Facebook ci indicherà chi votare: pronto il nuovo servizio politico per le elezioni italiane

Finalmente ci siamo. Col declino delle TV, il crollo del consenso dei Governi, l’ascesa dei social e dopo un lungo fuoco di fila sulle “fake-news” in internet (che in tv, sulla stampa e nei Governi non esistano), ecco approdare, finalmente, il nuovo servizio di Facebook che, si legge in un comunicato, servirà «a confrontare le posizioni dei principali partiti politici su questioni chiave legate alle elezioni e a vedere una serie di punti di vista diversi».

Dopo aver esportato per anni la democrazia nel mondo, a partire dal nostro dopoguerra fino ad oggi, finalmente gli USA potranno esportare anche la democrazia digitale grazie a Facebook, che conta circa il 50% dei cittadini iscritti di ogni Paese Occidentale.

Ovviamente Facebook deciderà quali saranno le questioni chiave per noi durante le campagne elettorali e così ha già prontamente selezionato le 10 formazioni politiche degne di avere spazio perché bisogna seguire i sondaggi (non si potrà mica sprecare il proprio voto con le formazioni minori…). In questo fortunatamente Facebook utilizzerà la media dei sondaggi che, com’è noto, sono altamente affidabili.

Non come il sondaggista Tavis McGinn, che hanno assunto per sondare la popolarità di Mark stesso, che poi è scappato dall’azienda criticandone l’impostazione dannosa per l’intero pianeta (era forse una spia russa di Trump?). Tutto questo sarà condito con una casualità di apparizione delle 10 formazioni politiche e delle varie news. Assolutamente credibile in un mondo in cui non vi è alcun dubbio sull’esistenza di algoritmi realmente casuali. Grazie a Mark, inoltre, potremo perfino conoscere i candidati del nostro territorio e capire come votare.

Non ci saranno, ovviamente differenze e siamo sicuri che le spinte al voto e i messaggi saranno totalmente imparziali e non solo rivolti, attraverso algoritmi, ad alcune fasce di indecisi. Anzi, sarà sicuramente cura di Facebook aiutare gli indecisi a prendere una decisione democratica perché, a differenza della tv, che ha solo i dati generali di ascolto di un programma o di un altro, Facebook ci conosce. Sa bene chi ama di più Berlusconi, chi Renzi, chi Grillo e chi è indeciso.

Conosce i nostri orari, cosa leggiamo, cosa ci piace, che ragazzi/ragazze guardiamo segretamente senza mai cliccare “mi piace”, quali sono le nostre ossessioni. Insomma, Facebook ci conosce meglio di noi stessi e grazie a questo, potrà aiutarci nella nostra scelta democratica. Ci saranno poi, ovviamente e finalmente, grandi misure per la lotta alle fake-news. Per evitare altri spiacevoli inconvenienti come l’elezione di Trump infatti, Facebook ha deciso di ridurre l’impatto della condivisione delle notizie attraverso le pagine, diminuendo la potenza comunicativa delle stesse attraverso una modifica dell’algoritmo. Serve assolutamente che le persone vengano protette dalle informazioni che generano. “Più gattini e meno giornalismo”, in sostanza, perché è chiaro, l’informazione fa male.

Lo si è palesemente visto con le scorse elezioni americane dove, cosa gravissima, i russi avrebbero diffuso fake-news durante la campagna elettorale americana con (pare…) 100.000 dollari di investimento su Facebook con messaggi (riepilogati dal NY Times) come: “Facciamo ritornare l’America Grande, supporta Trump in Florida”, o “LGBT United: puoi colorare come vuoi il tuo eroe Bernie Sanders!” o “Blacktivist: le pantere nere sono state smantellate dal Governo USA perché proteggevano i neri dal KKK, e il KKK esiste tutt’ora”, o anche: “Il Sud sorgerà ancora!”, passando poi per “Trump is NOT my President”, per “Hillary is Satan” o “Stop Islamic invasion!”.

Tutte notizie chiaramente false e non opinioni, perché è un fatto che “Trump is Not my President” o che non si possa colorare Bernie. Siamo infatti grati che ora tutto questo stia per finire perché nella spesa pubblicitaria delle scorse elezioni politiche americane di circa 2,5 miliardi di dollari, sono stati proprio i 100.000 dollari ipoteticamente spesi dai russi, quello 0,004% dei soldi a far propendere gli americani per Trump.

È infatti fuori di dubbio che vedendo un post su Facebook si finisca per votare secondo quanto vorrebbe l’autore del post. Ciò va assolutamente corretto, a meno che non sia l’autore giusto. Saranno quindi tollerate le spese pubblicitarie, come qualche centinaio di migliaia di dollari da parte dei cinesi a favore dell’elezione di Bill Clinton per il suo secondo mandato, perché Bill è stato un grande Presidente, e non saranno controllate le spese pubblicitarie di altri gruppi di Paesi come il Messico o il Canada, perché sono aperti mentalmente.

L’importante infatti è che finalmente avremo una piattaforma imparziale che ci tutelerà, che potrà garantirci assoluta neutralità di scelta, di esposizione mediatica, di acquisizione di informazioni sia da noi che verso gli altri e che ci donerà la posizione giusta da tenere nei confronti dei futuri Referendum costituzionali in Italia. E ciò sarà possibile grazie alla più grande democrazia al mondo che ci insegnerà come essere veramente “democratici” attraverso Facebook.
In fondo tutto ciò è garantito da Mark Zuckemberg in persona, il quale, al fine di far risultare che tutto avvenga senza intromissione di qualche russo cattivo detiene (democraticamente) il 60% dei voti all’interno di Facebook, che nel suo Manifesto ritiene di dover moralizzare il mondo perché “siamo una comunità globale unica, nell’accogliere i rifugiati che tentano di salvarsi da una guerra, o gli immigrati in cerca di opportunità”, che ha inveito nei confronti de “l’attuale tendenza di molte nazioni a ripiegarsi su se stesse” o ancora ha criticato “le voci della paura che invitano a costruire muri e a prendere le distanze dalle persone descritte come diverse da noi” con vari riferimenti alla Presidenza Trump, isolandola.

Inoltre, non ultima, la battaglia per ridurre le disuguaglianze nel mondo che, detto dal 5° uomo più ricco del pianeta e probabile prossimo candidato Dem alla Casa Bianca contro l’attuale Presidente Donald Trump, è certamente una garanzia assoluta.

(di Riccardo Piccinato)