Cartoon&LGBT: una lucrosa joint venture sulla pelle dei bambini

Prima scopriamo, in “Kung fu Panda 3”, prodotto dalla DreamWorks e uscito in Italia nel marzo 2016, che Po è figlio di due papà; poi, a settembre dello stesso anno, in “Alla ricerca di Dory”, sequel del fortunatissimo “Alla ricerca di Nemo”, entrambi targati Disney-Pixar, compare una scena in cui sembra che una bambina abbia due mamme (tra l’altro la doppiatrice americana di Dory altri non è che Ellen De Generes, attrice e conduttrice televisiva, omosessuale dichiarata. Una coincidenza?); a febbraio 2017 è andato in onda, sul canale Disney XD, un episodio della serie televisiva a cartoni animati “Star vs. the Forces of Evil”, in cui si assiste alla presenza di coppie omosex che si baciano. Già nel 2014, nella serie televisiva prodotta sempre dalla Disney “Buona fortuna Charlie”, in una puntata compare una coppia gay formata da due mamme.

Ben più clamore ha destato, nel marzo 2017, il remake live action dell’omonimo film d’animazione del 1991 targato Disney “La Bella e la Bestia”, in cui il personaggio di Le Tont è apertamente gay e innamorato del perfido Gaston.

Ancora, Disney rincara la dose con “Andi Mack”, nuova serie che ha debuttato lo scorso settembre nell’edizione italiana, la quale vedrà nella seconda stagione la presenza di un personaggio che si scoprirà omosessuale e inizierà un percorso personale di accettazione di questa condizione.

E la lista, a quanto pare, è destinata ad allungarsi. Si fa sempre più insistente la martellante propaganda sui social, incominciata due anni fa, a colpi di hashtag #GiveElsaAGirlfriend, per chiedere alla Disney che Elsa, la protagonista del film d’animazione “Frozen” (nel 2013 ha registrato il maggior incasso della storia del cinema nella sua categoria), abbia una fidanzata.

Perché la casa di produzione e realizzazione di cartoon più amata di sempre, che per decenni ha incantato milioni di bambini in tutto il mondo con storie di principesse e di principi azzurri, vuole fare questo ennesimo assist al mondo Lgbt e ai suoi attivisti?

Perché vuole operare il lavaggio del cervello su bambini in tenera età fomentando l’insania dell’ideologia gender (di cui peraltro si nega sfacciatamente l’esistenza e che invece già ha preso piede nelle scuole di tutta Europa)?

Un conto è la lotta alla discriminazione, al bullismo, alla violenza, un conto è l’educazione al rispetto della diversità altrui, altra cosa è cercare di manipolare le coscienze, per di più non ancora formate, e quindi indifese, dei bambini su un tema così delicato e su tutto il corollario che ne consegue: azzerare le differenze tra maschio e femmina, scardinando il concetto del dato biologico naturale e proponendo quindi la terza via (o quarta, quinta…), incentivare adozioni gay, utero in affitto, fecondazione eterologa (pratiche molto costose che alimentano un business enorme a livello mondiale).

Esiste ancora un’etica o bisogna sempre ricondurre tutto al mercato, al dio denaro? Perché il cerchio va a chiudersi sempre lì: non è per generosità (o carità pelosa), per solidarietà che scattano queste “campagne di sensibilizzazione” (o forse bisognerebbe dire di condizionamento) nelle maniere più subdole, ma sempre e solo per il capitale: il capitale che vuole distruggere l’identità del soggetto financo nella sua sessualità, cercando di confondergli le idee, di destabilizzarlo, di renderlo “liquido”, direbbe il filosofo Zygmunt Bauman, per plasmarlo a suo uso e consumo. E se si comincia già con le piccole cavie, si accrescono le possibilità di riuscita.

Giù le mani dai bambini, che come recita la “Dichiarazione dei Diritti del fanciullo”, approvata il 20 novembre 1959 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e revisionata nel 1989, hanno diritto all’Infanzia, cioè al gioco, alla spensieratezza, alla purezza, e a una famiglia naturale, ovvero alla saldezza dei punti di riferimento esistenziali, in primis una mamma e un papà (e in secundis due nonni e due nonne riconoscibili e collocabili in un albero genealogico di robuste radici), i quali per amore li hanno generati (e non acquistati) e per amore li proteggeranno dalle follie del potere di turno, che oggi ha le sembianze dell’egoismo ammantato dei colori dell’arcobaleno.

(di Federica Palmieri)