GID, iniziativa “Stop islamizzazione”. Actis: “Processo da fermare”

I quartieri in cui la concentrazione di immigrati irregolari che cominciano ad essere fuori controllo sono sempre più. Non si tratta, ovviamente di aree di genuina integrazione, ma di veri e propri quartieri ghetto in cui l’elemento allogeno, prevalentemente musulmano, si insedia non avendo alcuna intenzione di integrarsi. Del resto, è argomento ampiamente dimostrato dai sondaggi più recenti tra gli stessi immigrati di fede islamica: secondo il sondaggio IPR Marketing dello scorso anno, circa il 35% dei musulmani non ritiene di doversi fondere nella società italiana.

I ragazzi di Generazione Identitaria hanno provato, la notte scorsa, a sensibilizzare su un tema che continua ad essere sottaciuto dalle maggiori forze politiche (fatta eccezione per la Lega). Propaganda anti-immigrazionista sui cartelli stradali e iniziative semplici:  su tutti gli stop, l’adesivo “islamizzazione”.

Un’ azione decisamente più pacifica del ritratto dato da L’Espresso, qualche settimana fa, che aveva stigmatizzato i volontari di GID come “fascisti” pronti a usare “pugni e calci contro i profughi”.

Il comunicato ufficiale sulla pagina facebook del movimento recita: “Il fenomeno delle “no-go zones”, quartieri abitati soprattutto da stranieri di fede musulmana non più sotto il controllo delle istituzioni, è in crescita in molte città italiane ed europee, ed è un chiaro esempio del fallimento totale del multiculturalismo imposto.”

Il neo-presidente di GID, Umbero Actis, ha poi dichiarato: “Questa notte abbiamo lanciato un messaggio chiaro in tutta Italia, contro il processo di islamizzazione che sta prendendo piede in molte città. Da identitari non accettiamo questa situazione:

L’iniziativa è stata lanciata in diverse città italiane, tra cui Torino, Milano, Roma, Brescia, Bergamo.

(La Redazione)