di Sèvres. Il trattato fu ratificato dal “moribondo” Impero Ottomano ma la risoluta resistenza della neonata repubblica turca, guidata da Mustafa Kemal, non permise la completa attuazione delle disposizioni di Sèvres.


Il 24 giugno del 1923, con la firma del nuovo trattato di Losanna, veniva vanificata qualsiasi possibilità di creare uno stato curdo all’interno della Penisola Anatolica, un Kurdistan indipendente in Anatolia avrebbe certamente rappresentato una grave minaccia per gli interessi petroliferi britannici in Iraq, in particolar modo nelle regioni settentrionali del paese, ambite dai Curdi. Il trattato di Losanna riconosceva importanti diritti alle minoranza curda all’interno della repubblica turca, ma un decreto ufficiale del 3 marzo 1924 da parte del governo di Ankara, sanciva il bando di tutte le scuole e organizzazioni curde e delle loro pubblicazioni, avviando una dura contrapposizione tra il governo turco e la cospicua presenza curda all’interno del nuovo stato forgiato da Mustafa Kemal. Anche in Iraq, precisamente nel mandato britannico sulla Mesopotamia, i Curdi si trovarono a fronteggiare una dura contrapposizione col governo centrale di Baghdad, tutte le azioni di rivolta furono represse prima dalle autorità mandatarie e poi dalle autorità dell’Iraq indipendente.

(di Alessio Brunini)