Il Memorandum dei dem conferma gli abusi dell’FBI contro Trump

Il memorandum dei Democratici è stato rilasciato sabato e, con sommo dispiacere della #resistance contro Trump, invece di smentire il memo rilasciato dai Repubblicani che svelava i presunti abusi di potere dell’FBI, li ha confermati.Non solo non è riuscito a confutare il memo repubblicano, ma ha sollevato ulteriori dubbi sulle azioni del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI.
L’accusa principale contenuta nel memo dei Repubblicani riguarda il fatto che l’FBI avrebbe usato un documento politico per ottenere un mandato di sorveglianza nei confronti di un membro della campagna elettorale di Trump, senza dire che il documento in questione fu finanziato dalla campagna di Hillary Clinton e il Democratic National Commitee. Il memo dei Democratici conferma che l’FBI ha usato il dossier per inoltrare la prima richiesta di sorveglianza e per le seguenti richieste di rinnovo, e conferma che l’FBI non ha mai detto alla Corte che dietro al dossier Steele c’erano la campagna di Hillary Clinton e il DNC.
Il documento dei Dem rivela come il DOJ e l’FBI presentarono la richiesta alla corte, senza mai menzionare che sia la campagna della Clinton che il DNC erano dietro al dossier prodotto dalla ex spia britannica Christopher Steele. Il linguaggio usato per presentare la domanda mostra come tentarono di mascherare l’identità della Perkins Coie, lo studio legale del DNC che ha assunto la compagnia di intelligence privata Fusion GPS, e Glenn Simpson, fondatore della Fusion GPS. Nella domanda di sorveglianza sono identificati rispettivamente come “uno studio legale americano” e “un cittadino statunitense”, il che potrebbe identificare uno qualunque dei migliaia di studi legali americani e uno qualunque dei milioni di cittadini americani. In aggiunta, nella richiesta si legge come entrambi i soggetti stessero “probabilmente” cercando informazioni che potessero essere usate per screditare la campagna di Trump, invece di rivelare le reali intenzioni dietro il dossier.
Il memo dei Democratici sostiene che “il DOJ ha informato la Corte che Steele è stato assunto da persone e istituzioni politiche, e che la sua ricerca aveva l’intenzione di screditare la campagna di Trump”. I Repubblicani hanno scritto, in contestazione: “Incredibilmente, il memo dei Democratici non contiene nessun riferimento al DNC o alla campagna della Clinton, né ammette che entrambi hanno finanziato il dossier, né che questa informazione non fu fornita alla Corte FISA”. Nel memo dei Democratici viene anche sostenuto che l’FBI usò “solo poche delle informazioni” contenute nel dossier per presentare la domanda di sorveglianza.
La smentita dei Repubblicani sottolinea come i senatori Chuck Grassley e Lindsey Graham abbiano rivelato che invece il dossier sia stato “il punto principale” della richiesta di sorveglianza, e che costituiva “l’unica fonte” dell’FBI per quanto riguarda l’accusa che Page si sarebbe incontrato con i russi nel luglio 2016 (circostanza ancora da confermare). Il memo dei Democratici conferma che l’FBI usò un articolo di Yahoo News, e difende l’FBI per non avere svelato alla Corte che Steele era a sua volta la fonte dell’articolo, perfino dopo che Steele lo ha ammesso e l’FBI ha scoperto che, in violazione degli accordi, stava parlando con i media.
Di nuovo, il memo conferma che l’FBI chiese un mandato di sorveglianza contro il membro della campagna di Trump George Papadopoulos, nonostante non ci fossero prove di collegamenti tra lui e Carter Page. Secondo i Democratici, l’FBI lo ha inserito nella richiesta di sorveglianza per “fornire un contesto” alle accuse contro Page.
Il memo conferma anche che Steele, come sostenuto dal documento dei Repubblicani, fu escluso dal ruolo di fonte dell’FBI dopo avere parlato con i media; conferma anche che l’FBI autorizzò un pagamento a Steele per il suo lavoro con il dossier, ma che il pagamento non è mai avvenuto in quanto Steele terminò di lavorare con l’FBI. Ci sono alcune domande che il memo dei Democratici solleva. Il documento sostiene che il team di controspionaggio dell’FBI che si occupava della Russia non aveva ricevuto il dossier almeno fino a metà settembre 2016. Un recente articolo di Paul Sperry conferma che il 25 agosto 2016 l’allora capo della CIA John Brennan chiese “un incontro privato non programmato” con l’allora capogruppo Dem al Senato Harry Reid.
Due giorni dopo, Reid ha scritto una lettera all’allora direttore dell’FBI James Comey per chiedergli di aprire un’investigazione contro Page, ripetendo alcune delle accuse contenute nel dossier. Se è vero quanto dice il memo dei Democratici, ovvero che il dossier non è stato ricevuto dagli investigatori almeno fino a metà di settembre, fu a causa del capo della CIA assunto da Obama e del leader Democratico al Senato?
Il memo dei Democratici solleva dubbi anche su quali prove l’FBI avesse contro Page. Si sostiene che ci fossero “sufficienti prove” per credere che Page fosse un agente russo, in base alle sue precedenti conoscenze presso il governo russo e gli ufficiali dell’intelligence russa – già messe al vaglio dall’FBI, senza che ne sia uscita alcuna accusa-, il suo viaggio a Mosca nel luglio 2016 e le accuse del dossier riguardo a quel viaggio. Secondo il memo, due spie russe hanno cercato di reclutare Page come spia, ma non menziona il fatto che il loro tentativo non ebbe successo. La risposta dei Repubblicani è la seguente:
“Il documento dei Democratici non riesce a spiegare perché, se le prove delle attività passate di Page erano così schiaccianti, il dossier di Steele sia stato utilizzato nell’applicazione FISA, né spiega come mai sia stato il punto principale della richiesta di sorveglianza. Il memorandum democratico non spiega perché, se il DOJ e l’FBI ritenevano ‘molto probabile’ che Page fosse un agente russo, hanno atteso fino a poco dopo aver ricevuto il dossier Steele per chiedere un mandato. Inoltre, il memo democratico -come la stessa applicazione FISA- dipinge un’immagine incompleta e fuorviante delle attività passate di Page. Entrambi omettono che, in una dichiarazione registrata presso un processo giudiziario federale nel 2015, un ufficiale dell’intelligence russa ha definito Page “un idiota”.

Questa omissione potrebbe indurre in errore il lettore riguardo alla valutazione dei Russi delle capacità e utilità di Page, ed è preoccupante che il DOJ non sia riuscito a fornire a un tribunale segreto delle informazioni rilevanti tratte da un tribunale pubblico. “Partecipando a interrogatori volontari con l’FBI, Page ha denunciato con successo l’ufficiale dei servizi segreti russo che lo ha definito “un idiota” e due dei suoi colleghi”.

Il memorandum Democratico ha anche confermato le affermazioni del memoriale Repubblicano, secondo cui il funzionario del Dipartimento di Giustizia Bruce Ohr aveva una relazione preesistente con Steele, e che la moglie di Ohr, Nellie Ohr, lavorava anche per Fusion GPS. L’FBI ha affermato alla Corte FISA che Steele non conosceva la motivazione alla base della ricerca che gli era stata richiesta. Se Ohr e Steele erano conoscenti di vecchia data; e sia la moglie di Ohr che Steele lavoravano contemporaneamente per Fusion GPS; e Ohr e Steele si sono incontrati almeno una volta durante la campagna – quanto è credibile credere che la moglie di Ohr non conoscesse la motivazione dietro la ricerca, e che Ohr non ne avesse mai parlato con Steele?

Nonostante alcuni media di sinistra sostengano che il memorandum Democratico abbia “fatto a pezzi” il memorandum Repubblicano, in realtà ha solo confermato ogni accusa e sollevato più domande.

(da Breitbart – Traduzione di Federico Bezzi)