Libri “per lui” e “per lei”: il gioco sporco dell’editoria

Chiunque negli ultimi dodici mesi abbia messo piede, anche solo per sbaglio, in una libreria, sarà certamente incappato in un libro enorme, rettangolare, dalla copertina blu e le scritte colorate.

Impossibile non notarlo perché visto il suo incredibile successo, un milione di copie in tutto il mondo, tutte le librerie si premurano di porlo in bella vista, disposto in voluminose pile. Un libro grosso e piuttosto pesante, alla cui pesantezza del prodotto fa da contrappeso un contenuto leggero e di ottime intenzioni, volutamente indirizzato a un pubblico che vive una fase critica della vita: quella dell’infanzia. Più specificatamente, il pubblico al quale questo libro ambisce è quello femminile.

La nascita di “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, edito in Italia da Mondadori, è essa stessa una sorta di favola. Le autrici, Elena Favilli e Francesca Cavallo, italiane ma residenti negli Stati Uniti, hanno finanziato il libro grazie allo strumento del crowdfunding, raccogliendo 1.300.000 dollari in soli ventotto giorni.

L’idea alla base del libro è un gigantesco “uovo di Colombo”: cento ritratti di donne della storia -di qualunque epoca, etnia e religione, partendo da Ipazia e arrivando a Malala Yousafzai- accompagnate da una breve biografia che ne illustra il coraggio, il successo e gli obiettivi raggiunti. Molte hanno storto il naso per la presenza, tra queste cento “empowered girls”, di Margaret Thatcher (ma, per compensare, c’è anche Hillary Clinton); altre invece hanno chiesto di rimuovere Aung San Suu Kyi, ex idola della sinistra bene e oggi persecutrice delle minoranze etniche in Birmania, ma a parte questo è un libro che, nella sua semplicità, è ammirevole e ha per questo raccolto lodi unanimi.

O quasi. Di fatto, l’unica persona di un certo peso culturale ad avere sollevato perplessità sul progetto è la scrittrice italiana Michela Murgia, dalla sua personale tribuna su Rai3.

“E’ vero che l’immaginario dell’infanzia è povero di figure femminili, ma è anche vero che se fai un libro che cerca di integrarlo, devi rivolgerti sia ai bambini che alle bambine. Continuare a dire che i libri che raccontano storie di donne vanno raccontati alle bambine, significa che le storie che raccontano storie di maschi vanno raccontate a tutti, mentre le bambine ricevono storie solo per sé stesse. Questo è sessista, anche quando vuole combattere il sessismo”

Il blog Galline Volanti, specializzato in libri per l’infanzia, evidenzia sagacemente altri due punti critici del libro: “Questo è un libro pensato per far sentire le mamme che acquistano il libro delle brave mamme, che crescono bambine ribelli, fighe […] Sono storie che rispondono a un immaginario adulto proiettato sul mondo infantile”; e ancora: “siamo davvero sicuri che l’identificazione sia efficace solo con le donne? Perché se io leggo la storia di Nelson Mandela, o quella dei campioni olimpici di Pesi Massimi […] forse non posso sentirmi vicino a loro?”

Entrambe le critiche ci hanno visto lontano, in particolare quella di Michela Murgia. Tornate nella vostra libreria preferita e troverete infatti, stavolta più nascosto, un librone pesante dalla copertina rossa e le scritte colorate: “100 racconti per bambini coraggiosi”, di Elena Sforza (pseudonimo di una, a quanto pare, famosa scrittrice italiana), edito da… Mondadori, di nuovo. Questa volta dietro alla “controparte” maschile non c’è nessuna storia, è semplicemente il clone del libro del duo Favilli-Cavallo al contrario.

Un’altra operazione di marketing, ancora più maldestra, è la collana Mammuth della Sperling&Kupfer (sempre Gruppo Mondadori, guardacaso) con i suoi due nuovi volumoni a basso prezzo: “Capolavori della letteratura per ragazze” e “Capolavori della letteratura per ragazzi”. Piccole donne, Alice nel paese delle meraviglie e Heidi da una parte; Tom Sawyer, Peter Pan e Sandokan dall’altra. Il criterio di “separazione” dei due gruppi è elementare, quasi infantile: i protagonisti delle prime storie sono femmine, i protagonisti delle seconde maschi. Poco importa che l’incipit di Peter Pan reciti “tutti i bambini crescono”, o che Lewis Carroll nella meravigliosa poesia che conclude “Alice attraverso lo specchio” si rivolga ai “bambini tutti”.

E’ giusto, anche nel caso della cultura, fare una gara “maschi contro femmine”? Qualcuno invocherebbe la giusta parità dei sessi, ma è un’interpretazione totalmente fallace.

La chiave di lettura va ricercata nella nuova estremizzazione delle identità politiche. Mai come in questi tempi le questioni di etnia, religione e soprattutto genere sessuale sono divenute centrali nel dibattito politico e vengono stressate dai politici, di qualunque estrazione, come cardine sul quale fare leva per il proprio consenso. La donna rivendica di essere donna, il bianco di essere bianco, il gay di essere gay.

Questi prodotti, e il successo che li accompagna pare dimostrarlo, sono concepiti in funzione di una bieca rivendicazione identitaria che sì, unisce i membri che si riconoscono al suo interno, ma si mostra divisiva verso chi non vi si riconosce. Triste constatare che la politicizzazione stia giungendo ai bambini per la miopia degli adulti, e che qualcuno consideri Peter Pan inadatto a una femmina e Alice inadatta a un maschio; o ancora che non ci si possa riconoscere in una figura storica del sesso opposto. Forse ben diceva il Piccolo Principe, che agli adulti bisogna sempre spiegargli tutto.

Se anche il campo della cultura, così come l’immaginario delle figure più importanti della Storia, cadrà nella stessa trappola della divisione artificiale della politica, in un tiro alla fune che non avrà mai un vincitore (e, viste le polemiche sulla “appropriazione culturale”, c’è da ben temere), sarà impossibile recuperare appieno la funzione fondante e pedagogica del racconto e del mito, e altrettanto impossibile trovare nella cultura un terreno comune.

All’apartheid culturale di chi impone divisioni di genere, non resta che opporvisi fermamente, insegnando l’amore per la cultura e offrendo, in particolare ai più piccoli, gli strumenti per godere appieno dell’amore della conoscenza. Un barlume di speranza che offrono tutti i giorni, sul web e sulla carta, critici letterari, giornalisti e, più recentemente, i blogger attraverso lo strumento dei social media.

Non esiste la cultura per maschi e per femmine: solo la cultura. Non esistono capolavori per maschi e capolavori per femmine: solo capolavori. Non esistono eroi per maschi e femmine: solo eroi. Siano benvenuti i libri e gli eroi, veri e immaginari; all’inferno chi tenta di piegarli alle nuove tendenze.

(di Federico Bezzi)