Cara Lavinia, cambia lavoro e lascia in pace i ragazzi

La vergognosa azione d’infamia che Lavinia Cassaro, insegnante precaria che alla manifestazione di Torino ha augurato la morte ai poliziotti che cercavano di proteggere l’incolumità pubblica, inclusa (se ci si pensa forse un po’ di fastidio lo da) la sua, è il risultato di decenni di cultura non tanto antifascista, ma contraria ai valori della società civile, della sicurezza pubblica, di ogni senso di comunità.

Un processo che ha luogo da 50 anni. Prima ha interessato giovani che con la pedagogia e la dirigenza in una società non avevano – ovviamente – granché a che fare, oggi coinvolge tutti: insegnanti, genitori, professionisti. Una continua corsa verso il baratro dove l’autorità è vista ormai come il male assoluto.

Al netto, sia chiaro, di tutte le idiozie che molti continuano a pontificare su come si dovrebbe o non si dovrebbe esercitare, giuste solo per gli utili idioti che vogliono continuare a peggiorare. Con i brillantissimi risultati che contraddistinguono la qualità media di tutti coloro che devono, in un modo o nell’altro, guidare la comunità stessa.

Matteo Renzi ha detto a Matrix, lunedì sera, che la professoressa andrebbe licenziata: è difficile se non impossibile dargli torto. Non si contribuisce allo sfascio di un Paese soltanto con le azioni criminali, ma anche con la promozione dei disvalori. Ebbene, l’odio violento che centri sociali e tutto ciò che gira loro intorno, ma anche chi semplicemente vi coopera, sono i maggiori responsabili della disgregazione, sempre pronti a puntare l’indice contro chi, nella stragrande maggioranza dei casi, rischia la vita tutti i giorni contro criminali.

Persone a cui né io né – figuriamoci – barboni come loro sarebbero degni di allacciare le scarpe. Per cui, cara Lavinia, la tua affermazione prepotente e arrogante secondo la quale “in quel momento quei poliziotti erano dei fuorilegge”, ti qualifica per quello che sei: una persona piccola, alla quale non vale nemmeno la pena rispondere per uguali insulti e ingiurie, che di abbassarsi al tuo infimo livello, soprattutto oggi, non ce n’è davvero bisogno.

Temi per il tuo lavoro, hai detto. Sinceramente spero che tu con una classe non abbia mai nulla a che fare, con dei ragazzi da formare non ne parliamo proprio. Puoi ripetere quanto vuoi, ingannando te stessa e qualche pollo che ha il coraggio di venirti ancora dietro, di non essere una cattiva educatrice.

Sei peggio di una cattiva educatrice: sei una persona ipocrita, la cui sola presenza pregiudica l’esempio che ogni adulto dovrebbe dare a un ragazzo. Per carità, anche tu – purtroppo – hai diritto a un lavoro. Te ne puoi cercare tanti: spazzino, bidello, ingegnere aeronautico, spaccalegna, falegname, agente immobiliare. Scegli te: dal più qualificato al più umile, tutto ciò che comporta interessi individuali magari potrà renderti meno dannosa e influente.

Lascia perdere qualsiasi cosa che abbia a che vedere con la legge e l’interesse pubblico, sarebbe sufficiente: semplicemente, non fa per te. C’è bisogno di insegnanti che tornino ad essere tali, di genitori che tornino ad essere tali, in generale di adulti che mostrino ai bambini come crescere. Tu non fai parte di nessuna di queste categorie.

Con il massimo del disprezzo,

Stelio.

(di Stelio Fergola)