New York Times: è ora della “Trumponomics”

Se ci riuscite, mettete da parte per un momento la vostra opinione sulle parole e le azioni di Donald Trump e rispondete onestamente: a un anno dalla sua presidenza, l’economia è mai stata così rosea?
L’economia è cresciuta a un tasso del 3% circa negli ultimi tre quadrimestri, una cosa che gli economisti solo un anno fa non avrebbero mai predetto.

Più del 40% di crescita del Dow Jones Industrial Average dal giorno dell’elezione significa un aumento di ricchezza pari a quasi 7 triliardi di dollari. Ciò ha dato benefici ai ricchi, si, ma anche ai 55 milioni di americani che hanno il piano pensionistico 401(k), i 20 milioni di americani con un piano pensionistico individuale IRA, e le milioni di persone con piani pensionistici pubblici e privati. Sono dell’idea che gli investitori stiano trasformando la più bassa pressione fiscale in profitti, e la diminuzione dei regolamenti nazionali in più alte valutazioni azionarie.

Il mercato del lavoro è migliorato in maniera impressionante sotto la presidenza di Obama dopo la Grande Recessione, quando milioni di posti di lavoro sono spariti dal giorno alla notte. Ma anche il declino della disoccupazione avvenuto nel corso dello scorso anno è impressionante. Nelle ultime settimane, il numero dei sussidi di disoccupazione e il tasso di disoccupazione presso i neri e gli ispanici è sceso ai livelli più bassi degli ultimi quarant’anni.

Ci sono poi ottime novità per i paesi della “Rust Belt”: i posti di lavoro nella manifattura, nella costruzione e nel minerario sono cresciuti di quasi mezzo milione in un anno.

Il piano di Apple di riportare in America 250 miliardi di dollari di profitti, creare 20.000 posti di lavoro e pagare 38 milioni di dollari in tasse al Dipartimento del Tesoro è proprio il tipo di notizie che speravamo di sentire a seguito dell’abbassamento delle tasse alle aziende e del rimpatrio di capitali.

FIAT Chrysler ha annunciato lo spostamento di uno stabilimento in Michigan, che creerà 2.500 posti di lavoro. Dopo decenni di delocalizzazione dagli Stati Uniti, le industrie stanno di nuovo investendo sul territorio. Notizie simili sono giunte da Disney, Home Depot, JPMorgan Chase, FedEx.

Secondo un sondaggio di Quinnipiac, due terzi degli elettori americani giudica oggi l’economia come “buona” o “ottima”, i numeri più alti da 17 anni.

Certo, questi sono trend a breve termine, basati sul primo anno della presidenza di Donald Trump. Se abbiamo imparato qualcosa come analisti economici, è che il vento dei mercati e dell’economia può cambiare in qualsiasi momento. Ma per adesso non si vedono nuvole oscure all’orizzonte. I tempi duri arriveranno, ovviamente, come succede ad ogni presidente. Ma pochi presidenti possono vantare dei record economici pari a quelli di oggi. E le iniziali cassandre di destra e sinistra sul fatto che Trump avrebbe rovinato l’economia sembrano ora delle urla isteriche.

Quindi, a chi va il merito di tutto questo? Molti direbbero a Barack Obama – e, sì, a lui va un certo merito, perché la bilancia commerciale era in salute quando Trump prese ufficio. Ma ci sono diverse cose da dire, in questa storia. Innanzitutto, l’economia stava rallentando alla fine della presidenza Obama, con la crescita del PIL verso un anemico 1,6% nel 2016, e molti economisti temevano una recessione.

Trump ha rovesciato sistematicamente le politiche di Obama su tasse, regolamenti, energia, cambiamento climatico, net neutrality, budget e sanità – e ha rimpiazzato Janet Yellen come presidente della Federal Reserve. La Trumponomics è la Obamanomics al contrario.

Nei primi 18 mesi della presidenza Reagan, l’economia era in declino e i critici del presidente iniziarono a dire che la cosiddetta Reaganomics era un fallimento. Ma verso la fine del 1982, quando il taglio delle tasse deciso da Reagan ha iniziato ad avere effetto, l’economia è esplosa con crescite al quadrimestre pari all’8% e nuovi posti di lavoro; Reagan è stato rieletto, vincendo in 49 stati su 51.

Se l’economia fosse andata male nel 2017, non vi sono dubbi che i media avrebbero additato Trump come responsabile. Ma ora che l’economia va bene, a lui vengono attribuiti pochi meriti. Questo è un doppio standard.

Infine, l’ultimo indicatore statistico per le manovre economiche di Trump saranno gli stipendi dei lavoratori della classe media. È da quindici anni che non crescono: niente spiega meglio a cosa si deve la rivolta populista del 2016. Per ora, gli stipendi non sono cresciuti più di tanto, ma c’è da scommettere che il taglio delle tasse, l’aumento degli investimenti e un mercato del lavoro sempre più fiorente porteranno ad un aumento degli stipendi. Sta già succedendo a Walmart e in altre grosse compagnie, così come in città in forte crescita quali Nashville e San Francisco.

Se gli stipendi saliranno, a Trump probabilmente non verrà riconosciuto nessun merito da parte dei media e dei Democratici, ma c’è da scommettere che verrà rieletto.

(da New York Times – Traduzione di Federico Bezzi)