Chavismo senza paura: elezioni presidenziali anticipate al 22 aprile

E’ avvenuta per acclamazione da parte dell’Asamblea Nacional Constituyente (Assemblea Nazionale Costituente, ANC) la decisione che riguarda l’anticipazione del voto per le elezioni presidenziali inizialmente previste per la fine del 2018 in Venezuela. La presidentessa dell’ANC Delcy Rodriguez ha annunciato che la data sarà invece il 22 aprile di quest’anno. In questo modo il popolo venezuelano sarà chiamato alle urne per la quarta volta in meno di nove mesi, l’ennesima risposta a chi ancora parla di un regime dittatoriale.

Candidato per il Partido Socialista Unido de Venezuela (Partito Socialista Unito del Venezuela, PSUV) sarà l’uscente Nicolas Maduro, uscito vittorioso dalle sfide elettorali, economiche e internazionali della seconda metà del 2017. Indubbiamente la maggioranza chavista intravede anche il momento favorevole alla propria coalizione mentre i liberisti della Mesa de la Unidad Democrática (Tavola dell’Unità Democratica, MUD) risultano sempre più spaccati al proprio interno. L’impossibilità di candidare l’ex governatore dello Stato di Miranda Henrique Capriles, leader del partito Primeiro Justicia (Prima la Giustizia, PJ) interdetto dai pubblici uffici per quindici anni in seguito ad una condanna per corruzione, e il più estremista Leopoldo Lopez, l’ex sindaco di Chacao, marito di Lilian Tintori e leader del partito Voluntad Popular (Volontà Popolare, VP) condannato a tredici anni e nove mesi per la partecipazione attiva alle violente manifestazioni di piazza denominate “La Salida” che provocarono l’uccisione di 43 persone e il ferimento di altre 800 nel 2014, escludono di fatto gli storici rivali dell’opposizione dalla tornata elettorale.

Maduro, dal proprio canto, può contare sulla risalita del prezzo del greggio che a fine dicembre ha toccato quota sessanta dollari al barile (livello più alto dal giugno 2015), la curiosità suscitata dalla prima cripto-moneta di Stato (El Petro) e le buone relazioni internazionali con la Russia di Vladimir Putin e la Cina che hanno scongiurato il default del Paese latinoamericano negli scorsi mesi sul quale avevano scommesso le agenzie di rating Standard & Poor’s e Fitch. Non meno importante è stata l’azione delle forze governative in cui ha perso la vita Oscar Perez, il terrorista che lo scorso 27 giugno aveva lanciato granate sugli edifici del ministero degli Interni e della Corte suprema a Caracas da un elicottero rubato invocando un’insurrezione popolare.

(di Luca Lezzi)