“Jünger razzista, Heidegger e Céline antisemiti”. Roberto Saviano perde la brocca

Come tutte le “web star” social che, si sa, amano condividere ogni minimo aspetto della loro vita, anche Roberto Saviano è costantemente preso dalla smania di diffondere le sue opinioni che investono inesorabilmente ogni aspetto dello scibile umano. È un comportamento frequente che può portare, però, e Robertino lo sa bene, a scrivere “fregnacce”.

Il nostro, non condividendo le idee di autori “di destra” – pur leggendoli -, applica loro involontariamente una damnatio memoriae perché le uniforma agli stereotipi utilizzati dal politicamente corretto per silenziarle o boicottarle.

Gli andrebbe spiegato che, in merito alla diatriba quasi secolare Martin Heidegger-nazionalsocialismo-antisemitismo, i Quaderni Neri sono riusciti a esentare il filosofo da qualsiasi accusa di xenofobia. La critica al Terzo Reich ivi presente confuta ampiamente la grossolana analisi secondo cui, nel suo rapporto con la metafisica, si evincerebbe una descrizione che l’ebreo fosse una figura che ne condividesse i principi.

È cosa del tutto falsa, quindi, sostenere che il massimo esponente dell’esistenzialismo ontologico avesse posizioni antisemite. Come lo è dare velatamente ad Ernst Jünger del “destroide razzista”. La sua “Rivoluzione Conservatrice”, con Carl Schmitt, era di matrice aristocratica. Si opponeva al tramonto dell’Occidente e parlava di debellare dall’Europa la demonia capitalistica.

Poiché di ispirazione prussiana e non pangermanica, a differenza del nazionalsocialismo considerò “evolianamente” la questione razziale come un piano inclinato verso la massificazione. Definire “idiota” Bagatelle per un massacro, contenente brani poetici meravigliosi, al netto di tutto, è oltremodo semplicemente infamante.

L’avversione nei confronti dell’ebraismo di Louis-Ferdinand Céline è marginale a confronto della vastità dei temi da lui trattati. Con una lungimiranza notevole capì i giochi di potere dietro la Società delle Nazioni, ad esempio. Data tale ignoranza manifesta, ormai non c’è più gusto nemmeno a prenderlo in giro. Se le tira automaticamente addosso. Una barzelletta continua. Una parodia di sé stesso. Semplicemente un commediante.

(di Davide Pellegrino)