Oltre Rimborsopoli, perché i 5 stelle sono la “Casta dell’Anti-casta”

La bolla speculativa in economia è una particolare fase di mercato caratterizzata da un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi di uno o più beni, dovuto ad una crescita della domanda repentina e limitata nel tempo.

La bolla dei rimborsi del Movimento 5 Stelle è scoppiata, e siccome siamo a meno di un mese dalle elezioni, questa volta lo scoppio è stato anche più intenso di quelli precedenti. Non si tratta né del primo né dell’ultimo caso nazionale in cui proprio il partito degli onesti, della lotta agli sprechi e alla malapolitica viene accusato di tradire i capisaldi sui quali si basa.In tal caso bolla non può che far rima con Balla.

In realtá già due anni fa si parlava di diverse anomalie e contraddizioni in materia di rimborsi,stipendi e finanziamenti dei parlamentari pentastellati fin dal loro ingresso alla Camera nel 2013.

La prima grande mossa fu il rifiuto dei 42 milioni di euro in seguito alle elezioni politiche del 2013. In quel periodo Il Movimento 5 Stelle infatti annunció di voler rinunciare ai rimborsi elettorali nella legislatura. Uno dei cavalli di battaglia di Grillo ed i suoi era proprio l’abolizione dei contributi pubblici ai partiti, il quinto tra i 20 “punti per uscire dal buio” delle elezioni precedenti. La legge sul finanziamento ai partiti, prima del dl 149/2013 del governo Letta che ne ha previsto l’abolizione, ha visto nella riforma del governo Monti l’ultima modifica.

Con la legge 96/2012, infatti, si passò ad una revisione delle modalità del finanziamento. In particolar modo, si è previsto che quel determinato partito che non avesse un proprio “statuto democratico” sarebbe stato considerato inidoneo a percepire il finanziamento stesso. Ebbene, il M5S non ha uno statuto democratico, per questo motivo non percepiva i “famosi” 42 milioni ma, attraverso i gruppi parlamentari, era riuscito comunque a incassarne 31 (3,8 alla Camera, 2,5 al Senato, media annua)

In molti giustamente cominciarono a chiedersi dove prendevano i soldi i 5 Stelle. Il 4 ottobre in Italia viene celebrato San Francesco d’Assisi. Nella stessa data del 2009 nasceva il Movimento che, a detta di GianRoberto Casaleggio, avrebbe dovuto professare, alla ‘francescana’, una sorta di povertà, umiltà e purezza dei costumi che in politica non sta e, a rigor di logica-machiavellica, non può avvenire.

Ma andando più a ritroso, nella della nostra Repubblica abbiamo assistito a diverse fasi in cui, all’interno della scena politica dominante, ci sono state manifestazioni di fenomeni riconducibili al cosiddetto “Antipartitismo”, ovvero quell’atteggiamento di opposizione all’ingerenza dei partiti nelle istituzioni e nella gestione dello Stato.

Possiamo riscontrarlo proprio nella genesi del Movimento, il quale si trova per la seconda volta a lottare per diventare la prima forza politica del Paese. Un’antipolitica positiva-costrittiva, in quanto fin dalle origini posta come contestazione della politica del presente, auspicando ad un nuovo modo di esercitarla nel futuro, rifiutando i vecchi schemi ideologici (destra e sinistra) e ponendosi come rivoluzione proveniente dal basso.

In ogni caso, i grandi partiti sono nati in una fase storica e politica che vedeva l’avvento delle masse: c’erano grandi fratture sociali, ma anche grandi blocchi sociali omogenei.

Allora vi era un meccanismo di adesione dei partiti alla società molto più forte. La fine dei grandi partiti è dovuta al cambiamento del sistema sociale nel suo complesso: essi sopravvivono, sì, ma in quanto cristallizzati nel sistema politico, spesso mera espressione degli interessi di una “casta”.

Il partito è diventato veicolo di promozione sociale, la personalizzazione e spettacolarizzazione della politica stessa hanno portato all’ascesa del capo carismatico labile, perché senza corpo politico (si pensi allo stesso Berlusconi). Sotto altri aspetti è emerso il Direttismo: una dimensione attraverso la quale il cittadino incide direttamente.

Lo ritroviamo nei canali culturali-politici che hanno caratterizzato il M5S: ieri i “Meetup” oggi la piattaforma Rosseau. E’ proprio il fantasma del filosofo svizzero ad emergere in quest’ottica. È Apparso anche un un nuovo modello di comunicazione, quello attraverso il web.

Se i partiti non costituiscono più elementi di mediazione e non sono altro che macchine parassitarie che bloccano la società, non resta che tornare a forme di democrazia diretta. Lo stesso Rosseau quando pensava alla democrazia diretta, pensava alla polis ateniese, ai piccoli spazi.

Ma non è mai esistita e mai esisterà una maggioranza in grado di governare su di una minoranza. Laddove la mente è stata il “guru” GianRoberto Casaleggio attraverso un innovativo strumento di propaganda,la rete, e il braccio Beppe Grillo,con la sua capicitá di sollevare,aizzare le masse,resta da chiedersi se questa classe dirigente dei ‘giovani ‘ ‘onesti’ ‘incorrotti’ quanto si vuole possa mai sfuggire a quel meccanismo tanto caro alla scuola elitista,tipico di ogni epoca, governo e forma di Stato:la legge ferrea Delle oligarchie, enunciata da Robert Michels, secondo la quale ..”tutti i partiti politici si evolvono da una struttura democratica aperta alla base, in una struttura dominata da una oligarchia”, ovvero da un numero ristretto di dirigenti.

Ciò deriva dalla necessità di specializzazione, la quale fa sì che un partito si strutturi in modo burocratico, creando dei capi sempre più svincolati dal controllo dei militanti di base. Con il tempo, chi occupa cariche dirigenti si “imborghesisce”, allontanandosi dalla base e andando a costituire un’élite compatta, dotata di spirito di corpo.

Nello stesso tempo, il partito tende a moderare i propri obiettivi: l’obiettivo fondamentale diventa la sopravvivenza dell’organizzazione, e non la realizzazione del suo programma”. Si è già manifestata questa legge nel Movimento? Intanto c’è giá chi recrimina proprio la mancanza di trasparenza e democrazia all’interno dello stesso. Perlomeno è quanto si evince da dichiarazioni di ex funzionari,attivisti e simpatizzanti.

Limitiamoci a quanto dichiarato in un’intervista da Nicola Biondo, ex direttore ufficio comunicazione del M5S alla camera dei deputati dal 2013 al 2014:”Un delirio. Mi sono ritrovato con un gruppo di parlamentari impaurito ed aggressivo, totalmente impreparato, sia sul piano politico, sia sul piano della comunicazione.Oggi non esistono più nemmeno le assemblee dei parlamentari, viene tutto deciso da un ristretto gruppo di persone, il Direttorio. La verità è che il Movimento si è trasformato in una guerra di potere fra bande“.

Se non altro di questo passo,al Movimento 5 Stelle non resterà che aspirare a divenire (se non lo è già diventato) la Casta dell’Anticasta.

(di Emiliano Bangalterra)