Verso il nuovo mondo multipolare

Un altro sintomo della situazione multipolare, oltre alla “grande stagnazione”. Una botticina alla Borsa di New York (da cui del resto partì la crisi del 1907 e non solo quella più famosa del ’29). Ancora una volta, l’interpretazione è tutto sommato sballata, cioè vede la superficie e non il “sottosuolo”. Si parte dalla paura dell’inflazione che ha “bucato” la bolla della Borsa (ma non si diceva che si trattava di un segnale dell’ottima salute economica generale? Adesso è una bolla); poi si arriva alla paura per l’eccessivo aumento dei salari.

Nel ’29, a crisi scoppiata, l’economista liberista “tradizionale”, Cecil Pigou, adduceva come causa della stessa proprio l’eccessivo innalzarsi delle paghe salariali. Rispose pressoché subito Keynes adducendo tesi di fatto opposte; una carenza di domanda “privata” (per gonfiamento dei risparmi in una società ad alto reddito). In modo paradossale, per far meglio capire ai “ritardati” ciò che voleva sostenere, disse perfino che sarebbe stato utile assumere operai per scavare buche e poi ricoprirle. Ci sarebbe stata una più alta massa salariale, utile per accrescere la domanda.

Ci poteva essere un iniziale aumento dell’inflazione, ma si sarebbe rimessa in moto la macchina produttiva, inattiva appunto per la caduta della domanda e quindi si sarebbe trattato di un fenomeno transitorio (mentre, se continuava la crisi, ci sarebbe stato un crollo dei prezzi e un avvitarsi a spirale della stessa). Il New Deal in ogni caso si diede alla crescita della spesa (domanda) pubblica, con grandi opere infrastrutturali. Tuttavia, il rimedio era solo temporaneo. Infatti già nel ’36, e negli anni successivi ancor di più, la ripresa fu in fase evidente di arenamento. Fu la guerra a risolvere definitivamente la crisi. Ma gli economicisti (compresi alcuni keynesian-marxisti come Sweezy) insistettero nella spiegazione legata alla domanda.

La guerra aveva indotto un grande sviluppo degli armamenti, cioè si producevano beni – pagando imprese e lavoratori e accrescendo quindi la spesa di consumo (e investimenti) – che poi non affluivano al mercato perché erano usati in guerra e magari andavano perfino distrutti, quindi non ingombravano il mercato con un’offerta in crescita. Anche questa misura sarebbe stata del tutto transitoria nei suoi effetti; solo che dallo scontro bellico nacque il mondo bipolare; e uno dei poli, quello in maggiore sviluppo, era “governato” dagli Usa, che quindi regolavano in qualche modo l’insieme.

Ci furono ancora brevi crisi, quelle solite e periodiche tipiche di questo sistema sociale, ma che furono non a caso denominate “recessioni” perché ritenute una semplice fisiologica “pulsazione ritmica”. Insomma, eravamo nella fase monocentrica. Il multipolarismo vedrà ben altri fenomeni nei prossimi anni e, direi, decenni.

(di Gianfranco La Grassa)